Lavrov glissa sui negoziati: “L’Ucraina non è interessata a una soluzione sostenibile del conflitto”
Ormai è un dato di fatto. Kiev, seguita dal codazzo dei guerrafondai leader Ue, non ha alcuna intenzione di fermare la guerra con un compromesso.
È quanto si evince dalle ultime dichiarazioni del capo dell’ufficio di Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, secondo cui l’Ucraina attualmente non intende fare concessioni territoriali alla Russia, pur essendo consapevole di non poter restituire con la forza nuove regioni russe.
“Non intendiamo cedere nessuna parte della nostra terra. Ma oggi siamo realisti e sappiamo che l’aggressore ha occupato alcune regioni e per ora non siamo in grado di liberarle con le armi”, ha dichiarato Yermak in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Nella sua ultima proposta, secondo quanto riportato da Reuters, Vladimir Putin mantiene la richiesta di un ritiro completo delle truppe ucraine dalle zone del Donbas che ancora controlla. In cambio, Mosca fermerebbe le attuali linee del fronte a Zaporizhzhia e Kherson.
Inoltre sarebbe anche disposta a cedere piccole parti delle regioni ucraine di Kharkiv, Sumy e Dnipropetrovsk nell'ambito di un possibile accordo. Tuttavia Putin mantiene inoltre le sue precedenti richieste all'Ucraina di rinunciare alle sue ambizioni di entrare nella NATO e di ottenere dall'alleanza militare guidata dagli Stati Uniti un impegno giuridicamente vincolante a non espandersi verso est, nonché restrizioni per l'esercito ucraino e un accordo che vieti lo schieramento di truppe occidentali sul territorio ucraino nell'ambito di forze di pace.
Nessuno di questi punti, che per la Russia rappresentano condizioni esistenziali, viene discusso dagli Alleati. Una realtà amaramente appurata dal Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.
"Il regime ucraino e i suoi rappresentanti stanno commentando la situazione attuale in modo molto specifico, dimostrando direttamente di non essere interessati a una soluzione sostenibile, equa e a lungo termine", ha affermato dopo i colloqui con il suo omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar.
Secondo Lavrov, sia l’Ucraina che la coalizione dei volenterosi stanno cercando di indebolire gli sforzi di Mosca e Washington per raggiungere una soluzione pacifica e affrontare le cause profonde del conflitto.
"Dopo il vertice Russia-USA in Alaska, dove sono stati compiuti progressi significativi, <...> i paesi europei hanno seguito Zelensky a Washington e hanno cercato di portare avanti il loro programma lì. <...> Tutti questi piani sono legati alla fornitura di garanzie (di sicurezza. — N.d.R.) attraverso un intervento militare straniero in una parte del territorio ucraino. <...> Ciò sarà assolutamente inaccettabile per la Russia e per tutte le forze politiche sensate in Europa."
Sergei Lavrov
A questo proposito Yermak, nella stessa intervista al Corriere si dice compiaciuto dei risultati ottenuti duranti i colloqui allo Studio Ovale.
“Posso confermare che più di tre Paesi sono disposti a inviare soldati, ma non voglio dire esplicitamente quali, anche se alcuni tra quelli che ha menzionato ci sono. Occorre che tutto questo sia coordinato con gli Stati Uniti per mantenere l’unità del nostro fronte ed elaborare alcune regole d’ingaggio comuni. Certamente avremo truppe alleate sul nostro territorio”, sostiene il capo dell’ufficio di Zelensky, aggiungendo che, stando alle dichiarazioni di Trump, “gli Usa parteciperanno alle nostre garanzie di sicurezza”.
E sulle proteste del Cremlino rispetto a questa pianificazione?
“Per noi è una grande vittoria, che prova l’importanza degli Stati Uniti e il fatto che Putin non ci può dettare affatto le sue condizioni capestro. Sta a noi scegliere i nostri alleati e le modalità della nostra difesa militare. Assieme con Usa e Ue troveremo il modo di costringere i russi a riconoscerlo”, conclude Yermak, decretando come non siano cambiate di una virgola le condizioni massimaliste portate avanti da Kiev per una Russia costretta alla resa sulle condizioni esistenziali per la sua sicurezza.
Zelensky si è persino rifiutato di cambiare lo status della lingua russa in Ucraina. "Abbiamo una sola lingua ufficiale: l'ucraino. I russi possono dire quello che vogliono. Credo che stiano dando questi ultimatum per complicare il processo negoziale", ha affermato il leader ucraino, dopo che Putin aveva sollevato la questione durante l’incontro con Trump in Alaska.
Europa verso la militarizzazione dell’Ucraina: piani di truppe, F‑35 e “articolo 5 light”
È un fatto che leader europei scalpitano nell’approfittare del clima negoziale per proporre garanzie di sicurezza volte a militarizzare ancora di più l’Ucraina.
Sempre secondo la Reuters, vertici militari statunitensi e dell’Ue hanno completato i lavori sulle opzioni militari per un'azione in Ucraina e ora le presenteranno ai consiglieri per la sicurezza nazionale.
“Un'opzione è quella di inviare truppe europee in Ucraina, lasciando però il comando e il controllo agli Stati Uniti”, riferiscono alcuni funzionari militari alla pubblicazione.
Nonostante Trump abbia pubblicamente escluso la possibilità di inviare truppe americane in Ucraina, ha lasciato la porta aperta ad altri interventi militari statunitensi.
“I funzionari avvertono che ci vorrà del tempo prima che i pianificatori americani ed europei determinino quali azioni sarebbero accettabili per il Cremlino e militarmente fattibili”.
Andriy Yermak
Secondo un’esclusiva di Bloomberg, circa dieci paesi europei stanno preparando piani in più fasi per inviare truppe in Ucraina come parte di un futuro accordo di pace, configurando la più ampia iniziativa militare europea dal 1945. La prima fase riguarda l’addestramento del personale militare ucraino, il potenziamento delle capacità operative e una gestione coordinata da un gruppo multinazionale composto principalmente da militari europei, con compiti formalmente non combattenti. Il Guardian riferisce che il Regno Unito sta valutando l’invio fino a 30.000 soldati, ufficialmente dedicati a supporto logistico, addestramento e assistenza tecnica, con obiettivi dichiarati di “cieli sicuri” e “mari sicuri” a sostegno delle forze armate ucraine; la Francia, in coordinamento con gli Stati Uniti, starebbe esaminando una partecipazione analoga, subordinata ai termini di un cessate il fuoco e alle garanzie di sicurezza in negoziazione tra gli alleati. Il Times scrive che i leader europei hanno chiesto a Donald Trump di schierare caccia statunitensi F‑35 in Romania, dove la NATO sta costruendo la sua più grande base aerea in Europa, nell’ambito delle garanzie per l’Ucraina e della deterrenza verso Mosca, con discussioni tra alti vertici militari europei su modalità operative per proteggere lo spazio aereo ucraino e sostenere la missione di pace. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha confermato l’invio da parte della Lituania di truppe ed equipaggiamenti per attività di mantenimento della pace, mentre Estonia, Danimarca, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo hanno espresso disponibilità a partecipare a una forza di peacekeeping. Gli Stati Uniti, pur senza dispiegare truppe, assicurerebbero supporto indiretto tramite condivisione di intelligence, controllo delle frontiere, forniture di armamenti e sistemi di difesa aerea, con richieste europee che includono batterie Patriot e NASAMS, accesso ai satelliti GPS e missioni di ricognizione sul Mar Nero. Le stime operative indicano un fabbisogno tra 30.000 e 50.000 militari per una presenza credibile, con cinque brigate lungo la linea del fronte e un comando in Polonia a guida del contingente europeo; l’istituto tedesco Wissenschaft und Politik ipotizza che una missione completa potrebbe richiedere fino a 150.000 uomini.
In questa farsa drammatica, si aggiunge la proposta demenziale della premier italiana Giorgia Meloni che ha parlato di un sostegno all'Ucraina attraverso un trattato multilaterale di difesa, definito come una versione "light" dell'articolo 5 della NATO. Un piano che mirerebbe a creare un meccanismo che impegni i Paesi firmatari a fornire assistenza all'Ucraina entro 24 ore da un eventuale attacco russo.
Un’idea che ha subito ottenuto il sostegno del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: "È il momento di accelerare il nostro lavoro per mettere in campo un meccanismo di garanzie simile all'articolo 5 della NATO, con il costante impegno degli Stati Uniti".
Di fatto, le principali cause della guerra, ovvero l’Espansionismo della NATO (de facto) e delle infrastrutture militari occidentali fino ai confini della Russia, sono diventate le principali linee guida della proposta negoziale dei volenterosi.
Il vecchio continente continua la discesa nel suo buco nero autodistruttivo.
Zelensky presenta un nuovo missile a lungo raggio da 3000 km: il Flamingo
"Ci stiamo preparando per una guerra più grande e molto più terribile".
Queste sono le parole di Iryna Terekh, responsabile della produzione di un nuovo missile ucraino a lungo raggio: il Flamingo.
Si tratta di una nuova arma strategica che rappresenta un salto qualitativo significativo nelle capacità militari di Kiev. Il 20 agosto Zelensky ha confermato che i test del missile sono stati completati con successo, definendolo "il missile di maggior successo che abbiamo attualmente".
Il missile vanta specifiche tecniche impressionanti che lo collocano ai vertici della categoria. Ha una gittata di 3.000 chilometri, permettendo di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, incluse le basi artiche vicino a Murmansk e zone oltre i Monti Urali. La testata ha un peso di 1.150 chilogrammi, superiore a quella del missile americano Tomahawk e circa 2,5 volte più pesante.
Le prestazioni operative includono una velocità massima di 950 km/h e una velocità di crociera di 850-900 km/h, con un'altitudine di volo fino a 5 chilometri e un tempo di volo massimo di 4 ore. Il missile ha una precisione dichiarata di 14 metri dal bersaglio e una lunghezza tra i 12-14 metri con un'apertura alare di 6 metri.
Un’arma che, almeno ufficialmente, sarebbe stata sviluppata dalla startup ucraina Fire Point, fondata nel 2022 da un gruppo di amici provenienti da settori non militari, inclusi costruzioni, game design e architettura. È chiaro che qualcosa non torna. Il missile infatti è sorprendentemente identico all’FP-5 presentato dalla britannica Milanion Group alla fiera della difesa IDEX 2025 ad Abu Dhabi nel febbraio 2025, suggerendo una produzione congiunta. Dunque il riarmo ucraino non si ferma e proprio mentre in molti guardano con speranza alla pace, ci si prepara uno scenario ancora più drammatico all’orizzonte.
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
L'Europa accelera sulle truppe in Ucraina. Lavrov: ''Escalation aggressiva''
Dall'Alaska a Budapest: l'egoica messa in scena del tycoon che non porterà alla pace
Vertice allo Studio Ovale. Si parla di garanzie di sicurezza che preoccupano la Russia
