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L'intervista esclusiva del direttore all'ex magistrato ed autore del libro "Traditi"

Già magistrato, giornalista, avvocato e politico italiano. La storia di Antonio Ingroia attraversa tante vite e tanti ruoli. 
Nel 1987 entra in magistratura ed inizia la carriera al fianco di Giovanni Falcone e soprattutto di Paolo Borsellino, di cui è stato l’allievo prediletto. Prima a Marsala, poi a Palermo conduce processi di una certa rilevanza sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia.
In particolare si ricordano quelli agli alti funzionari dei servizi segreti Bruno Contrada, il processo a Marcello Dell’Utri, quello sull’omicidio Rostagno sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, i processi sulla mancata perquisizione del covo di Riina e la mancata cattura di Provenzano, fino al processo sulla trattativa Stato-mafia. 
Successivamente candidato premier a capo della lista Rivoluzione Civile alle Elezioni politiche italiane del 2013, si dimette dalla magistratura nel 2013. Oggi è avvocato di familiari vittime di mafia e non solo. 
Ad intervistarlo è il direttore, Giorgio Bongiovanni. Un'occasione per parlare del suo ultimo libro, "Traditi", scritto con Massimo Giletti, ma anche fare un'analisi sulla ricerca della verità sulle stragi, sull'inchiesta trattativa Stato-mafia ("se fosse stato in vita il Presidente Scalfaro sarebbe stato incriminato"); sulle famose telefonate tra Napolitano e Mancino ed il conflitto di attribuzione sollevato dall'allora Capo dello Stato contro la Procura di Palermo ("un atto di guerra" con un "duplice obiettivo"); sul revisionismo storico messo in atto da politica e centri di potere che a suo dire "nasce dalla sentenza della Cassazione sulla trattativa Stato-mafia".  


ingroia traditi

La precisa domanda su un eventuale ruolo dei servizi segreti americani nelle stragi, secondo l'ex pm non c'è dubbio che "Cosa Nostra ha svolto un ruolo di guardia armata del Patto Atlantico in combutta con i pezzi dell'eversione nera che sempre sono stati a fianco della CIA, in particolare o comunque dei servizi segreti americani".  
"Venendo alle stragi di mafia - aggiunge - un personaggio chiave è sicuramente stato Paolo Bellini, uomo cerniera di questi mondi. Nel suo passato Paolo Bellini aveva anche dei rapporti e delle relazioni al di là dell'oceano e lui, in un interrogatorio, mi parlò di un'altra trattativa, che secondo lui c'era. La chiamava la 'trattativa americana' nella quale diceva che c'era un interesse anche degli Stati Uniti e dei servizi. La lanciò così, non la dettagliò mai ma è una visione direi molto importante". 
Un dialogo appassionato da vedere tutto d'un fiato. Buona visione. 

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