Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La nipote del giornalista assassinato da Cosa Nostra trasmette la memoria familiare alle nuove generazioni

A pochi metri di distanza tra due abitazioni, si è consumata una delle vicende più emblematiche della ribellione civile contro Cosa Nostra: da una parte la casa di Peppino Impastato, giovane militante che negli anni Settanta sfidò apertamente il potere mafioso grazie all’’informazione libera e alla satira; dall’altra l’abitazione del boss Gaetano Badalamenti, riferimento di quel sistema criminale che Peppino decise di denunciare fino all’estremo sacrificio. Il 9 maggio 1978, mentre il Paese veniva sconvolto dalla notizia del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, a Cinisi Peppino veniva assassinato, prima picchiato brutalmente in un casolare della zona e poi, per simulare un attentato terroristico, legato ai binari della ferrovia Palermo-Trapani insieme a dell’esplosivo. Eppure la sua voce, quella di RadioAut, delle poesie e dell’ironia, non si è mai spenta: riemerge oggi con forza attraverso il racconto di sua nipote, Luisa Impastato, e allo spettacolo “La mafia non è musica”, andato in scena al Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, che intreccia memoria familiare, linguaggio musicale e impegno civile. Ne scaturisce una memoria viva che “emoziona prima di tutto me stessa” ha dichiarato, e che fa trasparire l’immagine di un Peppino vivo e reale, possibile riferimento per le giovani generazioni, che scelse la libertà anche quando quel cammino lo costrinse a rompere con la sua famiglia e con un destino già preconfezionato. 

Luisa Impastato, rispondendo a una serie di domande, racconta come lo spettacolo “nasce quasi per caso, dalla voglia di mettere insieme musica, narrazione e memoria, un esperimento dal forte impatto con la musica capace di accompagnare la narrazione e veicolare i messaggi, la storia che io racconto ogni giorno a Casa Memoria”, sente particolarmente la responsabilità di una storia non vissuta ma “sempre trattata con cura, raccolta e accolta dai racconti di chi c’era, soprattutto da mia nonna, che quando viene trasmessa mi fa sentire al posto giusto”. Per Luisa, rievocare questa memoria significa anche offrirla alle nuove generazioni “chiamate ad accogliere questa storia”, ha proseguito ricordando come “Peppino, quando parlava ai ragazzi, era uno di loro, non lo faceva per mestiere, era un ragazzo che ha avuto il coraggio di scegliere, anche liberandosi dal suo stesso condizionamento familiare”, la priorità è trasmettere “la possibilità di scegliere, anche quando è doloroso, ma necessario per vivere da uomini e donne liberi”. Il titolo La mafia non è musica nasce dal ricordo di come “Peppino e i suoi compagni hanno usato arte, cultura e musica come strumenti di lotta, riscatto e partecipazione”, “la musica rompe l'isolamento, rompe il silenzio, trova linguaggi universali, costruisce bellezza. Tutto quello che la mafia non è, perciò non può essere musica”. Nel corso dei decenni, il modo in cui si affronta il tema della mafia è cambiato: Luisa ha evidenziato “un periodo in cui la presenza della mafia è ancora forte, sta forse ricominciando a farsi sentire, però c'è anche più sensibilità, e si stanno raccogliendo i frutti dell'impegno e della memoria trasmessa in questi anni”. Rispetto a un passato ostico per la divulgazione della tematica mafiosa “oggi la partecipazione è maggiore, ci sono piccoli segni che raccontano un riscatto: la casa che apparteneva a Gaetano Badalamenti, a cento passi da quella di Peppino, oggi è un bene confiscato e una biblioteca comunale. Lì costruiamo cultura dell'antimafia”. Impastato ha proseguito analizzando una riorganizzazione della mafia che “sta cercando nuove forme di controllo, adattandosi ai tempi e ai nuovi mezzi di comunicazione. Poi basta guardare a vicende politiche recenti per capire che certi compromessi sono tutt'altro che superati, c’è ancora molto lavoro da fare”. 

Essere la nipote di Peppino non è semplice, avverto molto la responsabilità anche nei confronti della storia di mia nonna, un'altra storia di resistenza” ha confessato evidenziando come la storia di Peppino sia sempre stata scomoda, “oggi, in tutta Italia, vengono sfregiate vie e targhe a lui dedicate, ciò accade anche nel nostro territorio: è un segno che questa storia disturba ancora. Io sono arrivata in un momento in cui, grazie a chi mi ha preceduto, questa storia è diventata collettiva, sentiamo un sostegno forte e non siamo soli, questo è fondamentale perché le mafie vincono quando c'è isolamento”. Avviandosi verso la conclusione Luisa Impastato ha dichiarato: “Non mi prendo la responsabilità di dire cosa farebbe o direbbe Peppino, se fosse ancora vivo. Guardando alle sue battaglie e alle sue idee, mi viene naturale pensare che sarebbe dalla parte degli ultimi, dei popoli oppressi, dell’ambiente, dei lavoratori, sarebbe antifascista e antirazzista. Tutto ciò che ha caratterizzato la sua militanza”. La nipote si dice molto legata “al Peppino figlio, trasmesso da mia nonna, e al Peppino poeta”, “le sue poesie sono un lascito prezioso che ti fanno entrare nella sua intimità. Amo in particolare Fiori di campo che parla di un fiore che nasce nella terra nera, cresce con la rugiada e muore sciogliendo alla terra gli umori segreti. Sembra la sua autobiografia inconsapevole: nasce in una famiglia di mafia, si affaccia a un'idea diversa di mondo e muore lasciando se stesso agli altri”.
Luisa conclude le sue risposte ricordando la nonna, Felicia Impastato, “donna che ha trasformato il dolore in un impegno collettivo”, e che le ha donato “la capacità di resistere”. “Ho un’immagine legata a lei: una sedia, dopo essersi rotta il femore la usava per muoversi e per sedersi quando raccontava la storia di Peppino, quando è morta, il silenzio di quella sedia mi ha colpito. Quel silenzio non ce lo potevamo permettere, da lì è nata Casa Memoria, che continua il percorso che lei aveva inaugurato”.

Fonte: vanityfair.it

Foto © Paolo Bassani 

ARTICOLI CORRELATI

Speciale ''Duemila Secondi'' con Luisa Impastato: ''Peppino è vivo e lotta insieme a noi

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos