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Il senatore rievoca il presunto insabbiamento dell’inchiesta e accusa Scarpinato: “Archiviò”. Lui: “Rinunci all’immunità, la querelo”

Nella tradizione orale di una narrazione antimafia piegata a fini politici, c’è una bufala che gira da decenni e che oggi viene probabilmente utilizzata come arma di distrazione di massa per lasciare in ombra le questioni aperte dalle dichiarazioni del boss Giuseppe Graviano a Reggio Calabria, e dalle apparizioni in tv di Salvatore Baiardo sulle presunte responsabilità stragiste di Silvio Berlusconi ipotizzate dalla Procura di Firenze: e cioè che l’inchiesta “mafia e appalti” condotta nei primi anni 90 dalla Procura di Palermo, sia stata insabbiata dai magistrati di quell’ufficio. A fornire un input verso la chiarezza è un botta e risposta in aula tra due senatori, Maurizio Gasparri e Roberto Scarpinato. Dal suo scranno a Palazzo Madama il primo ha attaccato: “C’è chi ha archiviato l’inchiesta mafia e appalti di Borsellino, c’è anche in quest’aula, ci sono le firme’’, con riferimento a Scarpinato, allora sostituto procuratore a Palermo, che ha replicato: “Nei giorni scorsi è stata depositata una sentenza che ha condannato per diffamazione il giornalista Pietro Sansonetti che aveva ripetuto questa informazione falsa. Invito il senatore Gasparri a rinunciare all’immunità parlamentare se intende riproporre quella falsità”.

Da anni gli ex pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, che chiesero l’archiviazione il 13 luglio 1992 (e il gip archiviò alla vigilia di Ferragosto), sono accusati di avere coperto le responsabilità politiche insabbiando l’indagine. Nella sentenza depositata il 1º febbraio, il giudice monocratico di Avezzano, Camilla Cognetti, ricostruisce la vicenda partendo dalle due fonti documentali conosciute da oltre 25 anni: la relazione dell’ispettore di via Arenula Bruno Ferraro del 24 dicembre ‘92 e quella della procura di Palermo del 5 giugno ‘98, da cui emerge, scrive il giudice, “che l’indagine ebbe ampi seguiti e non è conforme a verità che venne insabbiata” e che i pm “in relazione alle posizioni stralciate proseguirono le attività di indagine”.

A differenza di quel che dice il senatore Gasparri, il giudice Borsellino non si occupò mai formalmente di quell’indagine: e come ricorda un passo della sentenza, “che Borsellino volesse diventare assegnatario dell’indagine o che cercasse in quell’indagine i mandanti della strage di Capaci è (un’affermazione, ndr) tutt’altro che supportata da elementi di certezza”. Non solo: nella sua “campagna di stampa”, come la definisce il giudice, Sansonetti cita l’ambizione di Borsellino ad avere la delega di indagini su Palermo come conferma del fatto che ambisse a gestire “mafia e appalti’’, argomentazione che ieri il direttore de L’Unità ha riproposto in un lungo articolo sul suo giornale. Ma ciò per il giudice svela la “mistificazione consapevole”, e cioè che “quella sbandierata come certezza – scrive il giudice Cognetti – era in realtà al più una congettura”. E non è vero neanche che Falcone sosteneva che bisognava assegnare il fascicolo a Borsellino quando il giudice ucciso a Capaci andò a via Arenula, nel marzo del ‘91 chiamato agli Affari penali. Un’affermazione che, scrive il giudice, “incontra il limite importante (del fatto che, ndr) Borsellino era in servizio a Marsala”, e non avrebbe avuto dunque alcuna competenza in quell’inchiesta.

Secondo la sentenza, poi, è falso che l’informativa “Caronte” (redatta dal Ros su “mafia e appalti” e depositata in procura a Catania) fosse stata tolta a Falcone e Borsellino: “Venne invece depositata dal Ros a Catania il 28 ottobre del ‘92 – scrive il giudice Cognetti – vale a dire dopo la morte di entrambi i magistrati”. “Come è falso che gli esponenti politici indicati dopo la trasmissione dell’informativa da Catania a Palermo non vennero perseguiti”, scrive il giudice, che cita le parole dell’ex pm Felice Lima: “Quando giunse il procuratore Caselli trasmisi gli atti, vennero arrestate quelle stesse persone che volevo arrestare io, più o meno per gli stessi motivi”.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

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