“Occhi di tigre” Enrico Letta, detto anche “il Dom Perignon al contrario” (sarà lui tra una ventina di giorni ad andare a Parigi in una “cassa di legno”) è il politico più invotabile di queste elezioni. Ogni volta che apre bocca Conte e Meloni aggiornano il pallottoliere con i voti in arrivo.
“Occhi di tigre” ha detto NO (lui a loro) al Movimento perché, a detta sua, il Movimento avrebbe fatto cadere il governo Draghi. Pure i sassi sapevano che Draghi dopo esser stato “trombato” nella corsa al Quirinale sognava di rifugiarsi a Città della Pieve per rispondere al telefono solo ai CEO di BlackRock e Goldman Sachs e non a ministri e sottosegretari dei quali tutt’ora ignora il nome. Pure i sassi sapevano che è stato Luigi Di Vano (a sua insaputa chiaramente) a condannare a morte il governo dell'assembramento con la scissione del suo spiffero (chiamarla corrente mi pare eccessivo) che ha reso più “libero” il Movimento privandolo di una zavorra considerata oggi, da tutta Italia, una vera e propria bad company. In tutto ciò “Occhi di tigre” ha corteggiato Calenda per poi farsi dire NO persino da lui. Già i rifiuti fanno male ma esser rifiutati da Calenda credo sia un'umiliazione difficilmente superabile.
“Dom Perignon al contrario” continua a collezionare errori clamorosi. L'altro ieri mendicava gli elettori chiedendogli non un voto per vincere ma un voto per poter perdere con dignità. “Datemi un 4% di voti in più così la Meloni non prenderà il 70% degli uninominali”. L’ha detto davvero chiaramente sortendo l'effetto contrario. Palesandosi come perdente spinge coloro che non credono più alla logica del voto utile a votare Conte. Ma lui, sempre più tafazziano, se la prende con l'attuale legge elettorale che a detta sua lo penalizza. Il famigerato rosatellum approvato dal PD cinque anni fa per fregare il 5 Stelle.
“Occhi di tigre” pensa di uscire verginello ricordando che si trovava ad insegnare a Parigi (dove spero abbia tenuto casa, lo dico per lui) quando deputati e senatori PD pigiavano ignobilmente il tasto sì durante la votazione della legge elettorale. Tuttavia Letta ha candidato svariati parlamentari che quella legge l'hanno votata e, udite udite, ha denunciato le storture del rosatellum a Sesto San Giovanni in compagnia di chi? Di Emanuele Fiano, quel Emanuele Fiano che del rosatellum fu addirittura relatore alla Camera dei Deputati.
Ed io pensavo che il punto più basso l'avesse toccato quando scese in piazza (insieme a Tajani, Boschi, Salvini, Calenda, Toti e pure qualche esponente del Movimento 5 Stelle) a sostegno di Israele mentre l'esercito israeliano faceva la solita carneficina a Gaza. Oppure quando ha ricandidato Casini in un collegio un tempo gloriosamente comunista.
Ora “Occhi di tigre” cerca di trasformarsi in uno dei difensori del reddito di cittadinanza (il PD votò contro più volte) o del salario minimo che il suo partito (complici le rimostranze di certi sindacati padronali) non ha mai veramente voluto. Altrimenti avendo governato più di tutti negli ultimi 10 anni l'avrebbe approvato da un pezzo.
Io non so come andranno queste elezioni. Di una cosa sono certo. Più parla Letta più il PD si avvicina al risultato catastrofico del 2018. Non escludo nemmeno un sorpasso del Movimento a questo punto. A proposito di Movimento. Consiglio non richiesto. Evitino di sedersi ancora una volta ad un tavolo con Letta. Letta, oltre ad aver candidato Di Maio (un atto chiaramente ostile oltre che masochista) è un campione del mondo di “pesta la merda”. E non si deve mai camminare troppo vicino ai top player di tale disciplina. Senza accorgersene si finisce per pestarne quante loro.

Tratto da: facebook.com

Foto © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy