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di Giuseppe Lumia
Il Coronavirus ha messo realmente in ginocchio anche l’Europa. L’Italia con altri 8 Paesi, divenuti poi 14, del peso di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Slovenia ha avanzato con forza la proposta di emissione di titoli europei per evitare che, oltre al drammatico danno alla salute, possa essere arrecato un vulnus altrettanto irreparabile all’economia e, a seguire, alla dimensione sociale, come ha ammonito Jacques Delors.

Tuttavia, la Germania, l’Olanda, l’Austria, la Finlandia e altri Paesi del nord Europa, coinvolgendo in malo modo la Presidente Ursula von der Leyen, si sono messi di traverso di fronte all’ipotesi di emissione di Eurobond o Coronabond che dir si voglia per rilanciare da subito l’economia alla stregua di quello che vogliono fare la Cina, la Russia, gli Stati Uniti d’America.

Siamo giunti così a un bivio, è ormai chiaro a tutti: o l’Europa si trasforma o il suo declino sarà inesorabile.

Chiariamo subito che l’Europa non è l’Unione Europea attuale. L’Europa è e deve rimanere un grande valore; l’Unione Europea è invece un assetto particolare di governance che sta facendo acqua da tutte le parti.

Chiariamo, già che ci siamo, un altro aspetto: l’Unione Europea è in crisi non perché ha costruito un potere al di sopra dei singoli Paesi che la compongono, come talvolta si presuppone, ma al contrario perché gli Stati membri hanno continuato a guidare l’Europa. In sostanza, abbiamo un’Unione Europea non a base comunitaria ma a base Intergovernativa e Confederale, quindi fondata sullo strapotere degli Stati-Nazione, secondo la vecchia logica del ‘vinca il più forte’, che in questo caso è la Germania, mentre su altri gravi problemi sono di volta in volta altri Paesi. Mai in questi ultimi anni ha prevalso l’Europa Unita che dovrebbe guidare in modo paritetico la vita dei singoli Paesi.

Tre scenari allora abbiamo di fronte.

1. Lasciare l’Unione Europea nel suo attuale assetto Confederale e Intergovernativo, che impedisce strutturalmente qualunque cammino realmente Unitario e Federale. Il suo declino sarebbe certamente inesorabile, esponendo il futuro europeo a esiti incerti e rischiosissimi.

2. Prendere atto che l’Unione Europea ha fallito e regredire ai vecchi e logori Stati-Nazione, che è facile prevedere passerebbero il tempo ad azzuffarsi tra loro, per essere ad uno ad uno spazzati via nel tempo della globalizzazione dalla forza micidiale della Cina, della Russia, degli Stati Uniti d’America.

3. Mettere mano alla soluzione più evoluta possibile: chiedere ai Paesi disponibili un passo avanti per promuovere una soluzione progressiva verso gli Stati Uniti d’Europa, con un assetto Federale alla cui base stanno i Cittadini e le Comunità Locali e, al vertice, un Governo e un Parlamento realmente unitari.

Solo la scelta della terza soluzione, quella degli Stati Uniti d’Europa, per la sua conformazione decisionale e partecipativa, può farci uscire da questa crisi di portata storica senza impoverirci, dividerci e uccidere l’idea stessa di Europa.

L’Italia? Siamo giustamente molto arrabbiati, per le porte in faccia che ci hanno sbattuto all’inizio della diffusione del micidiale virus. Ha fatto bene il Governo Italiano con Giuseppe Conte in testa e il pieno sostegno del Presidente Sergio Mattarella ad avanzare una proposta forte per realizzare gli Eurobond, di cui tanto si parla, e toglierci finalmente dal collo il cappio del debito pubblico, che danneggia non solo l’Italia e gli altri Paesi con elevato debito pubblico ma un po’ tutta l’Europa. Solo in questo modo potrebbe decollare una forma di sviluppo sostenibile ambientalmente e socialmente.

Ma va inoltre abbattuto sul serio il muro del “Patto di Stabilità” europeo e così intervenire in modo massiccio sulla crisi economica interna che colpisce tutti i Paesi. Così pure è necessario che l’intervento del Fondo “Salva-Stati”, il MES, sia l’occasione non per strangolare e teleguidare i singoli Paesi in crisi, come è avvenuto per la Grecia, ma per trasformare le varie crisi in opportunità di rilancio, di lavoro e di benessere soprattutto per i ceti medio-bassi.

Nel nostro Paese però la discussione è aperta e l’indignazione contro l’Europa monta.

Vediamo allora quali sono i 3 scenari con i quali fare i conti.

A. L’Italia fa per sé e rompe con l’Unione Europea. È facile prevedere il disastro, se dovessimo imboccare questa soluzione: non avremmo una reale libertà di autodeterminazione, perché l’Italietta potrebbe scegliere solo se essere colonia marginale della Russia o degli Stati Uniti d’America o addirittura della Cina.

B. Restare in mezzo al guado e aspettare tempi migliori. Questa soluzione ci porterebbe a bussare alle porte dell’Unione Europea per cercare di ottenere il massimo, ma alla fine resteremmo schiacciati all’interno dei vincoli che ci verranno imposti, finendo per dividerci tra chi continuerebbe a gridare alla luna e chi si limiterebbe a mugugnare o chinare la testa.

C. Riprendere l’energia europeista di Ventotene e metterci alla guida, come abbiamo fatto in questi giorni, del gruppo di Paesi intenzionati a chiedere un’altra Europa, con un obiettivo chiaro, forte, riconoscibile e collaudato: la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Rabbia e indignazione, quindi, devono lasciare il passo alla consapevolezza che solo una progettualità alta e lucida rende realmente liberi e capaci, una volta imparata la lezione del Coronavirus, di preparare il futuro nostro e dell’umanità a una cooperazione più giusta e più sostenibile.

Tratto da: statiunitieuropa.com

Foto © Imagoeconomica

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