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Fabio Repici presenta una nuova memoria difensiva al tribunale di Caltanissetta 

È stata ritrovata una prova documentale che attesta che il magistrato Paolo Borsellino "fosse intervenuto in modo perentorio sull'avvio della collaborazione con la giustizia di Alberto Lo Cicero, imponendo addirittura che il dichiarante avrebbe dovuto riferire nella prima fase esclusivamente alla Procura della Repubblica di Palermo". 
Ad attestare il ritrovamento di tale documento è l'avvocato Fabio Repici - legale di Salvatore Borsellino - in una memoria difensiva indirizzata alla gip di Caltanissetta, Graziella Luparello. Si tratta di un verbale "sconosciuto a tutte le precedenti sentenze sulla strage di via d'Amelio", risalente a una riunione svoltasi a Palermo il 15 giugno 1992 - in mezzo, dunque, ai due attentati di Capaci e via d'Amelio - e alla quale presero parte Pietro Giammanco, procuratore capo, Vittorio Aliquò e Borsellino, procuratori aggiunti, Vittorio Teresi, sostituto procuratore, e Pietro Maria Vaccara, sostituto procuratore a Caltanissetta. Nel verbale emerge che i magistrati presenti alla riunione si scambiarono informazioni riguardanti la strage di Capaci e altre informazioni sulle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (nel frattempo deceduto) e della sua ex compagna Maria Romeo, nel corso delle quali si accennava proprio all'attentato di Capaci.  
Ricordiamo che Alberto Lo Cicero non era un mafioso ‘punciuto’ (ritualmente affiliato a Cosa nostra, ndr) ma era cugino del boss Armando Bonanno e autista del boss di San Lorenzo e membro della Cupola di Cosa nostra Mariano Tullio Troia, detto 'u Mussolini' per le sue simpatie di destra. 
La figura di Lo Cicero, quindi, era particolarmente attenzionata da Paolo Borsellino ed è sconvolgente "aver reperito solo a trentatré anni di distanza dalla strage di via d'Amelio un documento procedimentale sull'omicidio di Falcone nel quale compare la sottoscrizione di Borsellino". 
Inoltre, come si legge, "dalla relazione di servizio del dr. Teresi del primo giugno 1992 si evince in modo esplicito che Alberto Lo Cicero “non intende sottoscrivere alcun verbale, per timore di ritorsioni o vendette”. Tuttavia, quando il dr. Paolo Borsellino era ancora in vita, Alberto Lo Cicero si era finalmente determinato ad avviare la propria formale collaborazione con la giustizia. Difficile credere che su questa determinazione non abbia influito personalmente il dr. Borsellino". 
A tal proposito, il legale ha chiesto alla gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, mediante il deposito di una memoria difensiva, di sospendere la camera di consiglio e di fissare una nuova udienza sull'eventuale archiviazione della ipotizzata pista nera per la strage di via D'Amelio, "al fine di rimediare - sottolinea Repici nel documento - a un grosso difetto procedimentale che si è creato con la mancata conoscenza (da parte del sottoscritto difensore e, quel che è ancora peggio, della giudice) di alcuni atti che non solo erano già nella disponibilità della Procura della Repubblica, ma che avevano trovato discovery in altro procedimento, che si trova addirittura in corso di istruttoria dibattimentale".  


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Fabio Repici © Paolo Bassani 

L'onorevole Guido Lo Porto e le rivelazioni di Lo Cicero

Nella memoria difensiva redatta da Repici trova spazio anche un particolare legato all'onorevole Guido Lo Porto, arrestato nel 1968 insieme al killer neofascista Pierluigi Concutelli. L'allora magistrato Vittorio Teresi, in una relazione di servizio del primo giugno 1992 ("sicuramente nota al dottor Borsellino"), scrisse che Lo Cicero riferì di aver conosciuto "presso la villa del Troia l'on. Lo Porto, che più di una volta si sarebbe intrattenuto a cena dallo stesso, e che un nipote o cugino del Lo Porto sarebbe proprietario di una villa nello stesso complesso". 
“La riunione del 15 giugno – scrive il legale - nella quale le Procure di Caltanissetta e di Palermo parlarono di Lo Cicero e delle sue rivelazioni (e sicuramente, quindi, anche dell'on. Lo Porto), fu di pochissimo precedente all'incontro del dr. Borsellino con la dr.ssa Camassa e il dr. Russo, nel corso del quale il magistrato, di lì a breve ucciso, si lasciò andare a uno sfogo su ‘un amico’ dal quale si era sentito tradito". 
“Proprio a tale riguardo – ha scritto sempre Repici - non si può più temporeggiare per l'audizione dell'ing. Salvatore Borsellino, fratello del dr. Borsellino, in relazione all'individuazione dell’“amico traditore” del magistrato ucciso il 19 luglio 1992, giacché le risultanze da ultimo emerse (con ritardo di trentatré anni) consentono, forse, finalmente di addivenire a quella individuazione. Ciò sarebbe probabilmente l'abbrivio per comprendere a cosa facesse riferimento il 25 giugno 1992 il dr. Borsellino nel suo intervento pubblico a Casa Professa, allorché sostenne che alcune cose non le avrebbe riferite a nessuno, nemmeno ai suoi amici e colleghi palermitani, prima di riferirle a verbale alla Procura di Caltanissetta”. 

Le altre prove sull'interesse di Borsellino per Lo Cicero

Secondo l’avvocato Repici, esiste un'altra prova concreta dell’interesse di Borsellino per le informazioni di Lo Cicero. Questa prova consiste in una informativa dei carabinieri dell’8 giugno 1992, redatta dai carabinieri Walter Giustini e Antonio Coscia, a cui era allegato un rapporto del 1988 firmato dal maggiore Mauro Obinu. Questo rapporto riguardava imprese vicine a Cosa nostra operanti a ovest di Palermo, inclusa Capaci. 
Il rapporto del maggiore Obinu conteneva informazioni su attività economiche legate alla mafia nel territorio di Capaci e menzionava Giuseppe Senzale, un soggetto che, secondo Repici, era anche al centro delle rivelazioni di Lo Cicero nella primavera-estate del 1992. Questo collegamento è cruciale: il fatto che Borsellino abbia richiesto il rapporto di Obinu suggerisce che stesse cercando di incrociare informazioni vecchie e nuove per approfondire le indagini sulla strage di Capaci. L’allegazione del rapporto di Obinu all’informativa dell’8 giugno 1992 indica, inoltre, che i carabinieri stavano riesaminando materiali precedenti alla luce delle nuove dichiarazioni di Lo Cicero.  


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© Imagoeconomica

La deposizione di Carmelo Canale

Durante il processo Borsellino bis (5 ottobre 1995), il tenente Carmelo Canale confermò l’interesse del magistrato per le indagini su Capaci. Alla domanda se Borsellino si occupasse della strage di Falcone, Canale rispose che il magistrato gli aveva chiesto di recuperare un rapporto a firma di Obinu e un altro della Guardia di Finanza. Questo conferma che Borsellino stava attivamente cercando documenti utili a ricostruire il contesto della strage.
Il riferimento al rapporto di Obinu è lo stesso allegato all’informativa dell’8 giugno 1992, rafforzando l’ipotesi che Borsellino stesse seguendo la pista di Lo Cicero.
E poi, ancora: l’agenda grigia di Borsellino, un documento chiave per ricostruire i suoi ultimi giorni, riporta che il 5 giugno 1992 il magistrato si recò alla Caserma Carini, sede del Gruppo carabinieri Palermo 1, dove operavano Giustini e Coscia. Questa visita, avvenuta tre giorni prima dell’informativa dell’8 giugno, suggerisce che Borsellino stesse già discutendo con i carabinieri delle informazioni di Lo Cicero.
La presenza di Borsellino alla caserma e l’informativa successiva rafforzano l’idea che il magistrato stesse approfondendo le rivelazioni di Lo Cicero, che includevano dettagli su Capaci e possibili collegamenti con la “pista nera”. 

I collegamenti tra Troia e Senzale

Vittorio Teresi - rileva l'avvocato Repici - ha riferito al tribunale, nell'udienza del 23 giugno scorso davanti al tribunale di Caltanissetta, "che egli, all'epoca dei fatti, pur componente della Dda di Palermo, si occupava degli affari criminali della provincia di Agrigento e non di quelli di Palermo, operando sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Paolo Borsellino. Teresi ha aggiunto che al tempo aveva rapporti particolarmente assidui con Borsellino, tanto da essere rimasto in sua compagnia nel suo ufficio fino alle 14 di sabato 18 luglio 1992. Per tale ragione, ha sostenuto Teresi, Borsellino, oltre a essere il suo fisiologico e istituzionale punto di riferimento, era anche destinatario di informative su ognuna delle attività di qualche rilievo che lo stesso Teresi espletava. Già questo spiega come Borsellino ebbe sicuramente conoscenza nell'immediatezza della relazione di servizio del primo giugno 1992. Lo Cicero aveva espressamente riferito a Teresi del controllo, da parte del boss Lorenzo Mariano Tullio Troia, attraverso una società intestata alla moglie, dei 'lavori di movimento terra e di trasporti e di lavori stradali in una vasta zona dei comuni di Palermo e Capaci, compresa la zona prospiciente l'autostrada Palermo-Trapani e l'aeroporto di Punta Raisi'. Vi si legge ancora: 'In particolare, ha precisato che uno dei prestanome di cui il Troia si avvale per la gestione di ditte operanti in Capaci sarebbe tale Senzale, anch’esso appartenente a Cosa nostra”.  

Foto di copertina © Imagoeconomica

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