podemos asamblea ciudadanadi Antonio Ingroia
Il risultato elettorale spagnolo ci dice tre cose.
La prima è che la legge elettorale spagnola è addirittura peggiore dell’italicum perché, a fronte di una palese carenza di rappresentatività, come l’italicum, non garantisce neanche la governabilità.
La seconda è che le forze che ciecamente negli ultimi trenta anni hanno governato in alternanza ma con politiche che con il passare del tempo sono diventate sempre più simili, vale a dire il liberismo di destra e il liberismo di sinistra, differenti solo per qualche concessione sul terreno dei diritti civili, ma identici sul piano dell’arretramento dei diritti sociali e delle politiche economiche, fanno un gigantesco passo indietro. Controllano ancora centri di potere che garantiscono pacchetti importanti di voti e condizionano, grazie al controllo di TV e giornali, una buona fetta di opinione pubblica, ma ora, dopo aver messo in ginocchio i popoli con politiche economiche sbagliate, sono costretti a svelare il loro vero volto e dove vogliono continuare a gestire il potere sono costrette a governare insieme, come accade in Germania e in Italia, perché il finto sistema bipolare che immaginavano di poter costruire è, al momento, fallito miseramente.

La terza considerazione riguarda il successo di forze politiche che si pongono in alternativa al liberismo di destra e di sinistra. Nel sud del Mediterraneo, ma anche in Gran Bretagna e Irlanda, queste forze sono chiaramente di progresso. Basti pensare alla sinistra portoghese, a Syriza, a Podemos. Nell’Europa dell’est, invece, e in Francia, il vento soffia a favore delle forze razziste e xenofobe. Le une e le altre rispondono in maniera opposta alle esigenze del popolo elettore, ma entrambe hanno come comune denominatore la richiesta forte di fermare le politiche degli ultimi decenni guidate dalle banche e dall’alta finanza che insieme si sono scelti i rappresentanti della politica più accondiscendenti ai propri voleri.
In Italia questo ruolo avrebbe dovuto essere assunto dalle forze di sinistra che, a causa degli errori degli ultimi venti anni, vivono una crisi di immani dimensioni, di gran lunga superiore ai consensi che riescono, sempre più divise, a portare a casa. Perciò a rappresentare delusi e scontenti è rimasto il Movimento cinque stelle (oltre a un’astensionismo sempre più ampio che nessuno riesce a intercettare). Ma anche qui c’è poco di che essere sollevati. Al contrario di tutte le forze del sud dell’Europa, i Grillini rifiutano qualsiasi tipo di alleanza, a ogni livello, con qualsiasi forza politica. Neanche sulle singole battaglie è possibile definire una strategia comune. Di fronte a un simile autismo e all’incapacità della sinistra radicale di apparire credibile, è probabile che in Italia le forze del neoliberismo saranno destinate a durare ancora molto a lungo, nonostante l’impresentabilità di personaggi cialtroneschi come sono stati prima Berlusconi e oggi Renzi.

Tratto da: azione-civile.net

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