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Il giornalista siciliano Giuseppe Altamore (originario della provincia di Palermo, ma residente da tanti anni a Milano) ha scritto un interessante volume dedicato al capitano dei Carabinieri Massimo Tosti: una figura da rivalutare e da inquadrare non certo tra i "collaborazionisti", ma tra gli eroi come il brigadiere Salvo D’Acquisto (sacrificatosi per salvare i civili dai rastrellamenti nazisti).
Nel libro "A testa alta. Massimo Tosti, il carabiniere che salvò 4000 ebrei" (Edizioni San Paolo), Giuseppe Altamore (oggi direttore della rivista Benessere, in passato caporedattore di Famiglia Cristiana dopo gli esordi professionali come collaboratore del quotidiano L’Ora di Palermo) ha raccontato una storia vera emersa da un voluminoso carteggio ritrovato dalla famiglia dopo la morte del Capitano nel 1976: Tosti era uno di quegli uomini in divisa che - nonostante le leggi razziali e i diktat nazisti - difesero gli ebrei nel Sud della Francia occupata dalle nostre truppe.
Il Capitano Tosti, il Brigadiere D’Acquisto (e tanti altri eroici carabinieri che aiutarono gli ebrei, i partigiani e i civili) riscattarono l’immagine dell’Arma che nel ventennio fascista aveva affiancato l’Ovra nella repressione del dissenso politico e nello sviluppo di un imponente sistema di spionaggio interno. In particolare, dal 1931 al 1938, l’Arma dei Carabinieri fu responsabile di 3.940 proposte di assegnazione al confino e di 4.468 proposte di ammonizione sempre per motivi politici.
Ma poi per fortuna Tosti, D’Acquisto e tanti altri salvarono tante vite umane e una non esigua minoranza di Carabinieri aderì attivamente alla Resistenza.
La Francia fu occupata dall’esercito italiano e tedesco dal novembre 1942 al settembre 1943. In particolare, dopo la prima occupazione iniziata nel 1940, l’Italia fascista seguì la Germania nazista nel 1942, occupando la Francia Sudorientale e la Corsica.
Negli oltre 10 mesi in cui la IV Armata italiana rimase sulla Costa Azzurra e a ridosso della Alpi, fino alla linea del fiume Rodano, si creò, però, una zona in cui gli ebrei trovarono un rifugio sicuro grazie a una rete di salvataggio guidata dal banchiere italo-francese Angelo Donati, dal cappuccino padre Pierre-Marie Benoît e dai Carabinieri reali. Tra questi primeggiò il Capitano Massimo Tosti, che si adoperò, spesso rischiando la vita, nel facilitare il passaggio dei rifugiati che, da tutta la Francia, accorrevano nella zona controllata dal nostro esercito che venne per questo chiamata la "piccola Palestina".
L’azione del Capitano Tosti proseguì anche dopo il tragico 8 settembre 1943 nella provincia di Imperia, dove continuò la sua opera di salvataggio degli ebrei in fuga dal Sud della Francia invasa dai tedeschi. Nonostante il suo impegno antifascista, a guerra finita il Capitano Tosti rischiò di essere espulso dall’Arma con l’accusa di collaborazionismo. Ma la verità si impose e l’ufficiale conobbe riconoscimenti e una brillante carriera.
Oltre ad avere salvato migliaia di Ebrei, Tosti aveva anche aiutato i partigiani liguri. Secondo Altamore, "fu costretto a documentare, con tanto di testimonianze scritte, che non era stato un carabiniere fascista, soprattutto dopo l’8 settembre 1943. Forse un doppiogiochista, ma sempre a favore dei partigiani, non certo per favorire le persecuzioni nazifasciste".

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