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A Palermo gli interventi di Lodato, Scarpinato, Repici, Borsellino, Baldo e Vinci su chi abbia e dove sia l’agenda del giudice Paolo

Dov’è l’agenda rossa di Paolo Borsellino?”. E soprattutto, “che cosa c’è scritto al suo interno?” Il direttore di ANTIMAFIADuemilaGiorgio Bongiovanni, apre così il convegno “Strage Borsellino: tutta la verità!”. Centinaia le persone che hanno affollato Villa Trabia, a Palermo.
Interrogativi ardui rivolti ai numerosi relatori della serata - Salvatore BorsellinoLuigi de MagistrisRoberto ScarpinatoFabio Repici e Saverio Lodato (Lorenzo Baldo e Anna Vinci, in video) - per cercare, a distanza di 33 anni - le verità mancanti dietro la scatola nera della strage di via d’Amelio. Anni segnati da un muro di omertà istituzionale, silenzi colpevoli e depistaggi ancora in corso.
Tempestiva la risposta di Salvatore Borsellino, fratello del giudice e fondatore del Movimento delle Agende Rosse: “La domanda del direttore Bongiovanni andrebbe posta al colonnello Mario Mori. Lui sicuramente lo sa, sicuramente l'ha letta e attraverso quello che c'è scritto in quell'agenda rossa, purtroppo, - vista l’influenza che ha sulla Commissione antimafia che sta letteralmente pilotando -, riesce a mettere in atto questa strategia di occultamento delle verità”. Salvatore ha una certezza: “Mio fratello è stato ucciso perché stava indagando sui veri autori della strage di Capaci. E li aveva trovati, probabilmente, e avrebbe dovuto o voluto andare a riferire alla procura di Caltanissetta su quello che aveva scoperto su quella strage”.
A noi interessa sapere cosa c’era scritto nell’agenda rossa - dice Lodato rispondendo a Bongiovanni -. A noi interessa che la Procura di Caltanissetta si dia finalmente una mossa e individui chi, in questi anni, l’ha custodita: vivi o morti che siano”. “Non possiamo accontentarci di una verità costruita sull’idea che l’agenda rossa non sia mai esistita o che non interessi più a nessuno. A quattro o cinque di noi, qui questa sera, interessa ancora - aggiunge -. A meno che la strage di via D’Amelio non debba restare coperta per coprire, in realtà, la storia d’Italia degli ultimi sessant’anni”. 


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L’agenda fu sottratta con perfetto tempismo, pochi minuti dopo l’esplosione, da uomini appartenenti agli apparati dello Stato”, dice Scarpinato, già procuratore generale di Palermo, oggi senatore della Repubblica, rispondendo alla domanda che ha dato il via ai lavori. “Proprio perché sapevano che la strage sarebbe avvenuta in quel punto e a quell’ora, poterono intervenire immediatamente, arrivando sul posto e prelevando l’agenda, per poi sparire - continua -. È una questione di logica elementare, inutile girarci attorno. Il capitano Arcangioli, interrogato, ha dichiarato di aver aperto la borsa e di non aver trovato al suo interno l’agenda rossa. I casi sono due: o ha detto la verità, e qualcuno è arrivato prima di lui; oppure ha mentito, e ha consegnato l’agenda ai suoi superiori. Non ci sono alternative”. “Quel che è certo è che l’agenda rossa fu sottratta sul luogo della strage, ed è significativo che questo fatto venga rimosso - continua rispondendo a Bongiovanni -. Viene rimosso perché, se l’agenda è stata sottratta pochi minuti dopo l’attentato, lo Stato risulta complice della strage. Ma se invece non fu sottratta immediatamente, bensì portata in un ufficio dove qualcuno la lesse e si rese conto che conteneva segreti da occultare, allora lo Stato non partecipò direttamente alla strage. Capite come, spostando di poco il momento della sottrazione dell’agenda rossa, si cambia completamente la narrazione storica”.
Solo se comprendiamo la portata dirompente delle verità che si celano dietro le stragi del ’92 e ’93 possiamo capire perché – come detto all’inizio – l’attuale maggioranza di governo ha deciso di approfittare degli attuali rapporti di forza per chiudere definitivamente i conti con il passato - conclude -. Per abbassare una saracinesca definitiva su tutte le domande spinose che restano ancora aperte e che rischiano di far emergere molti scheletri dagli armadi. L’imperativo categorico di questa maggioranza politica è chiudere una volta per tutte i conti con il passato e blindare come “verità di Stato” l’idea che i responsabili delle stragi furono esclusivamente mafiosi, mossi da interessi economici legati agli appalti. Affari che coinvolgevano politici e imprenditori della Prima Repubblica, ormai scomparsi da decenni dalla scena politica e archiviati dalla storia”. 





Anche l’ex sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi de Magistris non si sottrae alla domanda del direttore Bongiovanni. È evidente, dice, che “Paolo Borsellino era un ostacolo, perché Paolo Borsellino in quell'agenda rossa aveva scritto quello che aveva visto”. Cioè, “che si stava passando dalla Prima alla Seconda Repubblica e che mentre lui e altri servitori onesti del Paese cercavano di capire che cosa stava accadendo nel nostro Stato altri stavano già trattando il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. E come in tutte le guerre c'è anche una trattativa. La trattativa che va sotto le bombe di Milano, Firenze e Roma e poi si arriva al gennaio ’94 per l'attentato che non andrà in porto solo per un malfunzionamento del congegno elettronico del bus di Carabinieri a Roma”.
In merito alla scomparsa dell’agenda rossa del giudice Borsellino, il vicedirettore di ANTIMAFIADuemila,Lorenzo Baldo - con un videomessaggio - sottolinea l’importanza di ripartire dalle dichiarazioni dell’ispettore Garofalo, in servizio il 19 luglio 1992 alla sezione volanti della Questura di Palermo. Garofalo, riferendosi ai primi minuti dopo l’esplosione dell’autobomba in via d’Amelio, raccontò di aver notato una persona in abiti civili vicino all’auto del giudice e di avergli chiesto spiegazioni. L’uomo rispose di appartenere ai servizi. In un Paese civile, osserva Baldo, “una dichiarazione del genere avrebbe aperto la strada a un processo. Ma non in Italia. Qui, il principale protagonista di quell’episodio, il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli – ripreso mentre si allontanava con la borsa del giudice – è stato prosciolto dalla Cassazione, che ha rigettato il ricorso della procura di Caltanissetta contro la sentenza di non luogo a procedere”. “Nemmeno le versioni contrastanti dell’ex pm Giuseppe Ayala sul ritrovamento della valigetta di Borsellino, né quelle contraddittorie dello stesso Arcangioli, sono bastate per l’apertura di un processo ad hoc - continua -. Per fare finalmente luce sulla scomparsa dell’agenda rossa, occorrerebbe individuare chi fu l’amico che tradì Borsellino, e chi, all’interno degli apparati istituzionali, diede l’ordine di far sparire l’agenda, fornendo indicazioni precise all’ex Questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, risultato poi legato ai Servizi segreti”. 


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L’agenda rossa… negli ultimi anni la Procura di Caltanissetta ha raccolto imposture mostruose nel tentativo di occultare l’unico dato certo che abbiamo – un fatto visibile, che chiunque può constatare. Ovvero, che tra le 17:29 e le 17:31 del 19 luglio 1992, un capitano dei Carabinieri prende la borsa di Paolo Borsellino dall’auto ancora quasi in fiamme e la porta via dal luogo della strage”, dice l’avvocato Fabio Repici, legale di numerose famiglie vittime di mafia, che di recente ha riportato al centro del dibattito l’interesse del giudice Borsellino per la pista nera dietro la strage di Capaci.  
C’è un elemento rilevante che ho scoperto approfondendo la vicenda di Alberto Lo Cicero – la stessa che porterà a quel verbale della riunione di coordinamento investigativo a cui partecipò Paolo Borsellino - spiega -. Lo Cicero riferiva le sue confidenze a due sottufficiali dei Carabinieri in servizio presso il nucleo operativo di Palermo. Sapete chi era il superiore diretto di quei due? Giovanni Arcangioli. Proprio l’uomo che, pochi giorni dopo, prenderà la borsa dalla macchina di Paolo Borsellino”. 
Presente al convegno anche Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, confidente del colonnello Riccio ucciso prima di poter collaborare con la giustizia che in apertura ha ringraziato l’organizzazione dell’evento “soprattutto in questo momento veramente sofferto, in cui con tanta insistenza stanno cercando di riscrivere la storia di questo Paese con i soliti depistaggi che continuano a, purtroppo, essere messi in atto e inventano, se ne inventano sempre di più, questa è la cosa più assurda secondo me”. 
Nel corso della serata l’attrice Sonia Bongiovanni, direttrice dell’associazione Our Voice e della compagnia Extasia, ha letto e interpretato la toccante lettera che il magistrato palermitano Nino Di Matteo dedicò alla memoria di Paolo Borsellino in occasione del 19° anniversario della strage di via d’Amelio. 

Foto © ACFB 

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