Due fotografie quasi identiche, come se fossero state scattate lo stesso giorno.
Una in bianco e nero, l'altra a colori. Eppure, tra loro si estendono settantasette anni.
La prima scattata dopo la Nakba del 1948.
La seconda dopo la Nakba del 2023.
Due momenti divisi dal tempo ma legati dalla stessa ferita, dallo stesso cielo, dalla stessa incrollabile speranza.
Un popolo esiliato due volte, in lutto due volte, che porta ancora dentro di sé l'incrollabile convinzione che la sopravvivenza inizi con la conoscenza.
Anche quando le case scompaiono e le città sono ridotte in polvere, la mente resiste come una nazione che non può essere occupata.
Così imparano sotto le tende, sotto il fuoco, sotto l'ombra implacabile della storia, perché sanno che la sopravvivenza inizia con la parola, con il libro, con il bambino che insiste nell'immaginare un mondo che si rifiuta di uccidere il proprio futuro.
Foto tratta da: x.com/PalPress24
#GenocidioGaza
Tratto da: x.com/ezzingaza
La sopravvivenza inizia con un bambino che insiste nell'immaginare il proprio futuro.
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