La storia della Repubblica nasce con una strage politico-mafiosa, Portella della Ginestra. Da allora è stata una successione ininterrotta: piazza Fontana nel 1969, Peteano nel ’72, Italicus e Brescia nel ’74, Bologna nel 1980, l’Italicus nel 1984, fino a quelle del '92-'93. E tutte hanno un unico denominatore: i depistaggi, la negazione della verità piena.
In questo contesto le parate militari e i grandi ‘discorsoni’ hanno un peso specifico pari allo zero.
Ma è proprio qui che la faccenda si ingarbuglia.
Da quel 2 giugno 1946 si sono alternati - salvo rare eccezioni - alla ribalta politica, per uscire poi velocemente di scena, partiti, show men, uomini con show girl, oratori da due soldi, comici, banchieri e uomini associati alla mafia, questo recentemente.
E sembra di capire che questi personaggi di ogni genere e tipo siano dediti ad una sorta di 'grande gioco', o meglio, ad una colossale presa per il culo. A danni nostri si intende.
Ci sono troppe cose che stanno iniziando a fare a pugni con il buon senso e il senso comune.
Limitiamoci all’oggi. In questo momento, qualcuno non vuole la verità sulla strage di via d’Amelio. Questo è un fatto dal momento che, sentenza alla mano, il depistaggio è stato accertato.
In questo momento qualcuno non vuole la pace. Lobby militari e armaioli di prima categoria lo hanno detto molto eloquentemente. E Parlamento 'zitto e Mosca'.
In questo momento qualcuno non vuole la giustizia. Cartabia docet.
Basti pensare alla legge sull’ergastolo ostativo e all’introduzione della ‘tagliola’ per i processi.
In questo momento, così come 150 anni fa, qualcuno non vuole che la mafia venga sconfitta. Per questo non occorrono spiegazioni. E mentre il tempo passa e il numero dei tesserati al club degli 'amici di Falcone' aumenta, quei 'qualcuno' continuano indisturbati a tessere i fili di una Repubblica cresciuta a suon di stragi. Questa è l'oltraggiosa realtà. Intendiamoci, la rassegnazione cronica che affligge la Nazione unita al declino morale, non aiuta. Ricordiamo che qualcuno voleva Silvio Berlusconi al Quirinale.
Ma giusto per concludere: ci sono ancora uomini che lottano per la libertà, la giustizia e la verità. C'è ancora chi, anche a costo della vita cerca di far luce sui grandi misteri di questo pazzo Paese.
C'è ancora chi non si è arreso.
Resisti Italia, un giorno sarai libera.
Foto © Imagoeconomica
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