Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

di Davide Lorenzano
In risposta ad una interrogazione presentata al Bundestag, la scorsa estate il governo tedesco ha confermato che la ‘ndrangheta è il gruppo criminale italiano più numeroso in Germania con un numero di affiliati tra 800 e 1000. Eppure, nell’ordinamento giuridico tedesco non esiste il reato di associazione di tipo mafioso. Ma nel contrasto a queste organizzazioni criminali, il problema principale è la mancanza di una legislazione antimafia, uniforme ed efficace, a livello europeo: un vuoto sfruttato dalle mafie che facilita ogni affare. E nel frattempo, le 'ndrine hanno messo radici in tutti i continenti.

“Le organizzazioni criminali non sembrano essere una priorità dell’Unione europea” ha osservato Filippo Spiezia, vice presidente di Eurojust (l’agenzia per il coordinamento tra le autorità giudiziarie degli Stati membri al fine di rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità) dal tavolo di discussione “Mafias: a european problem” tenutosi ieri a Bruxelles presso il Parlamento europeo, a cui hanno partecipato rappresentanti di Europol, parlamentari e funzionari europei, ma anche magistrati come Uwe Muhlhoff, procuratore di Duisburg, ed esperti come Antonio Nicaso, professore alla Queen's University di Kingston. Un’assemblea per richiamare l’Europa a dotarsi di quegli strumenti legislativi idonei a combattere le mafie che stanno uccidendo l’economia legale e la democrazia.

“Occorre subito una normativa che contempli la transnazionalità come dato, comprendere cioè cosa fanno i gruppi criminali organizzati sul territorio europeo, quindi aggravare il trattamento sanzionatorio” è l’imbeccata del magistrato in forza all’Eurojust, poi l’accalorata denuncia: “Quest’anno il bilancio operativo del nostro organismo ammonta a 41 milioni di euro. Per l'anno a venire, invece, la proposta della Commissione europea è di ridurlo a 33 milioni di euro: questo significa che possiamo chiudere le porte. Come magistrato e in nome degli stessi valori su cui è fondata l’Unione europea, non posso accettare che rappresentanti della Commissione, che per la prima volta siedono al Collegio dell’Eurojust, sostengano questa proposta”.

“Oggi tutte le mafie italiane sono attive in Germania come emerge in alcune ordinanze di custodia cautelare” aggiunge Sabrina Pignedoli, giornalista ed europarlamentare del Movimento 5 Stelle nonché promotrice del congresso. “La mafia oggi guarda soprattutto all’Est con l’obiettivo di mettere le mani sulla ricca fetta dei fondi europei, in particolare quelli agricoli. In Slovacchia per esempio le indagini sulla morte del giornalista Jan Kuciak hanno fatto emergere frodi ai fondi europei organizzate da personaggi vicini alla ‘ndrangheta” completa Pignedoli che è anche membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Tra gli intervenuti anche il Presidente della Commissione parlamentare antimafia italiana Nicola Morra: “Ci sono Paesi fra i 26 attuali membri dell’Unione europea, come Cipro o Malta, che beneficiano dei capitali di origine criminale che poi vengono riciclati nelle loro economie attraverso forme raffinate e immorali di riciclaggio” e cita uno stralcio dall’intercettazione dell’indagine “Infinito” del 2010, pubblicato nel volume inchiesta di recente pubblicazione della stessa Pignedoli “Le mafie sulle macerie del muro di Berlino” (con Ambra Montanari, Diarkos, 2019): “Il mondo si divide in due: ciò che è Calabria e ciò che lo diventerà”.

“Sono stato di recente in missione negli Stati Uniti. Non rivelo alcun segreto di ufficio nel dire che gli investigatori statunitensi sono sempre più preoccupati dalla straordinaria capacità di fare squadra che si sta disvelando fra esponenti della ‘ndrangheta, che inizialmente era presente soltanto in Canada, e i discendenti delle famose cinque famiglie che a New York hanno imposto il primato di Cosa nostra” ha riferito il Presidente dell’antimafia, che completa: “Se vogliamo combattere e sconfiggere questo pericolo per l’intera democrazia dobbiamo iniziare a seguire un po’ meno il Festival di Sanremo e a ragionare più seriamente di questi problemi”.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy