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Qualche mese fa Vittorio Feltri, eccelso fascista ed infimo giornalista, ha definito “inferiori” i meridionali: storia vecchia, da quando, a partire dall’unità d’Italia gli abitanti del Sud erano considerati una “razza maledetta”, e come tali giudicati anche dagli Americani, quando i nostri progenitori andavano a cercar lavoro emigrando. Indubbiamente siamo inferiori, rispetto a chi emette questi giudizi, per imbecillità e per ignoranza. A stretto giro, un certo on. Librandi, di origine calabrese, transitato da Forza Italia, a Denis Verdini, al PD e infine al Renzi di Italia Viva, autodefinitosi “intoccabile” con la Guardia di Finanza che era andata a fargli un’ispezione, ha usato la definizione di “africani bianchi”, senza nascondere un razzismo di fondo in tale giudizio e sovrapponendo alle sue origini meridionali l’immagine del continentale evoluto e civilizzato. Evito di citare tutti gli insulti leghisti, dei quali esiste una corposa letteratura.
In tal caso mi è sembrato di rileggere il grande meridionalista siciliano Napoleone Colajanni, che in un suo discorso parlamentare nel 1896 fece notare ad un antropologo lombrosiano, Alfredo Niceforo, nato a Castiglione di Sicilia, che anche lui faceva parte di quella razza maledetta.
Nei confronti di questi soggetti, obnubilati dalla troppa presunzione, che nella lingua siciliana sono definiti “viddani arrinisciuti”, evidenzio due post, individuati su Facebook, di Enzo Ciconte e di Valentina Spata:

(Enzo Ciconte)
“Vorrei ricordare ai tanti meridionali che abitano al Nord e al Sud e che sono giustamente indignati per le parole di Feltri che ha definito inferiori i meridionali, che Salvini e Meloni avevano proposto proprio Feltri come presidente della Repubblica al posto di Mattarella.
Vorrei ricordare a tutti questi che il modo giusto per essere indignati con Feltri è quello di non votare, nè al Nord nè tanto meno al Sud, per la Lega o Fratelli d'Italia altrimenti dareste ragione a Feltri che vi definisce inferiori”

(Valentina Spata)
“In questi giorni si è alzato un polverone sulle parole dell'on. Librandi di Italia Viva che ha definito i meridionali "africani bianchi".
Non so per quale motivo Librandi ha sentito l'esigenza di trovare una definizione ai meridionali. So per certo, però, che io non mi sono offesa.
Sono nata nella Provincia più a sud d'Italia che viene chiamata "Africa Bianca" e mi sento un poco africana.
La storia della Sicilia e del meridione in generale, checché se ne dica, è fortemente legata a quella dell'Africa.
La Sicilia fu terra di conquista da parte dei Vandali, degli Ostrogoti, dei Bizantini, degli Arabi che dopo secoli ne ripristinarono l'indipendenza istituendo l'Emirato di Sicilia, dei Normanni che fondarono poi il Regno di Sicilia e tanti altri ancora.
Se penso a Marsala, bellissima città dove mi trovo oggi per lavoro, mi viene in mente che da qui iniziò l'occupazione della Sicilia da parte dei musulmani.
Il primo emiro siciliano fu nominato per conto dei Fatimidi d'Egitto e riuscì a creare l'Emirato di Sicilia che aveva una flotta ed un esercito tra i più temuti in Europa e nell'area del Mediterraneo.
La storia ci insegna che di emiri, sultani e califfi ne abbiamo avuto più di quanto possiamo immaginare. Insomma, si dice che abbiamo trascorso più tempo con i fratelli africani che con gli amici europei e continentali.
Non è un caso che la Sicilia era considerata la terra promessa di Maometto.
La Sicilia, come l'Africa, è stata ed è una cerniera per i popoli del Mediterraneo e le loro culture. Una sedimentazione di bellezza con un sole abbacinante. Una vegetazione meravigliosa e polvere di terra africana che si solleva da terra quando lo scirocco soffia indolente. Pensate che la terra rossa dell'Africa, in alcuni periodi dell'anno, arriva sul balcone di casa mia. Una magia unica, trovarsi un po' di Africa a casa anche se poi togliere la polvere non è così semplice.
La Sicilia è una terra che è stata descritta come dura e primitiva ma anche allegra e festosa, dove gli abitanti parlano con tono forte e rapido e per frasi fatte e proverbi, dove le dicerie possono segnare intere generazioni e i titoli, anche se decaduti, hanno ancora un valore evocativo di superiorità. Esattamente come in Africa.
Se dovessi dire a chi assomiglio di più, non avrei dubbi sul dire che ho molto in comune con gli africani.
Gli europei sono composti, parlano a voce bassa, sono calmi, hanno una carnagione chiara. Io sono scomposta, spettinata, parlo a voce altissima, gesticolo, sono nera, con il sole la mia pelle diventa color ambra.
Insomma, io come la Sicilia ho una vocazione africana che si muove sempre verso sud. Per cui, posso solo dire a Librandi che mi ha fatto un grande complimento chiamandomi bianca africana. Perché in fondo sono più bianca di loro ma con dentro un ricco spirito africano”.


Foto © Imagoeconomica

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