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caruana galizia daphne 0A un anno dall’omicidio
di Carlo Bonini e Giuliano Foschini
A un anno dall’autobomba che il 16 ottobre 2017 spense la vita e la voce della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, la domanda più importante sulla sua morte continua a restare inevasa. Chi e perché ha voluto metterla a tacere?
Il Daphne Project, consorzio internazionale di giornalismo investigativo di cui Repubblica fa parte, ha continuato a cercare quella risposta, a fronte di un’inchiesta della magistratura che, a oggi, ha fatto registrare due sole novità: l’avvicendamento del titolare dell’indagine (l’equivalente del pubblico ministero, il prosecutor Anthony Vella, promosso giudice, è stato sostituito da Neville Camilleri) e un palese conflitto durante i primi otto mesi dell’inchiesta tra l’ufficio del prosecutor e la polizia maltese che non gli ha messo a disposizione elementi investigativi cruciali come i tabulati telefonici dei tre uomini oggi detenuti perché accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio (i fratelli George e Alfred De Giorgio e Vincent Muscat, tre malavitosi locali).
L’inchiesta del Daphne Project è al contrario oggi in grado di documentare nuove circostanze che confermano i legami tra il ministro laburista dell’Economia, Chris Cardona, e Alfred De Giorgio, uno dei killer.
Dopo la smentita dell’aprile scorso con cui Cardona aveva negato quanto era stato rivelato proprio dal Daphne project circa almeno due incontri con l’uomo in un bar dell’isola prima e dopo l’omicidio, ora nuove rivelazioni accreditano quel legame.
Due testimoni (ascoltati dal nuovo titolare dell’inchiesta, Neville Camilleri) riferiscono infatti di aver visto il ministro in compagnia di Alfred De Giorgio il 29 giugno 2017, quattro mesi prima dell’omicidio, in una festa di addio al celibato che si svolgeva in una villa con piscina di Fawwara, piccolo centro a est di Valletta.

Tratto da: La Repubblica

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