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Ci sono cose in questo mondo che non dovrebbero mai accadere, eppure accadono.

Questa storia sembra un romanzo.

Ma questa è la nostra vita.

Due anni e mezzo fa, quando l'esercito israeliano fece irruzione nell'ospedale Al Shifa, prese diversi neonati dal reparto maternità.

Neonati.

Furono separati dalle loro madri, dall'unico calore che avessero mai conosciuto, e mandati in Egitto.

Senza nome.
Senza famiglia.
Senza nessuno che li reclamasse.

Scomparvero.

Per più di un anno, non ci furono notizie.

Nessuna risposta.
Nessuna certezza sulla loro sopravvivenza.

Ieri, alcuni di loro sono stati restituiti.
E non riesco a smettere di pensare a un momento in particolare.

Una madre in piedi... che cercava di descrivere suo figlio.

Descrivendo il volto di un bambino che conosceva da meno di una settimana.

Cercando di riconoscere suo figlio solo attraverso la memoria.

Attraverso frammenti.
Attraverso la speranza. Attraverso il dolore.

Poi, all'improvviso... lui è davanti a lei.

Vivo.

Lei crolla.

Una gioia così travolgente da sembrare quasi dolore.

E il bambino?

La guarda... senza riconoscerla. Senza memoria.
Senza l'istinto che avrebbe dovuto guidarlo di nuovo tra le sue braccia.
Non la conosce!

E forse, cosa ancora più devastante, non sa cosa sia una madre.

Che razza di mondo separa un bambino da sua madre prima ancora che impari a riconoscere il suo volto?
Che razza di guerra ruba non solo vite, ma anche i legami umani più elementari?

Questa non è solo una perdita.

È qualcosa di più profondo.

Qualcosa di più freddo.

Qualcosa che lacera il significato stesso dell'essere umano.

Questo...

è l'aspetto dell'inferno.

Fonte: Dr. Ezzideen

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