Il sociologo sulla questione palestinese: “Gaza sarà colonizzata dagli americani e dagli israeliani, è pulizia etnica”
La violenza politica, le tensioni sociali negli Stati Uniti, il concetto di guerra civile e la struttura mentale dell’estremismo politico. Sono questi i temi affrontati dal professor Alessandro Orsini, sociologo, nel corso di una lunga analisi che spazia dall’Iran alle Brigate Rosse, fino alle politiche migratorie di Donald Trump e Giorgia Meloni.
Orsini chiarisce innanzitutto: “Una guerra civile è un conflitto combattuto tra i cittadini di uno stesso Stato, divisi in fazioni armate, per poter parlare di guerra civile ci devono essere due parti che si sparano addosso”, il caso iraniano non rientra in questa definizione siccome “c’è un esercito che spara su manifestanti disarmati.” Il sociologo sottolinea come le classificazioni nelle scienze sociali siano complesse e piene di eccezioni, portando esempi storici e contemporanei, a proposito delle Brigate Rosse, Orsini ricorda attraverso il libro ‘Anatomia delle Brigate Rosse’ come con la strage di via Fani del 16 marzo 1978, “hanno condotto il paese sull’orlo di una guerra civile”, tuttavia, a suo avviso, non si arrivò mai a una guerra civile in senso pieno perché “i brigatisti rossi regolari sono sempre stati pochissimi, quindi possiamo parlare di guerra civile se abbiamo 100 militanti di estrema sinistra o estrema destra che sparano contro lo Stato italiano?”
Passando agli Stati Uniti, Orsini descrive “un clima psicologico in cui cittadini americani e immigrati sentono il pericolo di essere uccisi se escono di casa, un clima paragonabile a quello di una guerra civile in alcune città, sicuramente Minneapolis” ha specificato, evidenziando una violenza brutale e la spaccatura tra la polizia locale e le forze dell’ICE, elementi che potrebbero facilmente trasformare una protesta in un fenomeno collettivo inarrestabile, “la situazione statunitense è molto grave, però farei difficoltà a parlare di guerra civile”. Secondo il sociologo, gli USA si trovano nel campo più ampio della violenza politica, che, secondo gli studi dell’enciclopedia del terrorismo di Oxford comprende numerosi fenomeni: le guerre tra gli Stati, le guerre civili, la repressione di Stato, i colpi di Stato, le proteste di massa, il genocidio, la pulizia etnica che è un acceleratore del genocidio, la violenza intercomunitaria che avviene tra due attori non statali, un gruppo etnico aggressore (es.Israele) e un gruppo etnico vittima (es.Cisgiordania), il crimine organizzato, l’assassinio politico e infine il terrorismo, che si distingue in terrorismo dal basso e terrorismo di Stato. “Quando parliamo di violenza politica e guerra civile stiamo parlando di una parte rispetto al tutto.” Nel suo intervento Orsini si sofferma poi sul rapporto tra estremismi di destra e di sinistra sottolineando come abbiano “un progetto comune, il progetto estremo di eliminare un’intera categoria sociale dallo spazio pubblico.” A suo giudizio, questo schema si ripresenta nella politica contemporanea: “In Giorgia Meloni e Donald Trump si trova una caratteristica comune tipica dell’estremismo politico di destra, il progetto di eliminare dallo spazio pubblico gli immigrati.” Orsini definisce questo meccanismo “identificazione del maligno”, spiegando che l’estremismo politico funziona attraverso precise categorie cognitive: l’attesa della fine, il catastrofismo radicale, l’ossessione per la purezza, l’identificazione del maligno e l’ossessione per la purificazione. “Sono cinque immagini mentali attraverso cui l’estremista filtra la realtà esterna”, ha dichiarato portando all’attenzione un esempio di narrazione, “gli Stati Uniti sono precipitati nel dolore (catastrofismo radicale) a causa di una categoria sociale: gli immigrati (identificazione del maligno). Stanno per collassare per le tenebre (attesa della fine), i puri (ossessione per la purezza) devono scovare gli agenti del male, quello che fa l’ICE, e quindi sterminarli (ossessione per la purificazione)”. “L’estremismo politico lo definisco un fenomeno parareligioso”. Parallelamente in Italia “se venissero tolti di mezzo gli immigrati irregolari, nonostante le statistiche del ministero di Grazia e Giustizia, rivelino come incidano particolarmente su diverse tipologie di reati, rimarrebbe la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la disoccupazione, gli stupri”, “il processo di radicalizzazione è l’idea che i problemi della società possano essere risolti attraverso la violenza” ha spiegato.
“L’eliminazione di un’intera categoria sociale non risolve i problemi della società”, raccomanda Orsini, “Trump non risolverà i problemi del suo paese uccidendo, torturando o deportando gli immigrati irregolari”.
Il professore si avvia alla conclusione facendo un invito agli ascoltatori: “Purtroppo la psicologia umana non cambia nel corso dei millenni, gli esseri umani cadono sempre negli stessi trabocchetti perciò state attenti a non cadere nell’estremismo politico sotto mentite spoglie, è furbo, si camuffa, utilizza tante strategie per conservare il suo potere”. “Per riconoscere se un presidente del consiglio è un estremista politico serve ascoltare e capire se ha un progetto di ‘eliminazione sociale’.”
Orsini conclude così: “A Gaza il piano di Trump è quello di costruire una cornice giuridica intorno al genocidio del popolo palestinese, per costruire i sontuosi grattacieli del signor Kushner, mandati in onda dal programma Accordi e Disaccordi, bisogna espellere i palestinesi perchè sorgeranno sopra i resti delle loro case. Gaza sarà colonizzata dagli americani e dagli israeliani, i palestinesi saranno espulsi e quelli che rimarranno saranno resi schiavi. Questo è il modo “migliore” di rappresentare cosa significa pulizia etnica”.
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