Il sesto episodio del podcast sull'urologo assassinato

Sono molti i giovani che ogni anno muoiono per overdose da eroina. Negli angoli bui delle strade o dentro edifici abbandonati, la disperazione accompagna gli ultimi istanti di vita di chi è caduto nel vortice della tossicodipendenza. Le scene, per quanto diverse, presentano degli elementi comuni: cucchiai per riscaldare l'eroina prima di iniettarla, bilancini, siringhe usate, accendini e lacci emostatici. E poi il marchio maledetto: i buchi, tanti buchi sulle braccia, sulle gambe, e quando non c'è più spazio c'è chi usa anche il proprio collo. La casa di Attilio Manca, invece, venne trovata completamente pulita: nessun bilancino, nessun cucchiaio, nessun accendino; le siringhe ancora con il cappuccio e il salva - stantuffo inserito; sul suo corpo solo due buchi, per giunta sul braccio sinistro, lui che era mancino puro e che secondo i colleghi che lo vedevano tutti i giorni, lui con la mano destra non sapeva fare assolutamente nulla.
Attilio Manca era un medico brillante e dalla vivace intelligenza. Sapeva leggere il latino senza l’aiuto di dizionari o traduttori, parlava fluentemente anche il francese ed era stato il primo chirurgo in Italia ad introdurre le operazioni alla prostata per via laparoscopica. Un uomo dalle capacità professionali indiscutibili.
I suoi colleghi escludevano che potesse fare uso di droga; la persona alla quale era legato da una relazione sentimentale non ne aveva mai avuto sentore; per non parlare del suo stato di salute che, a detta dei suoi amici e colleghi, era impeccabile, così come la sua diligenza sul lavoro.
La procura di Viterbo, per avvalorare la tesi della morte per overdose, aveva acquisito una relazione su un esame tricologico, anche detto 'esame del capello'. A detta degli investigatori, quella era la 'prova' scientifica della dipendenza di Attilio dall'eroina, ma anche in questo caso ci sono forti dubbi, dal momento che di questo esame, eseguito dal docente di tossicologia forense Fabio Centino, non è stato riportato altro se non la sua esistenza.
Al fascicolo, infatti, era stato solamente allegato un grafico dal quale si poteva "solamente prendere atto di una generica presenza di morfina in un estratto del capello di Attilio".
Ad alimentare ulteriori dubbi è la presenza di uno dei buchi provocati dalla siringa non sul braccio ma bensì sul polso.
Ma Attilio, secondo la procura di Viterbo, si sarebbe iniettato due dosi di eroina, una al polso e una al braccio; sotto l'effetto dello stupefacente avrebbe rimesso a posto i tappi salva aghi e salva stantuffo, avrebbe ripulito la casa da tutti gli oggetti per la preparazione dell'eroina e poi sarebbe morto sul letto andando sbattere il viso contro il telecomando. L'impatto avrebbe provocato, sempre secondo i magistrati, una copiosa fuoriuscita di sangue.
Sono tutti elementi che lasciano ben più di qualche perplessità e il professore Giancane le ha espresse con una constatazione estremamente inquietante.

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