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Con “familismo amorale” si intende una morale e un insieme di comportamenti e modi di relazionarsi che “distinguono e separano il proprio nucleo familiare dal resto della società”. Cosa vi ricorda? Oggi come oggi direi che rammenta la famiglia d(e)i Meloni, ossia - con rispetto parlando- una famiglia difettosa in tempi di politically (in)correct

 C’era una volta una ragazza romana che andò a insegnare in Calabria. Si interessava di antropologia ed era appassionata di scienze sociali. Il suo nome era Amalia Signorelli. Come allieva di Ernesto de Martino, noto studioso, autore di testi indimenticabili (Sud e magia per tutti), Amalia seguì le orme del suo docente. Si occupò di meridione, dei migranti, del clientelismo, della condizione delle donne e di molte altre cose interessanti. Signorelli è poi scomparsa nel 2017; ha sempre insegnato fino agli 83 anni, ultimo anno della sua vita. È da lei che ho appreso l’uso e il significato della locuzione “familismo amorale”.
Il conio, in realtà, è dovuto a Edward Christie Banfield (Bloomfield, 16 novembre 1916 – Vermont, 30 settembre 1999) sociologo e politologo statunitense. Nel 1958 pubblicò The Moral Basis of a Backward Society, incentrato su questa nozione, scritto in collaborazione con la moglie Laura Fasano, il cui cognome suggerisce una provenienza italiana. Con questo termine si intende una morale e un insieme di comportamenti e modi di relazionarsi che “distinguono e separano il proprio nucleo familiare dal resto della società”. Cosa vi ricorda? Oggi come oggi direi che rammenta la famiglia d(e)i Meloni, ossia – con rispetto parlando- una famigghia difittusa [1] una famiglia difettosa in tempi di politically (in)correct, anche se con piccole, innocue… difformità.
In ordine di apparizione ci sono: Giorgia Meloni, il Presidente del Consiglio, che ha un cognato, il convivente della sorella, Francesco Lollobrigida nominato ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che se n’è uscito da poco, rassicurandoci: “In Italia spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi” ha spiegato infatti. C’è poi il compagno di Meloni – non in senso politico per carità, si dice partner – anche se Fabio Rampelli ex vicepresidente della Camera, che lasciò il posto a quel Lollobrigida, partner della sorella di Giorgia Meloni – ha detto no alle parole straniere, con una sanzione fino a 100mila euro per l’uso dell’inglese, per istituzioni e società pubbliche. Ebbene, noi non lo siamo.
Andrea Giambruno, dunque, primo First Gentleman [2] italiano è stato detto, di professione giornalista, preso atto della vicenda dello stupro di Palermo -in cui una ragazza è stata fatta ubriacare e quindi violentata da un branco di ‘amici’- ha commentato: “Però se eviti di ubriacarti o perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi”. Dopo aver trovato la nonna di Cappuccetto Rosso con le pietre nella pancia è scoppiato il Giambruno-gate.
In ultimo è la volta della sorella del presidente del Consiglio, Giorgia: l’ha seguita fin da principio. E che male c’è? Non l’ha mica seguita per scopi cattivi. L’ha seguita per aiutarla come sua addetta stampa, in seguito promossa a capo della segreteria di FdI, “in vista delle Europee”, precisa Meloni previdente.
We are family cantano in un brano musicale del ‘79 le Sister Sledge, gruppo musicale R&B. Belle sorelle nere. Noi siamo una famiglia/ Ho tutte le mie sorelle con me/ Noi siamo una famiglia/ Svegliatevi tutti quanti e cantate!/ Tutti possono vedere che siamo insieme/ Dal fatto che camminiamo insieme/ e voliamo quasi come uccelli di piuma/ Non dirò nessuna bugia/ (Tutte!) tutte le persone attorno a noi si dice che/ possono essere così vicine?/ Lasciatemi dire, per la cronaca/ Stiamo diffondendo amore in dose familiare.
Insomma vere Sister in Love, se non proprio in Law.
Inoltre, seguendo il filo della Prima Sorella d’Italia, Arianna Meloni, partner di Francesco Lollobrigida, si arriva di nuovo a un punto in cui il cerchio si chiude. Ma la minaccia della Second Woman – titolo indimenticato del noir mysterysuspense di Robert Young – preoccupa assai il partito, che grida “Al congresso!” il più presto possibile.
“Che razza di famiglia è mai questa?”, borbottano intanto i compaesani, Fratelli d’Italia, tra loro. Rammenta davvero la famiglia dei gobbon della canzoncina popolare: “Gobbo suo padre, gobba sua madre, gobba la figlia e la sorella, era gobba pure quella, era gobba pure quella”, pur con rispetto parlano della gobba e dei gobbi. E anche dei gibbi, dei gibboni e di tutto ciò che è curvo, incurvato, storto e animale, non vegetale! E qui mi taccio per non rimare a sproposito.
Oppure, per rimare ancora in tema cinematografico, rammentiamo l’inquietante “The Family”, miniserie tv americana che racconta di una organizzazione fondamentalista cristiana – “io sono Giorgia, sono cristiana – conosciuta come “La Famiglia”, che esercita un’enorme influenza a Washington allo scopo di realizzare smisurate ambizioni di potere. Cari ‘salutti a tuti’, avrebbe scritto minaccioso quel birbante di Gambadilegno su un muro di Topolinia con lo spray degli ecovandali.

[1] “A Famigghia difittusa” è (anche) titolo di una commedia in due atti dell’agrigentino Calogero Maurici.

[2] Il caso/E il First Gentleman scivolò sul lupo, Avvenire, 29 agosto 2023.

Tratto da: micromega.net

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