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In un dibattito organizzato a Palermo da Our Voice il 16 luglio 2022, il cui resoconto si può leggere nell’intervista pubblicata da ANTIMAFIADuemila, l’attivista femminista Claudia Fauzia, partendo dal presupposto che “il femminismo è un movimento sociale e politico per i diritti dei soggetti oppressi”, sostiene che in Sicilia è necessario un movimento di ribaltamento dei valori della società mafiosa: “Come lo facciamo? Lo facciamo contrastando con un’azione femminista il sistema patriarcale, che è un sistema violento, che dà molto potere alla guerra, in cui un gruppo molto elitario ha il potere di decisione economica e politica, e che noi sovvertiamo. Lo stesso facciamo con il sistema mafioso. Che è un sistema patriarcale per eccellenza dico io. E lo sovvertiamo. Le stesse azioni di contrasto al patriarcato che adottiamo nel femminismo le applichiamo anche contro la mafia. Quello che facciamo è sfruttare, dare opportunità, capire come le donne in questo contesto, che facevano o fanno? parte del sistema mafioso come madri, figlie o spose dei capi di mafia, possono adottare queste pratiche per contrastare il sistema mafioso”.
Nel 2015 alcuni studiosi e magistrati, come Ciconte e Gratteri avevano in una trasmissione televisiva, avanzato un angolo diverso di lettura che per la prima volta era già stato intravisto e studiato dalle ragazze che parteciparono ai gruppi femminili nati a Cinisi e Terrasini negli anni ’70, e presenti al Circolo “Musica e cultura”, creato da Peppino Impastato, ovvero che nella società mafiosa la donna non sempre ha un ruolo di passiva sottomissione, rispetto al patriarcale potere oppressivo del capofamiglia, ma agisce come protagonista nella trasmissione della cultura mafiosa, nella gestione economica degli interessi della famiglia, ed è capace di sostituire, anche all’interno degli equilibri della cosca, il marito assente.


Ripropongo una ricerca pubblicata nel 1984 in “Quotidiano e immaginario in Sicilia” di G.Casarrubea e G.Cipolla, edizioni Vittorietti Palermo, e successivamente sul nuovo “L’Ora” del 14.06.2015

“Quale vita vive e quale funzione svolge la donna in una società come quella siciliana, dove tradizionali e sedimentate caratteristiche culturali, alcune delle quali risalenti addirittura agli Arabi, codificano una mentalità, tutte le strutture e le sfumature di una concezione aggressiva tipicamente maschile? Abbiamo da una parte l'immagine tradizionale, comune al folklore, alla letteratura, ai mezzi d'informazione, di una "sacerdotessa" in scialle nero che ha il compito di subire in silenzio e trasmettere ai componenti del clan familiare l'insieme dei valori mafiosi, quali l'omertà, lo spirito di vendetta, il servilismo e la rassegnazione o l'aggressione e la violenza, in base ai rapporti di forza tra le parti. È un'immagine in estinzione, se pure è mai esistita: in realtà, pur costretta a un ruolo di parassitismo esistenziale in rapporto all'uomo, la donna siciliana si è ritagliata i suoi spazi vitali per un contributo in prima persona alle decisioni più delicate che riguardano la conduzione dell'azienda-famiglia.
D'altra parte tale ruolo va inquadrato nella più generale composizione delle classi sociali, dove esistono donne che nella struttura mafiosa vivono, si sono inserite, per lo più senza piena coscienza, assorbendo la mentalità tipica di una borghesia volta all'accumulazione della ricchezza e all'elevazione individuale delle condizioni familiari di vita, e donne, per lo più provenienti da classi sociali inferiori, le quali hanno dovuto subire una particolare condizione di sfruttamento, un ruolo di forzate alimentatrici di una struttura sociale fondata sull'oppressione: le vie alternative di mutamento in questo caso si presentano difficili, dal momento che mafia e borghesia vivono con l'obiettivo della conservazione del proprio ruolo privilegiato e combattono radicalmente qualsiasi tentativo di uscire dalla condizione di debolezza derivata dalla solitudine e dall'oppressione. I mezzi con cui si attua il controllo e la perpetuazione del ruolo di condizione subordinata sono diversi, primo fra tutti la diffamazione: la donna che esce dalle mura domestiche per intraprendere qualsiasi forma di vita sociale, per dire o dare qualcosa di sè, anche per occuparsi di politica, nell'opinione più diffusa, è da additare al discredito pubblico perchè non si occupa adeguatamente della propria casa, secondo quel ruolo che le compete e che la società le impone e perchè stare in giro significa andare cercando occasioni e dimostrare disponibilità, specie dall'aspetto sessuale.
Altro mezzo d'imposizione di un ruolo di subordinazione è dato dalla repressione: l'autoritarismo maschile è ancora una costante del rapporto familiare. Normalmente il padre stabilisce ciò che la figlia deve fare, quando deve uscire, chi deve frequentare, chi deve sposare, come deve comportarsi,  in che casa deve credere: il matrimonio rappresenta l'atto formale con cui il padre affida la figlia ad un altro uomo che avrà, accanto alle funzioni di marito anche quel\e di padre. Basta dare un'occhiata all'interno della casa per osservare certi modelli comportamentali, che dal padre passano poi direttamente al figlio maschio, concepiti in termini di brutale comando, tipici di un padrone nei confronti del dipendente: la consegna pressocchè obbligatoria è quella di badare a preparare l'alimentazione, tenere pronti e ben stirati i vestiti, pulire la casa, essere pronta a qualsiasi ordine, quale può essere quello di andare a prendere le ciabatte, il bicchiere d'acqua, la tazzina, o mettere a disposizione qualsiasi parte del proprio corpo in qualsiasi momento di richiesta di soddisfazione sessuale.
Uscire da questa condizione di libertà vigilata per cercare altri spazi comporta rischi spesse volte anche drammatici. Molte delle tradizionali pastoie in questi ultimi anni si sono parzialmente allentate. La conquista di un ruolo dignitoso della donna passa attraverso la conquista dell'emancipazione economica e la partecipazione a momenti di vita pubblica: nella misura in cui questi ruoli vengono “guadagnati" ne consegue la rottura degli schemi tradizionali. Purtroppo la secolare presenza di una "questione meridionale" legata al ruolo del cronico sottosviluppo economico in cui è mantenuto il Sud, rende ancora difficile questo tipo di passaggio e alimenta gravi forme di accumulazione illegale di ricchezza e differenziazioni di classe le quali costituiscono un terreno di facile cultura per il mantenimento e l'imposizione di tradizionali forme oppressive di sfruttamento e di subordinazione.
In questa raccolta di proverbi, raccolti nella Sicilia occidentale, ma  in gran parte diffusi in tutta la regione, il ruolo della donna si può desumere già dalla semplice lettura. L'uomo ne esce come la "colonna" della casa, la donna come un semplice supporto attorno a cui ruotano tutti i difetti possibili: pertanto non bisogna darle "troppa canna", o si perde la pace familiare. Si notino gli avvilenti e strani accoppiamenti tra donne e animali (asini, papere, buoi, galline, gatti), sintomo di scarsissima stima nei confronti della donna, la quale è quella che procura guai, non merita fiducia, pensa sempre al male, va presa a botte affinchè impari a stare al suo posto, è frivola, cambia idea facilmente, non sa mantenere i segreti, fa perdere il giudizio, non è fedele. La sua piena realizzazione è data dal matrimonio, perciò va bene qualsiasi tipo di marito capiti, anche vecchio o cattivo. La figura della donna ne esce come quella di una mantenuta, oggetto di piacere e interamente al servizio del marito dentro le pareti della sua casa-prigione.

Proverbi sulla donna

Bellezza

- Cu bedda voli pariri milli peni havi a suffriri

- Cu nasci bedda nasci maritata

- A fimmina ch'è schetta va pulita s'alliscia e pettina cu a matinata,
ma quannu poi pi sorti si marita diventa nna ciuccazza mpasturata

- Fimmina ca si mpupa e fa tu letta o è nnamurata o è caiorda netta

- Pigghiala bedda e pigghiala pi nenti  nca di la bedda ti nni fai prienti

- La rosa chi nun è guardata, o è ciarata, o cugghiuta o spampinara

- Di vinti e di trenta nun tira né allenta, di trenta in sù nun servi chiù

- A muggheri d'antri è sempri chiù bedda

- Si troppu si vanta a billizza, a fimmina un s’ammira ma si disprizza

Accostamenti animali

- Scecchi e fimmini, vastunati nca aggrizzanu

- Asini, dormi e voi, nun t'alluntanari di li toi

- Muggheri e runzinu pigghiali di lu vicinu

- Cani di quattru, cavaddu d'ottu, donna di diciottu e giuvani di vintottu

- La donna e la gaddina si perdi si troppu camina

- Cu scecchi caccia e fimmini criri porti di paradisu nun ni viri

- La fimmina è comu lu gattu, chiù l'alli sci chiù a cura crisci

- Muggheri e runzinu pigghiali di lu vicinu

- Tinta dda casa unni ci canta a gaddina

- Casa nca nun c'è paci quannu a gaddina canta e u gaddu taci 

- Fimmini e papiri quantu menu poi

- Risati di fimmini e grira di papara nzalaniscinu lu munnu

- Babbaluci a sucari e fimmini a vasari mai ponnu saziari

- Fimmina di tilaru, jaddina di puddaru, trigghi di jnnaru

- Na fimmina, na papara e un tammurinu fannu na fera

- Du donni e na jaddina fannu mircatu (variante)

- Bomu vinu, cavaddu e muggheri nun s’hannu a vantari

Rapporti coniugali

- La bona fimmina fa la casa, la pazza la sdirrubba

- A bona muggheri fa u maritu bonu

- Ama l'omu tò cu u viziu sò

- Maritu tintu? Tinta cu unn'avi né bonu né tintu

- Nta la casa nca un c'è omu nun c'è nomu

- Megghiu di nenti maritu vecchiu, a quannu no quaria u lettu

- Guai e muggheri cu unni voli un n'avi

- Sordi e muggheri l'avia maniari unu sulu

- Morti e mariti s'aspettanu quannu un vennu cchiù

- Cui unn'avi mogghi nun sapi chi su dogghi

- Cui porta la muggheri ad ogni festa nun ci manchirà dogghia di testa

- L'omu spertu a la so donna nun ci avi a dari tanta canna

- Muggheri di muntagna e maritu di citati

-Cu si marita sta contentu un ghiornu
cu ammazza un porcu sta cuntenti un annu

- Di li fimmini lu papatu è lu statu maritatu 

- Amuri di matri e sirvimentu di muggheri

- U cuntu d'u viddanu: a sira s'arricampa e cl dici a la muggheri:
tirami i quasittuna o ti dugnu muffuluna

- Li mariti su di li muggheri e li bagasci su pi li feri

- Vasa vasa vuccuzza di meli, tu si bagascia e io sugnu muggheri

- Megghiu a muggheri buttana nca u tirrenu menzu a via

- Picciutteddi tinnireddi. nun vi stati a marità, d'i donni a rrassu

- Omu di vintottu, fimmina di diciottu

- Pigghiala sula e pigghiala nuda

- Li donni pi la trizza e l'omu p'u mustazzu

- La fimmina è comu l'ardica, punci a cu pi sorti ci attruzza
ma no a cui cu li pedi la frica

- Fimmina trintina iettala a la marina

- A fimmina a vintanni o a mariti o la scanni

- Scupetta e muggheri nun si mprestanu

- Fimmina e birritta tenila stritta

- Si u prestitu fussi bonu si mpristassi a muggheri

- Quantu l’omu porta a casa cu na navi
a fimmina u distruggi cu na scorcia di nucidda

Virtù

- Bona fimmina avi occhi e nun viri, avi aricchi e nun senti

- Bona fimmina è chidda chi nun parra

- Donna senza amuri è rosa senza oduri

- Un c’è sabatu senza suli, un c’è fimmina senza amuri

- È bona donna donna chidda chi nun parra

- Fatti massara ca lagnusa ti poi fari quannu voi

- Vesta longa fa la donna

- L'omu è purtaturi, la fimmina è firmatura

- L’omini fannu i fatti, ma sul i fimmini chi fannu l’omini

- Ogni bedda avi lu so difettu, ogni ladia lu so talentu

- Tri capiddi di fimmina mpirugghianu un omu

Difetti

- Ogni bedda avi i so’ difetti

- A fimmina chi riri nun ci aviri firi

- Fimmina ca ti ridi t'ha dittu sì

- Pigghiala sula e pigghiala nuda

- Li fimmini sempri si teninu a lu tintu

- La custanza di li fimmini è comu l'acqua di giugnettu

- Di lu mari ni nesci lu sali, di la fimmina ogni mali

- Donna, focu e mari fannu l'omu periculari

- Fimmina ca ti cunsigghia ti metti la faredda e la brigghia

- Fimmina chi t'abbrazza e chi ti strinci o t’ha tinciutu o cerca ca ti tinci

- Li fimmini hannu li vuredda pirciati

- Pi li fimmini e lu vinu l'omu perdi lu giudiziu

- Li fimmini cancianu comu la luna

- Na fimmina pò chiù d'u diavulu

- Li fimmini su tutti i' nna manera

- A fimmina è fidili quannu u turcu si fa cristianu

-Fimmina e ventu cancianu ogni mumentu
a cchiù bona è china di lampi e trona

- Fimmini e tila nun s'accattanu di sira

- Fimmina ca unn’avi figghi ‘un ci addumannari né faùra né cunsigghi

- A li fimmini chi stannu sempri a la finestra ‘un ci fari festa

- A fimmina bona è comu i miluna, tra centu tinti si nni trova una

- Fimmina ca troppu nesci pi la strata prestu perdi la strata e la cuntrata

- ‘Un c’è casa senza cascia né casatu senza bagascia

- D’u mari sali, d’a fimmina mali

- Fimmini e furmentu ci nn’è quantu lu ventu

- A fimmina, u ventu e a vintura picca dura

- A fimmina riri quannu po’ e chianci quannu vo’

- A fimmina spessu si lamenta e doli e si fa malata quannu voli

- I fimmini qualchi vota dicinu u veru, ma ‘un lu dicinu tuttu ‘nteru

- Unni fimmina domina u tuttu si contamina

- L’omu è cacciaturi, a fimmina tuvagghia di facci

- Fimmina chi 'sannaca l'anca, sunn'è buttana pocu ci manca

- Fimmina, focu e mari fannu l’omi periculari

- Unni viriti fimmini fuitini comu furmini

- A fimmina è bannera di campanaru

- Focu, terra e fimmina un dicinu mai: basta 

In foto: manifestazione del Collettivo Femminista di Cinisi (1977)

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