Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Attilio Manca era un urologo bravissimo tanto che, a soli 32 anni, eseguì il primo intervento per tumore alla prostata per via laparoscopica in Italia. Era considerato un genio.
Eppure la sua vita venne spezzata a 35 anni.
Attilio fu ritrovato morto per overdose. Presto si capì, come denunciano i suoi genitori e suo fratello da anni, che Attilio fosse vittima di mafia.
Tale pista è indicata da ben 5 collaboratori di giustizia.
Ad Attilio, racconta il ‘pentito’ Carmelo D’Amico, si era rivolto il capo della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, Rosario Cattafi, chiedendogli di operare il boss Provenzano in seguito alle “sollecitazioni di un soggetto non precisato, appartenente ai carabinieri o ai servizi segreti”.
Da lì il viaggio di Manca a Marsiglia, confermato dalle intercettazioni del boss Francesco Pastoia che per molti anni aveva organizzato e gestito la latitanza di Provenzano. Nelle intercettazioni Pastoia rivelava che Provenzano fosse stato curato da un medico italiano lì a Marsiglia. Pochi giorni dopo queste intercettazioni, il boss Pastoia fu trovato inspiegabilmente impiccato nella sua cella.
E poi l’uccisione di Attilio e la vergognosa messa in scena del suicidio per overdose. Si, messinscena: Attilio con il volto tumefatto e nel braccio sinistro due punture, a terra due siringhe senza impronte.
Avete letto bene: possibile che chi si vuole suicidare si preoccupi di indossare dei guanti o ripulire le siringhe? Ripulirle mentre muore?
Ma non finisce qui. Manca era mancino, come avrebbe potuto farsi le punture letali nel braccio sinistro?
Eppure tutto è stato archiviato come un “suicidio”. Da allora nessun’altra verità, se non questa.
Lo so che fa male, ma guardatela questa foto. Mi domando: se riducessero così nostro figlio?
Serve a poco, ma la verità per Attilio riguarda ognuno di noi.
Una verità indicibile, uno dei tanti segreti che riguarda quella trattativa fra pezzi deviati dello Stato e la mafia.
Ecco perché si vuole mettere a tacere tutto. Ed ecco perché, i tanti che si battono il petto e che si ammantano di fare “vera lotta alla mafia”, di Attilio non hanno mai detto neanche una parola.
Ma io odio i silenzi. Verità e Giustizia per Attilio Manca.

Tratto da: facebook.com/borrometi.paolo/posts/2794139157508324

Ti potrebbe interessare...

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy