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"Saranno i giovani a salvarci dalla Mafia. Paolo ne era convinto. Lo ripeteva sempre: 'Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa Mafia svanirà come un incubo'. Ha sempre avuto fiducia". Queste le prime parole, secondo quanto riferisce un comunicato, che Salvatore Borsellino riserva agli studenti delle scuole di Lazio, Sicilia e Calabria nel corso del secondo dei 4 appuntamenti con i ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, dal titolo "La Mafia uccide, il silenzio pure" inserito nel progetto "L'Atelier Koiné" selezionato da impresa sociale "Con i bambini" nell'ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile. "Il giorno successivo all'uccisione di Paolo - aggiunge Borsellino - mia madre chiese a me e mia sorella Rita di andare nelle scuole per non far morire il suo sogno, quello per cui aveva sacrificato la sua stessa vita. Paolo ha sempre avuto un rapporto splendido con i giovani. La sua ultima lettera è indirizzata proprio a un liceo di Padova. Sapeva di dover morire eppure scriveva di essere ottimista, perché diceva nei confronti della criminalità le nuove generazioni avevano un'attenzione diversa rispetto a quella che anche lui aveva avuto fino a 40 anni. In quell'occasione si autoaccusò di indifferenza. Io da quasi 30 anni porto nelle scuole il suo messaggio, la sua fiducia. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone dopo la loro morte sono diventati eroi. Ma in vita non e' stato sempre cosi'. Hanno dovuto subire attacchi, umiliazioni. Ma non hanno mai avuto cedimenti. Hanno sempre fatto il loro dovere, sono morti per questo. Se tutti facessimo il nostro dovere e non voltassimo la testa dall'altra parte forse il nostro paese non avrebbe bisogno di eroi". "La speranza? - conclude - Ammetto di averla persa in più di un'occasione. Ma quando parlo con i giovani la ritrovo in loro. Perché la Mafia verrà sconfitta e il suo carnefice saranno proprio loro, i giovani".

Foto © Imagoeconomica

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