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Donna rara e libera - È morta a 87 anni la fotoreporter icona dell’antimafia

La frangetta di Letizia. Sotto la frangetta la fronte. E da lì un radioso arabesco di rughe che le andavano scendendo sulle gote, circondandole gli occhi luminosissimi. Fu il nostro ultimo incontro. La trovai bellissima. Letizia Battaglia apparteneva a quel tipo di donne a cui le rughe conferiscono un fascino speciale. Perché più che l’età segnano la storia, le fatiche, l’intelligenza e la sensibilità da loro sparse nelle umane vicende. E quella di Letizia è stata senz’altro una vita densa di vicende e di avventure. Mentali, professionali, civili, politiche, anche amorose, mai rinnegate. È stata “la” fotografa della mafia e dell’antimafia grazie al suo spirito di indipendenza e di libertà. Ma anche grazie a una sensibilità raffinatissima. Un mafioso per lei non era mai un mafioso, ma un impasto antropologico, un pezzo di storia della sua terra. Un morto ammazzato non era mai solo una testa scardinata o una chiazza di sangue su una maglietta, ma era anche il divano accanto, la sedia sul selciato, il quadro della Madonna nell’angolo. Lo scatto di un giudice famoso non era il bottino da portare in redazione ma era la forma che, grazie a quello scatto, assumeva la speranza del suo popolo. Amava Falcone come Consolo amò Borsellino. Proprio quell’ultima volta, era il 2019, me ne parlò con nostalgia e dolcezza intenerite. Fece a lungo la fotografa per il quotidiano per antonomasia della Palermo dell’antimafia, L’Ora, che a Palermo chiamavano “il l’ora”, il giornale di Vittorio Nisticò, voce tra le più libere del giornalismo italiano. Fu il suo habitat naturale. Donna giovane in una moltitudine di maschi su tutti e due i versanti della Sicilia in lotta, tra un passato che vinceva e un futuro che perdeva sempre. Producendo i suoi eroi, gettando i suoi semi, ma perdendo. Un giorno, un anno, un tempo, sembrò che il futuro potesse vincere. Fu quando un giovane sindaco democristiano, di nome Leoluca Orlando, volle denunciare i rapporti tra mafia e politica, e cercò ogni formula possibile per sganciare l’amministrazione della città dall’ipoteca della mafia, fortissima nella corrente andreottiana. Letizia, che nel frattempo aveva sposato la causa ambientalista, accettò di fare l’assessore in una sua giunta anomala, rappresentandovi i verdi. Dc più verdi. La ribattezzarono con sarcasmo la giunta latte e menta. Lei vi giocò invece il suo spirito di libertà, la sua voglia di osare, la sua abitudine a guardare alle persone più che alle sigle. Alla fine, passando per traumi indicibili, a tutt’oggi incancellabili, la sua città, pur con le contraddizioni che sappiamo, cambiò davvero. Con l’età le andò stretta l’idea di essere stata la fotografa della mafia. “Ho fotografato la mia terra”, mi disse. Già, di quella terra seppe riprendere tutto come solo una grande artista poteva. Le macerie del centro storico, i trionfi mafiosi alle prime del Massimo, i giochi “alla morte di Falcone” con i segni dei gessi sulla strada, i funerali degli eroi e quelli dei boss, lo sguardo verso l’assoluto di Felicia Impastato, i vestiti scollati delle sere invernali e i pantaloncini con zoccoli delle sere d’estate avvampate dal sangue e dalla polvere da sparo. Difficilmente paesaggi. Soprattutto la gente della sua terra, in tutte le combinazioni possibili. E poi bambini, tanti bambini. Di cui immortalava l’innocenza e la tristezza. Agli angoli delle strade o sotto le coperte di uno stesso letto. Le piaceva, lei con quella storia di donna libera alle spalle, fotografare le bambine, le ragazzine. Immaginando che dalle sue foto potessero sbocciare diverse. Stupenda, indimenticabile, la foto - a cui era affezionatissima - della “bambina con il pallone” sorpresa un giorno in un vicolo di Palermo. In Shooting the Mafia, il bel film-documentario a lei dedicato tre anni fa, ha raccontato se stessa con splendida naturalezza. Con lei sa ne va una delle maggiori intellettuali dell’Italia repubblicana. Che ha dato dignità all’arte, alle donne e alla sua città non per programma di vita ma per sentimento.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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