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Il raggiungimento degli ottant’anni è un buon momento per tracciare un bilancio del proprio vissuto, e io sto per compierli.
Mi ritengo in generale un uomo fortunato e in particolare lo sono stato per la ricchezza dei rapporti umani che ho avuto la fortuna di vivere e un po’ il merito di riconoscere.
Con il progredire degli anni, la trasformazione della società nel senso di una banalizzazione del vivere, il diradarsi delle grandi relazioni, la perdita di diverse persone che avevano illuminato i miei anni, che hanno lasciato la vita e mi hanno lasciato orfano e impoverito, ha determinato in me uno spaesamento progressivo. L’irrompere dell’evento violento del 7 ottobre 2023, rivolta nata da decenni di ininterrotta brutale oppressione da parte dei governi sionisti contro i palestinesi – sia i gazawi, sia quelli della Cisgiordania e di Gerusalemme Est – mi ha richiamato al mio impegno.
Cosa avrebbe fatto un governo minimamente responsabile? Avrebbe perseguito coloro che, nel contesto di una rivolta legittima contro obiettivi militari, avessero perpetrato crimini contro l’umanità i danni di civili inermi, sulla base di indagini e non di iperboli propagandistiche rivelatesi false, li avrebbero arrestati e portati davanti a un tribunale internazionale penale, come fu fatto per i crimini della cosiddetta guerra nell’ex-Jugoslavia. Invece il governo di Bibi Netanyahu, totalmente irresponsabile perché fascista, ha scatenato un terrificante genocidio contro l’intera popolazione di Gaza, evidentemente programmato già prima.
Il genocidio ha richiamato tutta la passione, l’anima e il cuore di militante che vibrano ininterrottamente in me dall’età di 14 anni per il riscatto degli oppressi. La mia identità ebraica mi ha sostenuto senza tentennamenti. Il vicecomandante della rivolta del Ghetto di Varsavia proclamò: “Essere ebreo significa stare dalla parte degli oppressi!”. Nel mio impegno militante ho incontrato un grandissimo numero di semplici esseri umani che mi hanno dichiarato e continuano dichiararmi piena solidarietà.
Ma il grande dono che ho ricevuto è stato quello di avere incontrato e conosciuto Francesca Albanese. La risonanza di impegno e di sentimenti è stata tale che è stato naturale diventare amici. Francesca è una persona straordinaria, unisce in sé la giurista di grandissima competenza con la persona che ha nutrito in sé il rispetto profondo per i diritti inviolabili di ogni essere umano, per la sua dignità, per il riscatto degli oppressi. Ma, oltre al riconoscimento, Francesca ha scelto di prendere parte, di impegnarsi, di rischiare. Ha mostrato un coraggio raro, per il suo impegno verso la verità si è messa da sola contro il mainstreamdei pavidi, degli opportunisti, degli ignavi che scelgono di occuparsi solo dei loro piccoli o grandi privilegi e dei quali Dante ha detto tutto ciò che c’era da dire: “Non ti curar di lor…”.
Costoro passano il loro tempo a irriderla e calunniarla, pretestuosamente, capziosamente, strumentalmente, magari attaccandosi a una frase o a una parola estrapolata dal contesto per mascherare la miseria della loro esistenza. Ma Francesca è anche una donna semplice, schietta e autentica come la terra da cui viene, l’Irpinia.
È una magnifica madre con un’incantevole famiglia e tutto ciò fa parte del suo splendore e della sua forza, che non verrà scalfita dagli omuncoli di certa sedicente “informazione”.

Tratto daIl Fatto Quotidiano

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