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In questo mondo quando si tace la verità non si viene ostacolati, non si subiscono ritorsioni, si ottiene potere e soprattutto si viene ben pagati. 
E’ il capitalismo moderno, sostenuto dei big dell’economia mondiale, e dalla grande finanza.
Alessandro Di Battista in un suo editoriale pubblicato sul quotidiano online TPI, non ha fatto altro che mettere in fila dei fatti, ricordando agli italiani un dato incontrovertibile: Renzi ha preso soldi da fondi sauditi nonostante fosse a conoscenza delle violazioni dei diritti umani di Riad”.
Premessa: nessun giornale tranne Il Fatto Quotidiano - querelato poi dallo stesso Renzi - ha continuato a insistere affinché l’ex premier rilasci finalmente le tanto attese spiegazioni sui suoi rapporti con il regime di Riyad. 
E’ lo stesso Di Battista a riavvolgere il nastro del tempo. “Il 2 ottobre del 2018 - ha scritto Di Battista -  Jamal Khashoggi, giornalista e oppositore del regime di Riad, entra nel consolato saudita di Istanbul. Khashoggi non è un giornalista qualsiasi. È conosciuto, influente e ha avuto il coraggio di schierarsi apertamente contro le scelte del principe Mohammad bin Salman e di suo padre Salman, re dell’Arabia Saudita, e contro i bombardamenti sauditi in Yemen Quella stessa mattina due jet privati provenienti da Riad atterrano all’aeroporto di Istanbul. A bordo ci sono agenti dei servizi segreti sauditi. Khashoggi non uscirà mai dal consolato. Verrà assassinato ed il suo corpo fatto a pezzi. Si parla immediatamente del coinvolgimento di Mohammad bin Salman. D’altro canto è impossibile che l’intelligence saudita si fosse mossa senza l’autorizzazione dei monarchi di Riad".
Nei periodi successivi alla sua morte cominciano a uscire articoli di stampa su importanti testate internazionali. Il Guardian intervista Sir John Sawers, numero uno, dal 2009 al 2014 del Military Intelligenca 6 - l’agenzia di spionaggio britannica - il quale dichiara dopo essersi consultato con i servizi segreti turchi che “tutte le prove suggeriscono che ci sia il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman dietro la morte di Khashoggi”.
In Italia a parlare del caso fu Corrado Formigli su La7, il quale parlò apertamente di “omicidio di Stato commesso dal regno dell’Arabia Saudita” e in data recente è arrivata la conferma anche dalla CIA che l’omicidio del giornalista sia stato ordinato dai sauditi. “Renzi tace e vola” - ha scritto Di Battista - “Dio solo sa quante volte dal 2 ottobre del 2018, giorno dell’assassinio Khashoggi, al 28 gennaio scorso, data dell’ultima sortita a Riad, durante la quale ha addirittura intervistato Mohammad bin Salman magnificando il suo Paese il Senatore semplice si sia recato in Arabia Saudita”.
Certo che tutto questo non è illegale, ma è assai immorale, come le sue dichiarazioni sul regime Saudita, apostrofato da Renzi come: “Culla di un nuovo rinascimento” e “baluardo contro l’estremismo islamico”.
L’Arabia Saudita è un paese dove regna una legge feudale, dove le donne non godono di nessun diritto civile, ai ladri vengono ancora tagliate le mani in pubblico ed è in vigore la pena di morte per decapitazione. Inoltre non è più un segreto che la coalizione a guida saudita aiutava - e aiuta - i terroristi dell’ISIS fornendo loro armi e riparo come dimostrato anche dalle email delle senatrice statunitense Hillary Clinton pubblicate da Assange su WikiLeaks: “Mentre questa operazione militare/para-militare sta andando avanti, dobbiamo usare le nostre risorse diplomatiche e di intelligence per fare pressione sui governi del Qatar e dell’Arabia Saudita, che stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’ISIS”. Altro che baluardo contro l’estremismo islamico.
Il punto è molto semplice, Matteo RenziSe avesse criticato apertamente il regime saudita, se si fosse indignato per i civili massacrati in Yemen, per l’oscurantismo di Riad o per la macelleria fatta sul cadavere di Khashoggi, nessun saudita gli avrebbe più strapagato la sua attività da conferenziere” e nonostante tutto questo l’altro “Ieri il Senatore semplice di Firenze, Scandicci, Signa e Impruneta, al posto di vergognarsi e scomparire dalla scena politica italiana ha pensato bene di fare due cose straordinarie: auto - intervistarsi ed attaccare me (Di Battista n.d.r), un ex-deputato senza alcuna collocazione politica".
La sua tesi (Di Renzi n.d.r) è: “Non si può dare retta a Di Battista che mi attacca sull’Arabia Saudita perché lui è un trumpiano e riteneva Obama un golpista”.
Oggettivamente gli Stati Uniti hanno da sempre usato la violenza come metodo diplomatico. Nel 1953 la CIA guidata da Allen Dulles si sbarazzò di Mossadeq, nel 1954 Jacobo Arbenz, presidente democraticamente eletto del Guatemala, venne destituito da un colpo di stato realizzato da mercenari honduregni addestrati dai servizi segreti, nel 1961 fu sempre la CIA di Dulles ad organizzare l’invasione della baia dei Porci per rovesciare Fidel Castro e nel 1973 Salvador Allende, presidente democraticamente eletto che stava provando a realizzare la “via cilena al socialismo” venne deposto da un colpo di stato sostenuto sempre dallo zio Sam.
Inoltre andrebbero aggiunti gli interventi armati realizzati su misura - per piazzare uomini nei posti chiave dei territori occupati con il fine di fare gli interessi delle grandi multinazionali americane - come quello del Vietnam o del Grenada nel 1983, Panama nel 1989, la guerra in Afghanistan, in Iraq, i bombardamenti su Belgrado o la deposizione violenta di Gheddafi voluta dai francesi e da Obama, Premio Nobel per la Pace.
A differenza del Senatore semplice di Firenze, Scandicci, Signa e Impruneta - ha concluso nel suo testo Di Battista - prendo posizioni scomode, posizioni che ritengo giuste e che, personalmente, non mi convengono. Questo perché le mie opinioni non sono in vendita, neppure per tutto l’oro di un fondo saudita".

Foto © Imagoeconomica

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