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Personalmente, solo per avere esercitato il diritto costituzionale a esprimere le mie opinioni sulla questione israelo-palestinese, sono diventato obiettivo di calunnie feroci e di minacce. Ogni volta che mi sono rivolto ai principali ambiti dell’informazione televisiva per parlare della questione ho trovato un muro di gomma. Non mi lamento ovviamente per la mia persona, ma per il vergognoso silenzio sulla immane tragedia del popolo palestinese.
Va detto che non tutti gli ebrei sono sionisti, se per sionismo si intende il nazionalismo reazionario intriso di fanatismo religioso che si basa su una lettura idolatrica della Bibbia, che le attribuisce un valore assoluto di promulgazione di un diritto indiscutibile a una terra, a prescindere da ogni contesto giuridico internazionale. Inoltre non tutti gli israeliani concordano con le azioni del loro governo, anzi taluni si esprimono con estrema durezza nei confronti di Netanyahu.
Gidon Levy, autorevole editorialista israeliano, ha scritto che “ogni round porta con sé i suoi assetati di sangue (…), la cosa importante è che sia versato sangue arabo”. Esiste un’ortodossia ebraica antisionista che inalbera cartelli con la scritta: “Stop genocide in Gaza”. Ma in Italia, in Europa la gente non lo sa.
Una minoranza? Certo, ma io appartengo con profonda convinzione a questa minoranza e solo per volere esprimere la mia opinione sono stato minacciato anche fisicamente. Come altri ho ripetutamente chiesto che si discutesse delle condizioni del popolo palestinese in qualche talk show della sera, è stato impossibile ottenere un’occasione, si è alzato il muro di gomma dell’autocensura. L’informazione mainstream è totalmente appiattita sulle “ragioni di Israele”, così come lo è la quasi totalità della politica. Persino i sovranisti. Non c’è dunque diritto all’autodeterminazione per il popolo palestinese? Non c’è diritto alla sovranità per loro? Io non sono contro gli israeliani ma sono per i pieni diritti dei palestinesi.

Adel Jabar, già professore di sociologia dell’emigrazione a Ca’ Foscari, ha posto alcune domande:

1) Fino quando deve durare la colonizzazione e l’occupazione della terra di Palestina?

2) Perché Israele non vuole la soluzione dei due stati?

3) Perché Israele non vuole la soluzione di uno stato unico binazionale?

4) Qual è l’alternativa che si dà ai palestinesi?

5) Perché per il dissidente russo Navalny si fanno boicottaggi, sanzioni economiche e campagne mediatiche ma per le sistematiche violazioni israeliane della legalità internazionale non si fa nulla?

6) L’orientamento di Hamas può anche essere condannato, ma ciò è sufficiente per negare ai palestinesi il diritto alla propria terra?

E io aggiungo: come mai all’annuncio della Santa Sede di voler riconoscere lo Stato di Palestina il governo israeliano ha protestato? Sulla base di quale legittimità se non quella della prepotenza dell’occupante?
Dovremmo rompere la cortina di ipocrisia e di pavida retorica che porta molti ad appiattirsi sulla propaganda menzognera dell’establishment israeliano, che pretende uno statuto di impunità nei confronti di una politica fondata sull’illegalità brutale di un’oppressione senza giustificazioni. Forse siamo ancora in tempo.

Tratto da: articolo21.org

Foto © Imagoeconomica

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