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Nel trigesimo della dipartita di Maria Carmina Loi, il ricordo di don Ciotti 

“In quell’hospice a Udine ho toccato con mano che cos'è l'amore. Ho toccato con mano che cos'è l'amore tra le persone che hanno scelto di prendersi per mano in questo viaggio della vita che improvvisamente si spezza, ma non si spezzerà mai tutto questo grande amore”.
Sento ancora vibrare forte le parole di don Luigi Ciotti alla messa per mia moglie, celebrata assieme a don Ernest Beroby. Erano passate un paio di settimane dalla sua dipartita ed eravamo in Sardegna, la terra di Maria, nella chiesa di S. Paolo apostolo, a Cardedu, un piccolo paese dell’Ogliastra. Vicino a quel tratto di costa orientale a cui lei era tanto legata. Un mare cristallino dove immergersi per lasciarsi abbracciare dalle sue onde. Un abbraccio infinito, senza tempo, come quello di una madre che attende il suo ritorno.
"Ti vorrei, come sempre ti vorrei. Notte farà, mi penserai. Ma tu che ne sai dei sogni. Quelli son miei, non li vendo. Che ne sai, che ne sai, chissà che mi scriverai. Forse un addio o forse no. Nonostante tu sia la mia rondine andata via. Sei il mio volo a metà. Sei il mio passo nel vuoto. Dove sei? Unico amore che rivivrei". La canzone di Mango che Maria amava tanto ora risuona in me mentre guardo quel mare calmo e ripenso alle parole di don Luigi. 
Don Tonino Bello era innamorato di Dio, innamorato della gente, delle persone, come dobbiamo essere un po' tutti. Diceva che dobbiamo essere malati di pace, una malattia da cui non dobbiamo mai guarire. Essere malati di pace, essere capaci di essere anche noi attenti, veri, coerenti e credibili”. Quella che è stata fino alla fine Maria, una “donna stupenda di questa terra che aveva incontrato nel suo cammino, della sua vita un ragazzo stupendo e avevano scelto di offrire il loro grido di amore e quindi anche la loro vita, il loro impegno, il coraggio di avere più coraggio del fare delle scelte al servizio degli altri”. 
“Maria ha lottato contro questo male
– ha proseguito don Ciotti –, il suo viso stupendo, col suo sorriso, una donna che sorrideva sempre, un sorriso che partiva dal di dentro, dalla bellezza che c'è dentro le persone. Ho avuto il privilegio di poterla conoscere e di potere condividere alcuni momenti di questa vita che se n'è andata pochi giorni fa. Quel male terribile che l'ha devastata fisicamente, l'ha resa ancora più forte nella sua anima e nel suo amore. Maria se n'è andata, e come era suo desiderio, un desiderio che si deve compiere, ma per la burocrazia non è stato possibile farlo questa sera, ha scelto andandosene di volere restare nella sua terra. Nel suo cuore c'era un'immagine forte, immensa: il mare, questo mare che ci circonda, questo meraviglioso mare. E lei ha chiesto che le sue ceneri potessero essere sparse qui nella sua terra in questo mare, e quindi Maria ritornerà qui…”.  


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L'omelia di don Ciotti durante la messa per Maria Loi © ACFB 


“Il regno di Dio è vicino, lei in quel regno è andata ad abbracciare quel Dio che ha cercato di servire. Ognuno lo serve coi suoi strumenti, lei era una bravissima maestra, con il suo amore per quei bambini e per quelle bambine… La dimensione dell'educare che diventa sempre anche per noi un educarci, perché ci si educa reciprocamente. Il suo grande impegno con Lorenzo, aver fatto famiglia insieme, aver lottato con un'associazione, una bellissima realtà che era nata un po' nelle Marche, poi aveva messo radici in diverse parti d'Italia, e che ha un momento molto importante in terra di Sicilia, a Palermo”.
Maria faceva parte di quel gruppo di amici, idealisti e probabilmente utopisti, che 25 anni fa, assieme al nostro futuro direttore, aveva fondato ANTIMAFIADuemila. Era una redattrice instancabile e scrupolosa, che tra l’altro si era occupata anche di casi spinosi come l’omicidio di Roberto Calvi. 
“Lei, con Lorenzo, ha lottato per fare quello che il Signore dice nel salmo che abbiamo ripetuto questa sera. Vieni Signore, re di giustizia e di pace. Di pace. In questo senso, questa sera, vogliamo ricordare Maria: il suo coraggio e il suo grande amore che, andandosene, ci ha consegnato. Certamente anche lei nel suo cammino, come tutti noi, ha avuto i suoi dubbi, e i suoi dubbi, come i nostri dubbi nel cammino della vita, non erano una mancanza di fede, ma era la fede stessa che lottava per non morire. Auguro a me, auguro a tutti voi, che non venga mai meno il nostro continuare il nostro cammino di fede, anche nei momenti più difficili, nei momenti più bui della vita, nei momenti in cui c'è fragilità e smarrimento: lottare sempre, sempre”. 
“Ho visto Maria lentamente andarsene via
– ha ricordato don Ciotti – ma sempre con una dignità, una forza, e una lucidità, fino all'ultimo istante, donna forte di questa terra di Sardegna. Davanti a lei ho pensato che la morte non rende inutile la nostra lotta per la giustizia, per la libertà, per la pace. Anche se a volte in questo nostro impegno ci sembra veramente di non farcela, di essere piccoli rispetto all'immensità di quello che ci circonda. Guerre, conflitti, ingiustizie, disuguaglianze, povertà. Ma non è inutile. Non è inutile se ci mettiamo in gioco, se ciascuno di noi si assume la propria parte di responsabilità. Perché se ci mettiamo in gioco, anche coi nostri dubbi, anche i dubbi conducono a Dio, e Dio dà a tutto questo un significato definitivo”.  
“Per i credenti la morte è il tramonto di una giornata, non un portone di uscita, ma una porta di ingresso nella vita nuova, nel regno di Dio. Maria l'ha fatto, fino all'ultimo suo respiro, travolto dal brutto male, ma con una forza eccezionale. Il nostro Dio non è il Dio dei morti. Maria non è morta, Maria vive. Il nostro Dio è il Dio dei vivi. È un Dio che ci dà la resurrezione, la vita, che non ci fa morire. Lui ha detto: 'Io sono la resurrezione, la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà'. 
Lo so che siamo piccoli, siamo fragili, lo so che i dubbi ci travolgono, ma Dio non ci ha mai preso in giro. Agli appuntamenti estremi c'è sempre la vita. Oggi Maria è nelle mani di Dio, e qui con noi però c'è la sua anima. Non è la morte di Maria che deve preoccuparci, è la nostra morte che deve preoccuparci, perché la morte ci invita a guardarci dentro, a scuotere le nostre agonie, da vivi, le nostre agonie… a essere noi più veri, più impegnati, più attenti agli altri, essere più capaci di riempire la nostra vita di vita, di senso, di significato”. 
“Il Vangelo di oggi
– ha sottolineato – ci invita a questo scatto in più, non nelle parole, ma nei fatti, nei gesti, nei comportamenti. Dobbiamo vivere, non lasciarci vivere, e non dimenticarci che Dio non abita nei cieli, abita qui, sulla terra. Dio è presente nelle persone anziane, le persone malate, le persone che vengono soffocate nell'oppressione di tante situazioni. Sono i più poveri, sono i più fragili. Frammenti di Dio sono lì, dove c'è quella persona ammalata, con tanti anni sulle spalle, che generosamente ha speso la sua vita. Chi cerca Dio trova le persone. E chi serve le persone, cominciando dai più fragili, onora e serve Dio. Maria ha creduto che l'amore vince e ci ha creduto fino un ultimo istante della sua vita. Ha creduto che il Signore sia più grande delle nostre paure. Ha creduto che il Suo amore, e dobbiamo farlo anche noi, non sia un tribunale o un ospedale, ma dove, anche nei nostri limiti, le nostre fragilità, Dio sa accoglierci. Maria ha creduto che Dio non abita solo nei tabernacoli d'oro, ma nei luoghi dove la gente lotta per sopravvivere. E soprattutto anche la nostra Maria ha testimoniato che il Vangelo non è un libro, ma un impegno, una responsabilità da vivere, da vivere…”.  


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Don Ciotti insieme a Maria Loi nel giorno del suo matrimonio © Shobha 



“E allora forza – ha concluso don Luigi –, l'augurio che faccio a voi e faccio a me, non dimentichiamoci mai che il tempo dell'amore non viene stabilito da chi ama, ma da chi ha bisogno di essere amato. Non siamo noi che stabiliamo il tempo dell'amore. Noi dobbiamo essere… metterci in quell’amore. L’agenda della nostra vita la scrivono le nostre scelte, i nostri impegni, cominciando da quelli che hanno bisogno di essere amati. Vi prego, non cercate Maria nella tomba, neanche nelle ceneri che saranno sparse nel mare. Cercate Maria, come cerchiamo tutte le persone care che non ci sono più, nelle persone che hanno amato. Lì, dobbiamo cercare le persone che non ci sono più, le persone che hanno significato col loro amore la nostra vita. C'è tanto dolore per una persona che non c'è più, ma la speranza è un dolore che non si arrende mai. Chiediamo allora a Dio che ci dia una bella spinta, che ci scuota sempre. La speranza sta nell'esserci, nell'assumere le nostre responsabilità, nella serena tenacia di unire di più, insieme, le nostre forze, per fare di più e meglio. Solo un Noi unito, ribelle, potrà produrre un cambiamento. Uniamo di più le nostre forze per diventare una forza e chiediamo veramente a Dio che ci benedica e che ci accompagni ancora di più in questo viaggio della vita”. 
Un viaggio intenso, nel quale ho incontrato una bambina che correva felice in un prato fiorito. 
Quella bambina sei tu, amore mio. E’ stato un privilegio e un dono del Cielo aver condiviso il tempo che Dio ci ha concesso. Grazie per il tuo amore incondizionato che ha illuminato ogni giorno vissuto assieme. Mi hai insegnato a non giudicare, a perdonare, a lasciare che la vita faccia il suo corso, mi hai fatto capire l’importanza di aggrapparsi alla fede, soprattutto nei momenti più difficili, quelli in cui si va in conflitto con Dio perché non si comprendono i suoi disegni. 
Con il tuo esempio mi hai mostrato come si porta la croce senza un lamento, come si sorride alla vita, sempre. Perché la vita è meravigliosa, comunque. 
Mi hai fatto vedere quanto sia importante planare con leggerezza sulle cose, senza per questo essere superficiali, rimanendo autentici. 
Ho riflettuto su quanto sia sbagliato dare per scontate tante cose, quando invece basterebbe guardare con gli occhi dello spirito e amare incondizionatamente. 
Grazie amore mio, per questo tuo atto d’amore infinito. 
Per avermi fatto conoscere quella bambina spensierata che correva in un prato fiorito. 
E per averla fatta conoscere a tutti coloro che ti hanno amata. 
Adesso vai, amore, corri, libera e felice, la tua risata allegra ci accompagnerà sempre. 

Foto di copertina © Shobha 

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