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A nome del Coordinamento Lavoro Porfido esprimo il deciso disappunto rispetto alla conduzione del secondo troncone processuale relativo all’indagine ‘Perfido’, in particolare rispetto all’ennesimo rinvio di un’udienza preliminare che si sta ormai trascinando dal 14 marzo 2025. Il rinvio a luglio per dare tempo alle parti di prendere visione dei nuovi documenti depositati dalla Procura solo pochi giorni prima dell’udienza e la ripresa effettiva del processo a settembre, per affrontare la scelta dei riti, lascia intravvedere scarsa volontà di portare a termine questa vicenda processuale in tempi ragionevoli. Tanto più considerando che alcuni dei reati contestati risalgono al 2014 e comunque a oltre 5 anni dalla conclusione delle indagini da parte dei Carabinieri del ROS. Si rammenta che i reati contestati a due carabinieri e al comandante la Stazione di Albiano erano stati già evidenziati nell’esposto-denuncia presentato il 5 maggio 2016 dall’avv. Giampiero Mattei, per conto dell’operaio cinese vittima del sequestro e pestaggio avvenuto il 2 dicembre 2014. Reati dei quali la Procura, allora retta dal dott. Giuseppe Amato, era consapevole fin dalla conclusione delle indagini per quei fatti, come testimonia una mail interna alla Procura datata 9 febbraio 2015 inviata dall’allora Procuratore alla PM titolare dell’indagine (documento presente negli atti dell’indagine ‘Perfido’ prodotti dai Carabinieri del ROS). Pare a noi sconcertante che la seconda parte di un processo così importante, nel cui primo troncone è stata accertata l’operatività di un ‘locale’ di ‘ndrangheta in territorio trentino, nel quale sono rappresentate le tre cosche Serraino, Iamonte, Paviglianiti, venga lasciato languire in questo modo. La necessità di attingere a giudici provenienti dal Tribunale di Bolzano, causa l’incompatibilità creatasi all’interno del Tribunale di Trento, è stata determinata dalla frammentazione in troppi tronconi, come ha evidenziato il presidente della Corte d’Appello dott. Eugenio Gramola in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario a fine gennaio 2026. Frammentazione avvenuta anche mediante una riapertura dei termini per accedere ai riti alternativi quando il processo in Corte d’Assise aveva già oltrepassato la fase preliminare, decisione da noi criticata e contestata con il supporto dell’avv. Bonifacio Giudiceandrea. Così come avevamo criticato la concessione eccessivamente disinvolta di alcuni patteggiamenti, annullati più volte anche dalla Corte di Cassazione, pratica anch’essa stigmatizzata dal dott. Gramola che ha dichiarato “non ammissibile cercare di risolvere procedimenti complessi con patteggiamenti fondati su derubricazioni, immotivate e illegittime, di gravi reati in fattispecie minori in realtà insussistenti…”. Riguardo allo specifico tema delle carenze di personale va rilevato come ad una interrogazione parlamentare presentata il 14 aprile 2025 dall’on. Stefania Ascari (M5s) che evidenziava le gravi carenze di magistrati presso il Tribunale di Trento e gli effetti negativi sulla durata dei procedimenti pendenti, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha preferito rispondere (1 luglio 2025) con dati generali, entrando nel merito del Tribunale di Trento solo in riferimento al personale amministrativo per il quale è entrata in vigore una delega alla Regione. L’impressione dunque è che manchi la volontà, a vari livelli, affinché questa vicenda processuale approdi ad un esito in tempi ragionevoli, evitando la prescrizione dei reati e, nel contempo, consentendo ai cittadini una presa di coscienza verso un fenomeno, quello della presenza mafiosa, che rischia di inquinare profondamente il tessuto economico-sociale e politico di questa provincia.

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