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Ormai, dopo le fanfare meloniane per l’ergastolano Chico Forti, vale tutto. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, magistrato in aspettativa, riceve a Palazzo Chigi l’ex generale Mario Mori, indagato dalla Procura fiorentina per le stragi politico-mafiose del 1993 a Firenze, Milano e Roma. Poi, non contento, appena si viene a sapere dell’ incredibile udienza, dirama una nota per rivendicarla e aggiungere senza pudore: “Conosco Mori da oltre 25 anni, ne ho sempre apprezzato la lucidità di analisi e la capacità operativa, nei vari ruoli che ha ricoperto, in particolare alla guida dei Ros e del Sisde (soprattutto quando trattò con Riina tramite Ciancimino, non perquisì il covo di Riina e non arrestò Provenzano che il confidente Ilardo gli aveva servito su un piatto d’argento, ndr). Gli ho manifestato per un verso vicinanza di fronte alle contestazioni che gli vengono rivolte…; per altro verso sconcerto, nonostante che decenni di giudizi abbiano già dimostrato l’assoluta infondatezza di certe accuse (che non c’entrano nulla con la nuova indagine, ndr)”.
Alla gara d’impudenza non poteva mancare il ministro della Difesa Guido Crosetto: “È stata aperta una nuova indagine contro il Gen. Mario Mori, per le stragi mafiose del 1993. Del 1993!! Stragi mafiose!! Non ci si poteva accontentare di avergli reso la vita un calvario per decenni; non si poteva accettare il fatto che fosse stato assolto… No, occorreva dimostrare che chi sfida il potere di alcuni, chi non si inchina alle logiche della casta, deve essere distrutto… Queste cose non dovrebbero accadere, nelle democrazie… Sono atti che si vedono nelle autocrazie, sono la dimostrazione che la legge non è uguale per tutti”. L’unica dimostrazione che la legge non è uguale per tutti è proprio negli sgangherati, eversivi deliri di due pezzi grossi del governo che – come gli autocrati – calpestano la separazione dei poteri, intimidiscono i magistrati che indagano a rischio della vita sui retroscena indicibili delle stragi del 1993 (sì: il delitto di strage non si prescrive mai, per fortuna) e s’improvvisano difensori d’ufficio (anzi di casta: quella vera) di un indagato per accuse gravissime di cui non sanno nulla. Che Crosetto, passato dal mercato delle armi alla Difesa senza fare un plissé, ignori le basi dello Stato di diritto ormai è cosa arcinota. Ma che li ignori anche il giudice Mantovano dà il segno dell’abisso tutto berlusconiano in cui il governo Meloni ci sta trascinando. Decidono lorsignori chi va indagato e chi no: l’azione penale dinanzi a una notizia di reato, obbligatoria contro i cittadini comuni, noi paria, non vale contro i bramini della casta e i loro amichetti. Un giorno, forse, scopriremo che cosa sapevano per avere così tanta paura.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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