La giudice Luparello accoglie la richiesta dell'avv. Repici che ha prodotto nuovi documenti sugli ultimi giorni di Borsellino
Occhi puntati su Caltanissetta. A pochi giorni dal 33° anniversario della strage di via d’Amelio un nuovo squarcio di luce illumina il sentiero per la verità sull’attentato. La gip di Caltanissetta Graziella Luparello ha infatti accolto la richiesta dell’avvocato Fabio Repici, legale del fratello di Paolo Borsellino, che aveva chiesto d'interrompere la camera di consiglio sull’archiviazione avanzata dalla procura di Caltanissetta. Il motivo dell’interruzione è l’acquisizione di nuovi documenti sugli ultimi giorni del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 prodotti da Repici. Nello specifico si tratta di un verbale relativo a una riunione tenuta a Palermo il 15 giugno 1992 a cui parteciparono l’allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, gli aggiunti Vittorio Aliquò e Borsellino, i sostituti Vittorio Teresi e il pm di Caltanissetta Pietro Vaccara che indagava sulla strage di Capaci all’epoca dei fatti. Dal verbale trovato da Repici emerge che i pm si scambiarono informazioni riguardanti la strage del 23 maggio 1992, avvenuta qualche settimana prima, e altre informazioni sulle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, all’epoca ancora solo confidente. Lo Cicero fu il primo a raccontare della presenza in Sicilia di Stefano Delle Chiaie nei giorni dell’attentato contro Giovanni Falcone. Una presenza che potrebbe dimostrare il ruolo avuto anche dalla destra eversiva nelle stragi. Dai documenti prodotti risalta l’interessamento di Borsellino sulle confidenze di Lo Cicero. Si tratta di un verbale "sconosciuto a tutte le precedenti sentenze sulla strage di via d'Amelio”, aveva scritto Repici nella memoria difensiva indirizzata alla gip Luparello. “È davvero incredibile: esiste prova documentale che il dr. Paolo Borsellino fosse intervenuto in modo perentorio sull’avvio della collaborazione con la giustizia di Alberto Lo Cicero, imponendo addirittura che il dichiarante avrebbe dovuto riferire nella prima fase esclusivamente alla Procura della Repubblica di Palermo. Ecco perché fino alla mattina del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino rimase in attesa della delega del Procuratore Giammanco a occuparsi degli affari criminali della città di Palermo. Sarebbe stata necessaria per la raccolta da parte sua delle dichiarazioni di Alberto Lo Cicero”. Per la gip Luparello la richiesta è “meritevole di accoglimento”. Quindi ha fissato una nuova udienza per dopo l’estate, il 22 settembre.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Foto © Shobha
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