“Meloni, Macron e Merz hanno legato le loro poltrone a una guerra che non potrebbero mai vincere”
“L’Unione europea continua a investire nella guerra in Ucraina per alimentarla dall’esterno il più possibile. Eppure, è debolissima. Sul piano militare, l’Unione europea è una nullità rispetto alla Russia. Sul piano economico è un colosso, ma le mancano le risorse essenziali per una guerra esistenziale: gas e petrolio. Inoltre, l’Unione europea non può difendersi dai missili più avanzati della Russia. Di più: la Russia ha 5500 testate nucleari mentre l’Unione europea ne ha soltanto 290, quelle della Francia (che userebbe soltanto per se stessa)”. A scriverlo, su Il Fatto Quotidiano, è il prof. AlessandroOrsini, sociologo ed esperto di terrorismo. “Come se non bastasse - ha sottolineato - i cittadini dell’Unione europea non vogliono combattere alcuna guerra. Gli ucraini, sebbene abbiano subito un’invasione, hanno perso la motivazione per la battaglia e scappano all’estero. Figuriamoci quale voglia di morire al fronte possano avere i 27 popoli dell’Unione europea invasi da nessuno”. Secondo Orsini “la voglia di combattere una guerra tra i cittadini dell’Unione europea è pari a zero. Tutti i cittadini dell’Unione europea sanno che la guerra con la Russia è una guerra per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato: non è una guerra nata dai bisogni dei popoli; è una guerra nata dagli errori delle élite politiche, alimentata dagli interessi dei corrotti che si arricchiscono sulla pelle dei caduti”. Per Alessandro Orsini qualora l’Europa riuscisse a realizzare il piano di riarmo da 800miliardi di euro, le probabilità che questa “vinca una guerra contro la Russia sono bassissime, o forse inesistenti. Per causare una frattura insanabile tra il governo Meloni e gli italiani, alla Russia basterebbe lanciare cento missili su Roma. Meloni sarebbe politicamente morta al primo lampione fulminato sulla Tuscolana. Crosetto verrebbe odiato come Mussolini a San Lorenzo, il 19 luglio 1943. Di contro, se l’Unione europea lanciasse cento missili su Mosca, l’ardore dei russi aumenterebbe come quello dei romani contro i sanniti di Gaio Ponzio dopo le forche caudine.”
“Anziché disperarsi - commenta Orsini - i russi pretenderebbero da Putin una risposta nucleare definitiva. Le bombe dell’Unione europea contro la Russia aumenterebbero la voglia di combattere dei russi e il loro odio nei confronti di Bruxelles. I russi hanno paura di convivere con la Nato in Ucraina; gli europei non hanno alcuna paura di vivere con l’Ucraina fuori dalla Nato. In caso di guerra con la Russia, l’Unione europea sarebbe svantaggiata da un numero smisurato di fattori. Se le cose stanno così, com’è possibile che i principali leader dell’Unione europea siano così determinati a proseguire la guerra contro la Russia? Perché hanno eliminato la garanzia che l’Ucraina non entrerà nella Nato dal loro piano di pace?” Le ragioni principali sono due, secondo il sociologo.
“La prima è che i leader europei, accettando le condizioni del vincitore, dovrebbero riconoscere la propria sconfitta e rimanere in carica, delegittimati. La seconda ragione è che la guerra in Ucraina serve all’Unione europea a rilanciare la propria economia attraverso l’industria militare. I principali governi europei, Meloni, Macron e Merz, possono accettare un cessate il fuoco in Ucraina, ma non possono accettare che la guerra in Ucraina sparisca dall’orizzonte umano come pericolo potenziale. Per questo motivo, hanno bisogno di un trattato di pace che lasci irrisolti i problemi principali. Hanno bisogno di lasciare aperte le porte della Nato all’Ucraina, affinché gli europei vivano sempre nella paura di una ripresa della guerra con la Russia. Meloni, Macron e Merz - conclude il professore - hanno legato le loro poltrone a una guerra che non potrebbero mai vincere”.
Foto © Imagoeconomica
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