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Gli anni passano. Siamo a 31 anni dalla Strage di Capaci. Non è semplice evitare la retorica e non lasciarsi andare alle solite frasi di maniera e far scorrere come se niente fosse questo anniversario.

Intanto, insieme a Giovanni Falcone, diamo il giusto rilievo alla moglie, anch’essa magistrato di enorme valore: Francesca Morvillo.

Valorizziamo al meglio anche la storia degli Agenti di Scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Le loro storie sono esemplari e vanno diffuse ancor di più.

Non dimentichiamo inoltre che vi furono bene 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario che era in macchina con Falcone e la Morvillo, Giuseppe Costanza. Hanno pagato un prezzo spesso trascurato e sottovalutato.

Il 23 Maggio rimane una giornata indimenticabile che deve sollecitare la cultura della memoria e deve spingere all’impegno serio e progettuale.

Allora interroghiamoci.

Sulle Stragi e le varie responsabilità interne ed esterne sappiamo tutto? Possiamo ritenerci soddisfatti? Possiamo concludere con le ultime sentenze?

Il rischio di accontentarsi di quanto già accertato c’è. Il rischio del minimalismo pure, così del negazionismo sulle collusioni e sulle responsabilità politiche, istituzionali ed esterne. Ci sono resistenze di ogni tipo nel riconoscerlo. Ma dobbiamo sapere che questa deriva farebbe pagare un prezzo elevatissimo al travagliato cammino verso la piena maturità democratica del nostro Paese. Non sarebbe inoltre un buon viatico per gettare le solide basi per affidare alle nuove generazioni il compito di affrontare le sfide più decisive e drammatiche del nostro tempo.

C’è pertanto molto da fare in tale direzione. Altroché! Va fatto con il massimo rigore e competenza a tutti i livelli: in sede giudiziaria ma pure nelle altri sedi, in quella Parlamentare utilizzando al meglio i poteri delicatissimi e formidabili della Commissione Antimafia, come ad esempio riuscimmo a fare sul caso Impastato; in sede storica, con il lavoro scientifico degli esperti, avremmo bisogno di un maggior lavoro di scavo con gli strumenti della ricerca delle stesse Università.

C’è sempre in questa giornata l’opportunità di comprendere e sciogliere alcuni luoghi comuni.

Innanzitutto, bisogna superare l’idea diffusa ad arte che la lotta alle mafie abbia spianato le carriere. Falcone, Borsellino e il pool antimafia guidato magistralmente da Nino Caponnetto dovettero scalare le montagne per giungere a risultati inediti nella lotta alla mafia. Non dimentichiamo che a Falcone fu impedito di guidare la Procura di Palermo. Subì ostracismi e mascariamenti di ogni tipo, basti pensare a quanto avvenne con l’attentato all’Addaura. Delle “menti raffinatissime” che agirono sappiamo qualcosa, come sta emergendo nel processo Agostino, ma c’è tuttora tantissimo da accertare e collegare.

Un altro luogo comune da sfatare è che la lotta alle mafie è spianata e la sfida è stata vinta, soprattutto dopo la recente cattura di Matteo Messina Denaro. Altra insidiosa deriva da evitare.

Certo, siamo diventati bravi su quella che ho definito “l’antimafia del giorno dopo”. Dopo la morte di La Torre e del Prefetto Dalla Chiesa, si approvò la legge sul 416-bis e sull’aggressione ai patrimoni. Solo dopo la morte di Falcone si riuscì finalmente ad approvare le norme innovative e decisive che diedero il via al complesso legislativo del “doppio binario”.

Il salto di qualità lo faremo realmente quando accetteremo e semmai consolideremo tale scelta, oggi contenuta sistematicamente nel Codice Antimafia su cui ho in Parlamento ho faticato una vita.

Insomma, il 23 Maggio rimane una Giornata di riflessione, di preghiera, di memoria, di impegno. Sì, perché c’è molto da ripensare e da riprogettare per fare della lotta alle mafie una stabile priorità su cu cui convergere e impegnare le migliori energie del Paese e per proiettare questa sfida democratica a livello europeo e mondiale, al pari delle altre sfide come la lotta al cambiamento climatico, alle guerre, alle disuguaglianze e alle povertà.

Foto © Imagoeconomica

Tratto da: omcom.org

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