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L'importanza della battaglia contro l'eliminazione dell'ergastolo ostativo

In queste ore sta succedendo qualcosa di gravissimo, che in qualsiasi Paese normale balzerebbe agli onori delle cronache e che, invece, non sta trovando spazio nei palinsesti mediatici che contano.
Il 23 Marzo 2021 il Governo italiano, tramite l'avvocatura dello Stato che lo rappresenta, ha ufficialmente aperto alla possibilità che i detenuti sottoposti al 'fine pena mai' per delitti di mafia e terrorismo possano accedere alla libertà condizionale anche senza collaborare con la giustizia.
Come? Chiedendo di deputare il magistrato di sorveglianza alla decisione sui singoli casi. Esponendo dunque un singolo uomo a giudicare, discrezionalmente, chi può uscire e chi no tra i mafiosi 'non pentiti' che, a quel punto, avranno le carte in regola per chiedere di accedere ai benefici, con l'enorme quantità di pressione che ciò fisiologicamente comporterà su chi sarà chiamato a decidere: non più una norma statale e quindi lo Stato nella sua interezza e organicità, ma un individuo in carne ed ossa. Con un nome e un cognome, un indirizzo, una famiglia.
Tutto ciò è successo davanti alla Corte Costituzionale, che entro pochi giorni sarà chiamata a sentenziare in merito alla possibilità che i mafiosi possano accedere alla libertà condizionale anche senza pentirsi.

Una norma introdotta dopo le tragiche morti di Falcone e Borsellino, quella dell'ergastolo ostativo. Che ha costituito una incredibile fucina di pentiti di mafia: per evitare di passare una vita all'interno delle mura carcerarie, i boss mafiosi sottoposti a questa misura avevano infatti solo la possibilità di diventare collaboratori di giustizia, offrendo dunque il loro contributo alla buona riuscita delle indagini sulla criminalità organizzata, con la fisiologica conseguenza di perdere la possibilità di tornare a far parte dell'associazione mafiosa in cui avevano operato dopo averla 'tradita': insomma, uno dei più efficaci strumenti di contrasto alla mafia. Che, infatti, già da alcuni anni è stato messo in discussione (pensiamo, in particolare, al dettato della sentenza CEDU del 13 Giugno 2019 e alla conseguente sentenza della Corte Costituzionale del 23 Ottobre dello stesso anno) e che ora si vorrebbe definitivamente distruggere.

Se l’ergastolo ostativo fosse definitivamente messo da parte, tre sarebbero le conseguenze potenzialmente più tragiche:
La possibilità che mafiosi di alto calibro, il cui ‘non pentimento’ in carcere sarà considerato una indiscutibile prova di fedeltà all’associazione criminale, una volta usciti dalla loro esperienza di prigionia tornino a comandare nei loro territori di influenza;
Il drastico ridursi del numero dei pentiti di mafia: soltanto un pazzo o uno stupido, tra le due strade che, senza distinzioni, a quel punto potranno condurre ai benefici (il pentirsi o il non pentirsi), sceglierebbe quella più tortuosa e problematica;
Il conseguente (e pesantissimo) mancato contributo delle rivelazioni dei collaboratori di giustizia alle indagini della magistratura sulle organizzazioni mafiose.

Il caso vuole che nel papello di Totò Riina (l'insieme di richieste, in gran parte 'ratificate' dalla politica, con cui la mafia rispose all'invito al dialogo lanciatole dallo Stato a pochi giorni dalla strage di Capaci) fossero presenti l’annullamento del 41-bis, la riforma della legge sui pentiti, il riconoscimento dei benefici ai soli dissociati e gli arresti domiciliari dopo i 70 anni d’età.
Il caso vuole che l'autore della strage di Via D'Amelio, il mafioso Giuseppe Graviano (uno dei potenziali beneficiari di un'eventuale sentenza favorevole della Corte Costituzionale, custode di una serie di importanti segreti in merito alle collusioni tra l'universo imprenditoriale e istituzionale italiano e Cosa Nostra) abbia raccontato degli investimenti della sua famiglia nelle aziende di Silvio Berlusconi, che Graviano ha sostenuto di avere incontrato tre volte quando era latitante e il cui braccio destro Dell'Utri prese in carico la trattativa Stato-mafia nel 1994. Il boss, con una serie di 'detto e non detto' e di sottili messaggi che puzzano di ricatto, ha a più riprese fatto intendere come quella trattativa, incardinata sull'asse dei benefici penitenziari, possa essere più viva che mai. E che, in cambio del suo silenzio, desideri qualcosa in cambio.
Il caso vuole che Silvio Berlusconi sia presente, con tre Ministri, nel Governo che si è reso protagonista di questa iniziativa (terreno politicamente condiviso, in ogni caso, anche con una vasta area del centro-sinistra) e che il nuovo Ministro della Giustizia Marta Cartabia sia uno dei principali sponsor di un modello alternativo a quello dell’ergastolo ostativo.

Il Governo dedica minuti di silenzio ipocriti alle vittime di mafia per poi spianare la strada agli autori delle stragi che hanno distrutto la vita di valorosi uomini di Stato e di civili innocenti (vedasi la lista delle vittime delle bombe di mafia del 1993, che alzarono la posta del ricatto mortale veicolato da Cosa Nostra contro lo Stato, tra cui sono presenti anche due piccole bambine).
Sia Giovanni Falcone che Totò Riina sono morti. Il primo sta assistendo dall'alto alla distruzione di ogni suo lascito; il secondo sta vedendo piano piano avallata ogni sua richiesta.
A prescindere da ciò che a breve deciderà la Corte, il danno è stato già compiuto e il Governo ha gettato la maschera.
Bisogna prendere posizione, ora o mai più. E far sentire, in maniera ferma e perentoria, la voce di un’Italia onesta che non dimentica le ombre della sua storia recente.

Foto © Shobha

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