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“È in gioco l’anima di un Paese”

Le parole scritte, "macabre nella loro veridicità", dai magistrati italiani "su questo 'omicidio di Stato' consumatosi lungo il Nilo impongono al Governo italiano una reazione significativa. Non ci sono più scuse. Qui non è in gioco l'Eni o una commessa mancata. È in gioco l'anima di un Paese". A dirlo in un lungo e approfondito articolo su Tpi è Alessandro Di Battista, intervenendo con parole durissime sul caso Giulio Regeni, chiedendo che venga fatta verità e giustizia. "Conoscere la verità su un connazionale assassinato è un diritto. Un diritto che, come tutti i diritti, ha un costo. Un costo che è anche un investimento. Un investimento nella costruzione di un'identità nazionale ancora troppo carente - scrive Di Battista - Un investimento sulla credibilità delle nostre Istituzioni. Oltretutto un atteggiamento duro (duro non significa stupido, significa duro e basta) sarà un deterrente per il futuro. Non si vendono armi ad un regime ostile. E va trovato il modo di rendere questa decisione una decisione europea. Perché Regeni era un cittadino europeo e perché, se l'UE fa orecchie da mercante di fronte ad una vicenda così spregevole, significa che non si affrancherà mai dagli interessi particolari o dalla sudditanza a Washington". Di Battista si è soffermato anche sull'onorificenza assegnata dalla Francia e che tanto ha fatto discutere. "Quattro giorni fa, nelle stesse ore in cui i pm di Roma stavano finendo di scrivere l'atto di chiusura delle indagini sull'assassinio di Giulio Regeni, all'Eliseo di Parigi, Macron conferiva ad al-Sisi la Grande Croce della Legion d'Onore della République, la più alta onorificenza della Francia, una decorazione che, tra l'altro, viene spesso assegnata ai difensori dei diritti umani o della libertà di stampa. Sarà stata una svista, una volgare caduta di stile, un'ipocrita prassi istituzionale, oppure una scelta precisa e ponderata. Oppure tutte queste cose insieme. La Francia, nonostante voglia far credere il contrario, si è macchiata ripetutamente, negli ultimi 80 anni, di violazioni dei diritti umani”.

Foto © Imagoeconomica

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