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di AMDuemila
L’ex killer di Cosa nostra chiede una legge per non concedere permessi premio ai boss irriducibili. E attacca Strasburgo “Cosa ne sa della mafia?"

"Queste persone si stanno facendo l’ergastolo, mi riferisco a Bagarella, Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella. Io ho paura perché lo so che Bagarella si è fatto 24 anni di carcere al 41-bis e non ha pensato ad altro che a me. Come Nino Mangano. Come gli altri. Non c’è stata una notte che non hanno pensato a me. Io li ho fatti arrestare. Se uno come Bagarella sa che deve uscire in permesso, si organizza prima e prepara non uno ma sei omicidi”. E’ tormentato Pasquale Di Filippo, ex killer di Cosa nostra oggi pentito, e ieri ha deciso di telefonare alla redazione de "Il Fatto Quotidiano" per condividere le proprie preoccupazioni in merito alla possibilità che i capi mafia che ha fatto arrestare dal 1995 (anno del suo percorso di collaborazione con la giustizia) possano ricevere permessi premio e uscire dalla patrie galere con le sentenze della Corte Europea e della Corte Costituzionale. Di Filippo è certo che questi personaggi, Bagarella su tutti, una volta in libertà gliela faranno pagare cara. Dopo le stragi “non avevano finito. Era pronto un missile da lanciare contro il Tribunale di Palermo. Non fosse stato per me - ha detto al giornalista Marco Lillo - mi creda, Bagarella avrebbe ucciso molti giudici e pure giornalisti. Non aveva più niente da perdere”. “Lei però è protetto” gli ha fatto notare Lillo al telefono, “vero - ha risposto il pentito - Ma io so che Bagarella e altri come Graviano hanno sempre avuto agganci con soggetti strani che gli raccontano le cose. Con quelle amicizie un domani mi potrebbero trovare. Mi dice come facevano a sapere che Falcone doveva partire a quell’ora con l’aereo da Roma?”. Da qui la richiesta di Di Filippo allo Stato di fare una legge che constringa i boss irriducibili a rimanere dietro le sbarre. “Lo Stato italiano finora è stato serio e ha dimostrato di essere capace di sconfiggere la mafia. - ha spiegato il pentito - Perché per me la mafia 'pesante', quella capace di fare le stragi, non c’è più. Io chiedo di stare attenti e di esaminare le conseguenze delle sentenze. Chiedo di fare una legge che impedisca a un boss non pentito di uscire”. Per Di Filippo infatti non c’è alcuna possibilità che quei capi mafia che ha fatto rinchiudere possano redimersi o cambiare. “Uno che non si è pentito vuol dire che fa parte ancora di Cosa Nostra e gli pagano gli avvocati e gli mantengono la famiglia. - ha sottolineato - Come fa la Corte di Strasburgo a pensare che si riabiliti solo perché in carcere fa il bravo? Bagarella e gli altri si sarebbero rieducati in carcere? - ha chiosato con un tono di ironia - Ma di cosa stiamo parlando? Vogliamo davvero dargli il permesso di uscire perché ce lo dice Strasburgo? Ma cosa ne sa Strasburgo della mafia? Strasburgo si è documentata su queste persone? Come fa uno che ha ammazzato Falcone e Borsellino e i bambini a essersi rieducato? I giudici di Strasburgo non hanno avuto rispetto dei morti: di Falcone, di Borsellino, dei bambini. Non hanno avuto rispetto di niente. Come fanno loro a dire che Bagarella è rieducabile”. In questo senso il pentito ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Io sono sicuro che se il presidente Sergio Mattarella fosse stato lì non avrebbe mai firmato una sentenza del genere. Il presidente è palermitano, sa cos’è la mafia perché gli ha ucciso il fratello. Io gli chiedo di non fare mai passare questa legge”. Altrimenti, ha affermato, “io me ne andrei dall’Italia perché qui mi troverebbero”.

Foto © Letizia Battaglia

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