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di Gianluca Roselli - Intervista
Anna Vinci, amica e biografa dell’Anselmi: “Era della stessa pasta di Falcone e Borsellino

Il più importante insegnamento che Tina Anselmi mi ha lasciato è la forza, la coerenza, lo stare esattamente dove si vuole essere. La decisione della Rai di dedicarle un film per la tv mi riempie di gioia”. Anna Vinci, giornalista e scrittrice, è stata una delle persone più vicine a Tina Anselmi negli ultimi anni della sua vita. A lei ha dedicato due libri: la biografia Tina Anselmi. Storia di una passione politica e La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi. Libri da cui è stato tratto il soggetto per la sceneggiatura (firmata da Monica Zappelli) per un film tv prodotto da Bibi film di Angelo Barbagallo per Rai Fiction, che andrà in onda nella prossima stagione televisiva.

Ieri Tina Anselmi avrebbe compiuto 92 anni (è scomparsa nel 2016). È stata partigiana, democristiana, prima donna ministro e presidente della commissione sulla P2.
Tutta la sua vita è importante. Anche quando, da ministro della Sanità, diede il via libera, da cattolica, alla legge sull’interruzione di gravidanza, dopo il referendum. Ma l’esperienza più importante, quella che le ha cambiato la vita, resta l’inchiesta sulla P2.

Su questo lei ha scritto un libro, basato sui suoi diari. Come ne parlava, Tina Anselmi, di quella vicenda?
Diceva: “Non mi hanno ammazzata perché credevano che, come donna, non sarei andata fino in fondo”. E invece ci è riuscita. Mentre nella sua esperienza partigiana il nemico era chiaro, visibile, con la P2 - diceva - il nemico era più pericoloso perché subdolo, nascosto tra le pieghe dello Stato. Quando nel 1985 venne eletto al Quirinale Francesco Cossiga, disse: “Sarà la pietra tombale sulla ricerca della verità”.

Gelli tentò di incontrarla.
Sì, le chiese un incontro nel 2014, e lei rifiutò, tramite sua sorella.

Come definirebbe Tina Anselmi?
Un’eroina borghese. Era della stessa pasta di Ambrosoli, Falcone, Borsellino, Nino Di Matteo. Di quelli che, quando incrociano la storia, se ne fanno carico. Era una cattolica democratica, un soldato della Dc, e si piegò alle direttive di partito anche quando decisero di non trattare con le Br per la liberazione di Aldo Moro. Per lei, morotea, fu un dolore enorme.

Era di Castelfranco Veneto, il Veneto bianco e contadino del dopoguerra.
Era di origini popolari, ma al tempo stesso aveva una cultura politica raffinatissima. Ed era bella, di una bellezza forte e autentica. Mi diceva: “Guarda che io sono signorina per scelta, non per forza…”. Ebbe un grande amore che poi morì, per questo non si sposò mai.

Come stava Tina Anselmi nell’Italia di oggi?
Non credeva ai Masaniello, a quelli che si ergono a salvatori in nome del popolo. Non le piacevano le scelte politiche fatte per assecondare gli elettori. Un politico, secondo lei, deve fare anche scelte impopolari, non guardare alle elezioni. Ma non esprimeva giudizi, non ne aveva bisogno: la sua storia parlava per lei. Credeva molto, però, nella saggezza dei giovani.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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