Le menti raffinatissime dietro le stragi
Ci stiamo avvicinando ad un nuovo anniversario della strage di via d'Amelio. In un’epoca segnata da negazionismi e revisionismi storici, se non addirittura restaurazioni, ci sono dei libri che non sono solo utili, ma necessari per capire le vicende di mafia e dell'antimafia, del passato e del presente.
Lo è certamente "Cinquant’anni di mafia" (ed. Bur-Rizzoli), scritto da Saverio Lodato appena lo scorso maggio ristampato per la quinta volta.
Uno studio rigoroso e acuto - il cui valore fu pubblicamente apprezzato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - che è stato arricchito dal trascorrere del tempo, fino a giungere ai giorni nostri.
Con il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, analizziamo i temi più importanti del libro.
Saverio Lodato © Paolo Bassani
Le grandi inchieste, i processi, i delitti eccellenti, i mandanti esterni, l'evoluzione di una Cosa nostra capace di andare oltre le morti dei suoi storici padrini.
No, la mafia non è finita, anche se oggi c'è chi vorrebbe farlo credere.
"Saverio Lodato è un testimone - ricorda Bongiovanni - Nel 1989 raccolse le rivelazioni di Falcone sulle “menti raffinatissime” che c'erano dietro l'attentato all'Addaura. Gli fece un nome: Bruno Contrada,ex capo della mobile di Palermo, poi ex numero tre del Sisde (condannato a 10 anni per concorso esterno, con sentenza definitiva poi dichiarata ineseguibile e improduttiva di effetti penali dalla Cassazione, ndr). Bruno Contrada come capo del Servizio segreto in Sicilia, a mio modo di vedere è la Cia. Sono i servizi segreti americani che in Italia operano dal 1947 ad oggi, e sono padroni del nostro territorio. I nostri servizi ubbidiscono su qualsiasi indicazione che dà la Cia sul nostro territorio".
Per il direttore, dunque, ci sono i servizi segreti dietro le stragi ed hanno interesse ad uccidere Giovanni Falcone. "Falcone lo sa perché stava dando fastidio con le sue indagini sulla droga. Ha tolto dalle mani delle mafie miliardi di soldi, ma questo ha disturbato anche la Cia che con il consenso del Presidente Usa, utilizzava i traffici illeciti ed i fondi neri. All'epoca una parte di questi era nel traffico di droga di Cosa nostra". Guardando alla strage di via d'Amelio, invece, Bongiovanni ricorda le parole di Borsellino "sull'amico che lo ha tradito" e sull'agenda rossa.
Paolo Borsellino © Shobha
"E' possibile che Paolo abbia saputo o riconosciuto, in maniera inquietante, che dietro la strage di Capaci vi era qualcuno dei suoi amici di infanzia quando era attivo e vicino ai movimenti politici di destra. Ci sono elementi che ci dicono che lui stava indagando su Capaci ed aveva appreso cose inquietanti. Così come poteva aver scritto della nascita del nuovo movimento politico che stava nascendo". Sono le tracce che portano alla cosiddetta pista nera che come ha scritto Lodato nel suo ultimo articolo resta aperta su decisione della Gip di Caltanissetta Graziella Luparello. Storie di Stato e di Stato-mafia che il libro aiuta a comprendere.
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