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Speriamo sia di buon auspicio questa coincidenza di date: il fatto che il deposito della conclusione delle indagini sul sequestro, le torture e l'omicidio di Giulio sia avvenuto proprio il 10 dicembre, anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ci lascia ben sperare.
E noi non abbiamo mai smesso di sperare né di lottare.
Nel preambolo della dichiarazione viene sancito che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà della giustizia e della pace nel mondo».
Noi, come Giulio, nell'indivisibiltà e nella non negoziabilità dei diritti fondamentali abbiamo sempre creduto.
Oggi è una giornata importante, è una tappa ma non certo ancora un traguardo.
Oggi viene ricostruita e messa "nero su bianco" una parte di quella verità che pretendiamo e ricerchiamo da cinque anni. Oggi sappiamo i nomi di alcuni dei responsabili del sequestro, sevizie e uccisione di Giulio. Vogliamo riscriverli qui perché sappiano che non avranno pace finché noi non avremo giustizia:

1) Generale Tariq Sabir, Generale presso il Dipartimento di Sicurezza Nazionale (National Security), nato nel 1963, documento di identificazione militare nr. 291/1984/19;

2) Colonnello Uhsam Helmi, già in forza alla Direzione di Sicurezza Nazionale (National Security), nato nel 1968, documento di identificazione militare nr. 270/1990;

3) Maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, nato in Egitto il 9.7.1984, in servizio presso la Sicurezza Nazionale (National Security);

4) Colonnello Athar Kamel Mohamed Ibrahim, già Capo delle Investigazioni Giudiziarie del Cairo, nato nel 1968, documento di identificazione militare nr. 5/89;

Oggi diventano di dominio pubblico i dettagli racappriccianti di tutto il male del mondo che i suoi persecutori hanno riversato su Giulio.
Oggi possiamo leggere nelle carte processuali che Giulio è stato pedinato, fotografato, controllato (persino a casa sua, persino dai suoi amici) per settimane, prima di essere preso e abbattuto.
Oggi conosciamo la rete che lo ha intrappolato e i depistaggi che sono seguiti alla sua uccisione.
Oggi tutti possono capire che chi ha spiato e fatto spiare Giulio, chi lo ha pedinato e videoripreso di nascosto, chi è entrato nella sua stanza, chi ha infierito su di lui fino a togliergli la vita, chi ha gettato via il suo corpo seviziato e seminudo, chi ha depistato le indagini per 5 anni arrivando persino ad uccidere 5 innocenti per poi attribuire loro le responsabilità dell'omicidio di Giulio; tutti questi innumerevoli attori della polizia segreta, appartengono ad una moltitudine feroce e ben organizzata, al soldo del paranoico regime egiziano, tragicamente avvezzo alle sparizioni forzate e alle torture.
Per questo oggi non si può ignorare l'evidente responsabilità dello governo egiziano che ha istruito, pagato e coperto quella moltitudine feroce.
Chi oggi potrà ancora dirsi amico di un regime capace di uccidere e depistare nell'assoluta arrogante impunità? Un regime che neppure si dà pena di rispondere alla rogatoria di 20 mesi fa della nostra procura?
Per questo chiediamo, sostenuti dalle carte processuali, che il nostro ambasciatore al Cairo, incapace persino di recuperare gli indirizzi degli indagati, venga immediatamente richiamato per consultazioni, perché un Paese che ritiene la giustizia un bene alienabile, barattabile con petrolio e altri affari, è un Paese in cui nessun cittadino può sentirsi sicuro né libero.
Oggi i nostri avvocati e consulenti dell'Ecrf (coalizione per i diritti e le libertà egiziana) che continuano a pagare prezzi altissimi per cercare insieme a noi verità e giustizia, ci hanno scritto: «In fin dei conti se riescono a farla franca con l'omicidio di Giulio possono farla franca con qualsiasi cosa. Proteggete la verità».
Questo chiediamo da cittadini a chi ci governa: proteggete la verità, non ostacolate la giustizia, tutelate i diritti che sono sanciti come inviolabili. Non solo per Giulio, ma per tutti noi.

Tratto da: La Stampa del 11 Dicembre 2020

Foto © Imagoeconomica

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