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Intervista a tutto campo allo storico vignettista

Bologna, 8 settembre 2007. E' il giorno del Vaffa-Day. Beppe Grillo, in quella piazza Maggiore gremita, viene trasportato dalle braccia di cinquantamila persone su un canotto. In quel giorno, che in qualche maniera ha dato i natali al Movimento Cinque Stelle che ufficialmente sarà fondato nel 2009, c'era anche il vignettista Vauro Senesi a cui abbiamo chiesto un'analisi politica sul momento che sta attraversando il Paese, con il primo governo Draghi sostenuto da pentastellati, Forza Italia, Pd, Lega, Leu e Italia Viva.
Quella scena del comico in trionfo l'ha scolpita nella sua memoria: “Quella fu un'immagine terrificante. Io avevo un buon rapporto con Grillo, prima che nascesse il Movimento. Scrissi anche un libro sulle sue battaglie. Però quando vidi questo signore in trionfo su quel canotto, trasportato dalle braccia di tutte quelle persone che erano assiepate in piazza mi sono spaventato. Era come un vitello d'oro trasportato dalle mani di una folla adorante. E mi sono subito detto: 'Eccoci, siamo di nuovo alla ricerca dell'uomo forte a cui delegare speranze di salvezza'. E nel nostro Paese non ha mai portato bene una scelta simile”.

Guardando alla storia recente in pochi anni siamo passati da un governo giallo-verde a giallo-rosso, per poi arrivare ad un governo multicolore con Draghi. E' il segno dei tempi?
Io non ho nulla contro Draghi, ci mancherebbe altro. E potrei anche essere d'accordo con il Capo dello Stato Mattarella nel momento in cui afferma che 'era l'unica alternativa'. Ed è proprio questa la tragedia. La politica non ha saputo rappresentare nessuna alternativa consegnando il governo nelle mani della finanza. Ecco il fallimento della politica che se si vuole diventa fallimento della società.

Nella nascita del nuovo governo salta sicuramente all'occhio la presenza dei Cinque Stelle, che dal Vaffa-Day ad oggi, se si vuole, hanno compiuto la trasformazione più grande. Crede che Grillo abbia tradito le idee del Movimento?
Voglio fare un'analisi, forse un po' rozza, ma è quella che ho fatto dall'inizio tirandomi le ire dei penstatellati. Parliamo di un Movimento, fondato da Grillo e Casaleggio, che non ha niente di politico. E' un format, inventato dalla Casaleggio associati, che nasce da uno slogan, quello del “Vaffanculo” che, ahimé, ricorda tanto il “Me ne frego” di mussoliniana memoria. Parliamo di un Movimento che è stato capace di coalizzare e catalizzare ogni tipo di rabbia, di invidia sociale, di malumore e di pancia. Lo ha fatto in un momento in cui la politica, nel suo senso più alto ed ampio del termine, si trovava in grandissima crisi. Sono stati capaci di sfruttare il vuoto della politica, contravvenendo alle leggi della fisica, colmando quel vuoto con un altro vuoto. Perché se c'è una caratteristica di queste giravolte che abbiamo visto in questi anni è proprio il vuoto che le rappresenta, la mancanza di un'idea, di un progetto e di cultura. Ma forse ciò avviene anche perché la Politica, quella con la P maiuscola di un tempo, oggi forse non c'è più. E non abbiamo memoria.


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Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz


Cosa intende?
Il Movimento nasce con l'idea che la destra e la sinistra non esistano più. Che sono realtà superate. Ebbene, se abbiamo un po' di memoria storica ci possiamo accorgere che in passato un altro movimento si basava su questa medesima concezione: era quello di Benito Mussolini. Con questo non voglio dire che i pentastellati siano tutti fascisti, anche perché non è così, ma come disse Beppe Grillo ad alcuni militanti di Casapound, aprendo loro le porte, “l'antifascismo è un problema che non gli compete”. E queste sono citazioni vere.

Le suonava come un campanello d'allarme?
Io ritengo che in un Paese come l'Italia l'antifascismo debba essere una discriminante assoluta e dovrebbe rimanere tale. La memoria su certi fatti deve rimanere viva. Quando vedo ciò che accade oggi a Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, costretta a girare sotto scorta, insultata e minacciata in quanto ebrea, perché si è fatta il vaccino, dico che siamo veramente tornati indietro.
L'antifascismo dovrebbe competere alla politica sana.

Crede che la politica sana non esista più?
Io sono un vecchio nostalgico. E' vero che in passato ci sono state gravissime ruberie, ma c'era anche più partecipazione e passione. La politica non si faceva con i like o le piattaforme. Si faceva militanza. E c'era un controllo reale delle cosiddette basi della politica con i dirigenti che nascevano da un'esperienza vissuta e dallo studio. Tutto questo oggi si è perso. Un discorso che vale per tutti i partiti, ovviamente.

Oggi crede che vi sia incoerenza o il tema è ancora più profondo?
Per definire la politica oggi andrebbe trovato un altro termine. Perché il concetto di politica è qualcosa di nobile e oggi è stata sporcata. E non è solo questione di coerenza perché per avere coerenza bisogna essere coerenti a qualcosa, ad una visione, ma oggi tutti stanno dimostrando di guardare ad altri interessi. Prendiamo Salvini. Oggi è diventato europeista mentre ieri aveva la felpa “no Euro”, l'altro ieri quella “Prima gli italiani” e ancora prima sfilava al grido di “Padania is not Italy”. La mia amarezza è che oggi c'è chi festeggia alla morte della politica. E lo stesso Movimento Cinque Stelle si era proposto come Movimento anti-politica. Quando è la democrazia a reggersi sulla politica, sulle idee, sulla partecipazione che dà vita alle Istituzioni rendendole tali.
Oggi viviamo in un mondo politico fatto di seguaci e leader da seguire. Non guardo solo ai Cinque Stelle, ma agli ultimi 20 anni e più di storia del Paese. Ci sono stati tanti uomini “forti”: Berlusconi, Renzi e il cosiddetto popolo del 40%, i Monti, Matteo Salvini, Grillo. Si fa anche difficoltà ad elencarli tutti. E la cosa grave è che per parlare di politica mi trovo ad elencare nomi e cognomi. Dove sono le idee ed i programmi? E, soprattutto, cosa resta? Solo il tifo da curva sud.


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Matteo Salvini


Anche la sinistra ha le sue responsabilità in tutto questo.
Assolutamente sì. Oggi 'sinistra' è una parola vaga, anch'essa svuotata. Perché la Sinistra ha abdicato, rinunciato e rinnegato la propria idealità sposando una logica governista.
Io continuo ad essere comunque un illuso. E considero ancora importante la politica. Non me ne tiro fuori e la faccio a modo mio, con i miei strumenti. Perché fare informazione è importante non solo per il cambiamento della società, ma anche per il governo della società.

Tempo addietro un libero pensatore come Giulietto Chiesa aveva indicato in maniera quasi “profetica” che proprio Draghi sarebbe stato il nuovo Premier. Quanto manca una figura capace di fare certe analisi in questo momento?
Giulietto Chiesa per me era più che un fratello. Personalmente mi manca moltissimo. Come spesso accade nei rapporti tra fratelli abbiamo fatto anche delle litigate pazzesche perché nelle analisi non eravamo sempre d'accordo. Spesso si dice che a pensar male spesso ci si azzecca. E in questo caso posso dire che l'ha azzeccata in pieno. I motivi sono quelli di cui abbiamo parlato finora, ovvero il fallimento della politica che passa anche dall'incapacità di, non dico arginare, ma mediare e rendere socialmente accettabili gli interessi della finanza. Ecco, Giulietto aveva questa capacità intellettuale di capire cosa accadeva e probabilmente in tempi di crisi aveva chiaro che si sarebbe arrivati all'avvento di un governo diretto dalla finanza.

In una delle ultime vignette hai parlato di “purghe” descrivendo un “Movimento cinque Stalin” in riferimento alle epurazioni in seno ai pentastellati per i “No” al neo governo Draghi.

A me sembra evidente che c'è un padrone che ormai decide chi espellere e chi non espellere. Il motto “uno vale uno” è superato e ce ne è uno che vale più di tutti. Ma questo era noto.
Molti giornali stanno mettendo in evidenza il ritorno di Grillo in seno alle questioni del Movimento, ma la realtà è che lui non se ne è mai andato. E' sempre intervenuto quando era necessario mantenere il Movimento in una situazione di potere.
Ed oggi abbiamo un governo in cui vi sono i Cinquestelle accanto alla Forza Italia di Berlusconi, la Lega e Italia Viva. Tutte forze con cui aveva dichiarato di non voler governare. E abbiamo un Luigi Di Maio ministro in tutti i governi.

Ieri è tornato a parlare di riforma dell'informazione indicandola come necessaria per avere una “vera democrazia”.
Singolare che parli di controllo dell'informazione proprio lui. Con vanto ricordo che io fui tra i primi giornalisti e vignettisti ad essere inseriti nella lista di prescrizione del suo blog, proprio per le critiche che avevo rivolto. Tenendo conto di ciò diciamo che i presupposti con cui si chiede la riforma dell'informazione non sono ottimi.


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Beppe Grillo e Luigi Di Maio


Come giornale ci siamo occupati molto della mancata nomina di Di Matteo al Dap e, prima ancora, avevamo evidenziato come allo stesso pm palermitano, oggi consigliere togato al Csm, era stato proposto un ruolo ministeriale agli Interni o alla Giustizia. Una promessa poi disattesa.

In quegli anni vi fu anche un viaggio di Di Maio negli Stati Uniti. E' possibile che una figura come Di Matteo fosse scomoda anche a certi poteri d'oltreoceano?
Ricordo bene che fu fatto il nome di Di Matteo per la carica di Ministro degli Interni e della Giustizia.
E' chiaro che quel ruolo al Dap, o al Dag, era un ripiego. Perché non avrebbe avuto alcun potere. Una schifezza. Detto questo io non sono di vocazione complottista, a differenza di molti. Tuttavia l'ipotesi è plausibile. Del resto i rapporti del Movimento Cinque Stelle, ed in particolare di Casaleggio senior e junior, con gli Usa non sono segreti di Stato. E' anche noto che Grillo e Casaleggio sono stati ospiti del Consolato Usa alla festa del Ringraziamento del 4 luglio. Aggiungo che non c'è niente di male ad avere rapporti transatlantici o atlantici. Però sono rapporti che ovviamente hanno una loro consistenza, incidenza e peso. Rapporti che vanno mantenuti, specialmente se si è un'azienda.
(Prima pubblicazione: 24 Febbraio 2021)

Immagine di copertina © Imagoeconomica/Vauro. Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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