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Intervistato da “Il Fatto Quotidiano” l'attore ha spiegato i danni della retorica bellicista e dei politici senza idee

Moni Ovadia, intellettuale e promotore del referendum contro l’invio di armi in Ucraina, non ha dubbi: “Credo che la maggior parte degli italiani viva con angoscia questa guerra e sia profondamente contraria all’invio di armi. Non so se il referendum sia lo strumento principale o il più appropriato per dire di no, ma è importante che si raccolgano le firme e la gente abbia l’opportunità di votare e dire ai politici che non si sente rappresentata dalle loro scelte sul conflitto”. Queste le parole che l’attore, cantante e scrittore Moni Ovadia ha rivolto al giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Tommaso Rodano. Ovadia si è detto sicuro del fatto che la retorica della propaganda bellicista si stia sgonfiando in molti settori, “anche tra gli analisti militari”. Una retorica che continua a promuovere un conflitto armato le cui vittime principali sono “i civili ucraini, oltre a militari giovani e inesperti”; per questo motivo “penso che il referendum sia uno strumento utile ed efficace - ha precisato Ovadia -. Poi, sa, quelli fanno come gli pare: guardi i referendum sull’acqua; non consultano il popolo italiano, ma le multinazionali”. Ovadia ha anche espresso le sue considerazioni sull’Europa: subdola, talvolta sibillina e “soggetta alle decisioni statunitensi". “Potrebbe diventare un continente d’equilibrio, se avesse una sua politica estera. Invece non esiste, è un nano politico - ha spiegato Ovadia -. Quindi ben vengano i referendum: bisogna fare tutto quello che è nelle nostre facoltà per rompere la complicità con i guerrafondai e per sollecitare l’opinione pubblica a mobilitarsi in massa per fermare questo orrore.” - prosegue - “La Nato vuole ridurre la Russia all’irrilevanza, per potersi poi occupare della Cina. Gli Stati Uniti stanno assistendo alla fine del secolo americano, al cambiamento degli assetti globali e allora agiscono con i loro metodi tipici”. Durante la sua intervista, Moni Ovadia ha anche ricordato che “la guerra serve solo a chi vende le armi”, e lo ha fatto mentre si dichiara sereno rispetto alle critiche dei vari detrattori che accusano di “eresia” chi porta avanti pensieri come il suo. “Io rispondo soltanto a due padroni: la mia mente e la mia coscienza. Non ho tessere di partito, non appartengo a lobby e dirigo solo un teatro. Nella Russia di Putin sarei in galera: sarei sceso in piazza con qualsiasi minoranza oppressa, a iniziare dagli omosessuali. Ma quale putiniano!”. 

L’Italia e il suo amore per chi sa come "spostare" le colpe
In relazione alle critiche che hanno investito il Presidente del Senato, Ignazio La Russa,  che ha parlato di una Costituzione che “non parla di antifascismo”, oppure, a quelle del Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha parlato di “sostituzione etnica” in relazione al fenomeno dell’immigrazione, Moni Ovadia spiegato che il problema dei nostri politici risiede nell'incapacità di “maturare idee” che siano originali. “Si attaccano al vecchio nazionalismo e agitano lo spettro del ‘diverso’ - ha precisato Ovadia -. Sanno che hanno torto, lo sanno benissimo, ma sanno pure che tra i loro elettori c’è chi vuole sentire queste cose. Gli italiani si innamorano di chi gli toglie la colpa: se le cose vanno male non è mai colpa nostra, è colpa dei migranti, o di qualcun altro”.

Foto © Imagoeconomica

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