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Alla fine ce l’ho fatta. Il Mulinazzo rischiava di diventare una leggenda o una terra che non c’è e che non c’era mai stata. Adesso abbiamo lasciato “ai posteri” alcune tracce e testimonianze della sua esistenza. In mezzo ci sono dieci anni di lavoro alla ricerca di qualsiasi frammento, qualsiasi reperto che testimoniasse la bellezza, la storia, la gente, i luoghi, la storia, le tradizioni di questa terra distrutta dagli uomini, ma ancora presente nel ricordo di quelli che ci sono nati e cresciuti e che vanno scomparendo giorno dopo giorno. Purtroppo il tempo è una sorta di carta abrasiva sul passato, un colore che si sovrappone a un altro, sino a dubitare dell’esistenza di quello di prima. Per questo è importante ogni reperto, ogni foto, ogni testimonianza di questa archeologia della memoria, come tessera di un mosaico utile a ricomporre un insieme destinato altresì all’inevitabile dimenticanza.
Nella mia nota introduttiva scrivo: "Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato una mano nella preparazione di questo lavoro e anche coloro che se ne sono disinteressati. La memoria è legata alla vita. Qualcosa muore veramente quando non c’è nessuno e niente che la ricordi o che ne abbia trasmesso il ricordo. C’è sempre qualcuno che ha qualcosa da dire quando gli altri fanno qualcosa, quasi sempre per coprire la propria incapacità nel saperla fare: in questo caso è facile avanzare il rilievo di avere personalizzato il libro. In realtà ho cercato di socializzare, di rendere patrimonio di tutti foto, tracce di memoria, lavoro di ricerca e tutto ciò di cui sono stato testimone. Chiaro che la mia esperienza, i miei spazi d’esistenza che si sono incrociati con quelli di tanti altri, i miei parenti, dei quali ho trovato diverse immagini, i miei versi, nati dentro quel mondo, hanno trovato spazio, perchè disponevo di molto materiale. Sono sicuro che nelle case e tra la gente di Cinisi, quella rimasta e quella emigrata, esistono ancora tante altre testimonianze, soprattutto fotografiche, del Mulinazzo. Mi auguro che questo libro possa essere un primo passo e offrire un contributo per la costruzione di un archivio della memoria. Potranno essere individuati errori dovuti a testimonianze sbagliate o a ricordi non più nitidi: invito chi li notasse a segnalarli per eventuali future rettifiche.
Il solito critico severo potrebbe rilevare, usando la lente d’ingrandimento, che qualche foto non è pertinente con l’argomento, lo stesso dicasi di alcune poesie, in particolare di Gaspare Cucinella o di Stefano Venuti. Facile la replica: se non si è proprio al Molinazzo, ci si trova nei suoi paraggi: l’ambiente, il momento storico, il contesto, il tempo, sono quelli di un’identità perduta, d’uno strappo d’esistenza, di una civiltà in via d’estinzione, che questo lavoro vuole salvare dall’oblio.
Più di tutti ringrazio Salvo Sclafani, che ha messo a disposizione la sua competenza di ricercatore, la sua memoria, le numerose foto del suo archivio personale e il suo tempo nella sistemazione e nell’impaginazione delle foto".
Ringrazio i responsabili del FLAG Golfi di Castellammare e Carini, senza il cui contributo una così impegnativa pubblicazione non sarebbe stata possibile.
Ringrazio anche il sindaco di Cinisi che per questa nota di presentazione del lavoro:

La memoria e la storia
Attraverso un minuzioso lavoro di ricostruzione storica e con una documentata ricerca questo lavoro ripropone una pagina fondamentale, nella storia di Cinisi, con l’obiettivo di lasciare una traccia di memoria di una parte del suo territorio. Si tratta del Mulinazzo, la contrada dove è stata realizzata la terza pista dell’Aeroporto di Punta Raisi. Il libro ripercorre sin dall’origine i momenti della scelta di quello che , come si legge in un’intervista, l’ex Presidente della Regione Alessi chiama “un progetto disegnato con l’intrigo“. Uno spazio particolare hanno le lotte sostenute dai contadini del posto , che chiedevano il rispetto della legalità, il diritto di avere un’equa valutazione delle loro terre e il pagamento immediato, onde sopravvivere e cercare un altro lavoro. Non ci fu niente di tutto questo e il paese andò incontro a una nuova ondata di emigrazione . Un ruolo importante fu quello di Peppino Impastato, che organizzò quelle lotte e amava moltissimo quei posti. Accanto al racconto e alle testimonianze degli eventi, dei luoghi, delle tradizioni, dell’economia, dei lavori, della gente, dei gruppi familiari, dei bambini, della produzione artistica, troviamo una dettagliata ricostruzione dei circa sei chilometri di costa, sottratti alla fruizione dei cittadini a causa della recinsione aeroportuale e del divieto di accesso per motivi di sicurezza. Tale itinerario si completa in un’appendice sulla Tonnara dell’Ursa e su Torre Pozzillo, dove, solo negli ultimi anni si è avviata una "bonifica" del territorio devastato dall’abusivismo edilizio.
Diceva Jorge Luis Borges: "Siamo la nostra memoria, siamo quel chimerico museo di forme incostanti, quel mucchio di specchi rotti": questo libro apre spazi di memoria non solo per coloro che hanno vissuto quei momenti, ma anche per le successive generazioni e per i numerosi cinisensi emigrati negli Stati Uniti, che ancora conservano il ricordo di quei posti ormai definitivamente scomparsi, ma che rivivono attraverso la grande mole di materiale raccolto dall’autore.

Giangiacomo Palazzolo,
sindaco di Cinisi

(13 Marzo 2021)

Tratto da: ilcompagno.it

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