Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La sentenza di oggi, che ha assolto Monica Mileti dal reato di cessione di stupefacenti, perché “il fatto non sussiste”, conferma ciò che la famiglia di Attilio Manca afferma da diciassette anni: Attilio non è morto perché eroinomane, Attilio è stato assassinato.
D’altronde tutti i colleghi del giovane e brillante medico, senza eccezioni, hanno sempre fermamente escluso la possibilità che facesse uso di droghe e gli unici che hanno verbalizzato il contrario sono stati gli ex amici barcellonesi di Manca, in quel momento indagati assieme a Monica Mileti per cessione di stupefacenti e morte come conseguenza di altro reato - cioè la cessione dello stupefacente - (questo secondo reato era stato dichiarato prescritto in primo grado). Incredibilmente, però, la Procura di Viterbo aveva ritenuto più attendibili le dichiarazioni dei coindagati, piuttosto che quelle di persone del tutto disinteressate a rendere dichiarazioni non corrispondenti alla realtà, come il personale medico con cui lavorava Attilio.
A niente erano valse le dichiarazioni di ben sei collaboratori di giustizia, che avevano affermato che la morte di Attilio Manca fosse un omicidio, resosi necessario per proteggere la latitanza di Bernardo Provenzano e attuatosi con la collaborazione della mafia barcellonese.
Uno di quei sei collaboratori, Carmelo D’Amico, nell’ottobre 2015 aveva indicato Rosario Cattafi come una delle persone coinvolte nelle dinamiche mafiose che avevano portato all’omicidio di Manca. Sarà un caso ma, da quel momento, D’Amico, uno dei pentiti della cosca barcellonese considerati più attendibili, ha iniziato a ricevere attacchi mirati a minarne la credibilità. Barcellona Pozzo di Gotto e, soprattutto, Rosario Cattafi devono rimanere nell’ombra.
La sentenza della Corte d’Appello di Roma di oggi, però, ha fermato la marcia - apparentemente inarrestabile - di chi tentava di infangare la persona e la memoria di Attilio Manca, cercando di convincerci che fosse un “semplice drogato”, e dando nuova speranza alla sete di verità e di giustizia della sua famiglia e di tutti noi cittadini italiani. Ci stringiamo attorno ad Angela, Gino e Gianluca in questa giornata importante, rinnovando il nostro impegno ad essere loro accanto fino a quando non sarà fatta luce e, quindi, giustizia sull’assassinio di Attilio.

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Caso Manca, sentenza Mileti: non è stata lei a ucciderlo con l'eroina

Il ''Caso Manca'' e quella ''verità in cammino''

Caso Manca, Giulia Sarti: ''Né droga, né suicidio, Attilio vittima di mafia''

Caso Manca, Sebastiano Ardita e Paolo Borrometi: ''Verità e giustizia per Attilio''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy