Il dibattito sulla riforma della giustizia e, in particolare, sul tema della separazione delle carriere , in prossimità dell’appuntamento referendario sta assumendo inevitabilmente toni sempre più forti, con esternazioni che talvolta, soprattutto in base alla fonte di provenienza, destano perplessità se non addirittura preoccupazione.
Nei giorni scorsi un quotidiano nazionale ha riproposto, commentando, alcune considerazioni fatte dal Ministro Nordio a partire dalla Manifestazione Atreju del dicembre scorso.
Il Ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio, entrando nel merito della riforma costituzionale della separazione delle carriere, ha affermato di sentirsi disgustato dalle posizioni prese da parte di alcuni magistrati anche di alto livello che, a suo dire, sostenendo il “NO” a detta riforma con “miseria argomentativa”, mettono in evidenza la convergenza con quanto riportato nel Piano di Rinascita democratica della P2 di Licio Gelli.
A parere del Ministro verrebbe così falsato il dibattito sul tema referendario, alimentando uno scontro politico e istituzionale senza basarsi sul merito della riforma.
Sempre secondo Nordio, sebbene certi punti della riforma risultino presenti anche nel Piano di Gelli, non si capisce perché, se l’opinione di Licio Gelli fosse stata giusta, non la si dovrebbe ora seguire per il solo fatto che sia stata espressa da lui.
Appare evidente l’intento del Ministro di denigrare legittime prese di posizioni di dissenso e di critica alla riforma costituzionale, omettendo di considerare come Gelli, artefice del Piano di rinascita democratica e fautore di svolte autoritarie, abbia lungamente inquinato la vita democratica del nostro paese.
La recente sentenza della Corte di Cassazione del 1 luglio 2025 sulla strage di Bologna lo conferma, riportando espressamente nel suo dispositivo che “gli autori materiali della strage sono stati coordinati nella esecuzione della stessa da funzionari dei servizi segreti e da altri esponenti dello Stato “deviati”, che, a loro volta hanno risposto alle direttive dei vertici della loggia P2 , il cui capo indiscusso Licio Gelli , ha sia direttamente finanziato la strage stessa, sia organizzato ripetutamente operazioni di depistaggio, anche mediatico, della stessa”.
Licio Gelli, a carico del quale risultano condanne definitive per depistaggio sulle indagini sulla strage di Bologna, bancarotta fraudolenta nel caso del Banco Ambrosiano e procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato e calunnia nei confronti di magistrati.
Come Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati manifestiamo quindi la nostra preoccupazione per quanto espresso dal Ministro Nordio con considerazioni che appaiono il frutto di una stagione politica in cui il potere sembra sempre meno disponibile ad accettare il confronto, con un rapporto con la memoria altalenante e subordinato a cangianti motivi di opportunità, intollerante verso il dissenso e sempre più incline a pretendere il silenzio.
Qualsiasi proposta di riforma che possa definirsi democratica, dovrebbe trovare la propria forza nella disponibilità ad affrontare eventuali critiche senza pretendere di mettere a tacere chi le formula. Ma soprattutto, se la riforma costituzionale sulla riforma delle carriere non ha niente a che vedere con la cultura piduista, perché temere il confronto su quel piano?
Sarebbe quanto mai opportuno un chiarimento in merito da parte del Ministro Nordio in modo da ricondurre il confronto in atto, nel perimetro delle garanzie costituzionali espresse dall’art. 21 della Costituzione, dal cui godimento non possono certamente considerarsi esclusi gli appartenenti alla Magistratura.
Il Coordinamento Nazionale di Associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati
FIRMATARI:
Paolo Bolognesi - Presidente onorario dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna
Salvatore Borsellino - Presidente Movimento Agende Rosse e fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Paolo Lambertini - Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna
Sergio Amato - Figlio del Giudice Mario Amato, ucciso dai NAR
Nunzia Agostino - Sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Flora Agostino - Sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Paola Caccia - Figlia del magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino dalla ‘Ndrangheta
Giuseppa Catalano - Sorella dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Tommaso Catalano - Fratello dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Daniele Gabbrielli - Vicepresidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage di Via dei Georgofili
Roberta Gatani - Nipote del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Luana Ilardo - Figlia di Luigi Ilardo, ucciso a Catania mentre stava per entrare nel programma di protezione per i collaboratori di Giustizia.
Angela Manca - Madre dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Gianluca Manca - Fratello dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Rosaria Manzo - Presidente Associazione Familiari Vittime della strage del Rapido 904
Manlio Milani - Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza della Loggia
Brizio Montinaro - Fratello dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Donata Montinaro - Sorella dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Nino Morana - Nipote dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Stefano Mormile - Fratello dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘Ndrangheta
Nunzia Mormile - Sorella dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘Ndrangheta
Federico Sinicato - Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana
Franco Sirotti - Fratello di Silver Sirotti, vittima della strage del Treno Italicus
Foto © Imagoeconomica
Nordio, la P2 di Gelli e il dibattito negato sulla riforma della giustizia
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