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Il dibattito da asilo nido sulle manifestazioni pacifiste impone di ritoccare così la battuta di Churchill: “Gli italiani parlano delle guerre come fossero partite di calcio, e delle partite di calcio come fossero guerre”. Gli scemi di guerra che marciano da fermi contro le marce per la pace sono così accecati dalla loro propaganda da non accorgersi che gli spiriti guida made in Usa li stanno scavalcando, avendo scoperto che armare Kiev fino alla vittoria finale non ha senso: quando un paese senza atomica incontra un paese con l’atomica, quello senza atomica è un paese morto. E, al posto della vittoria finale di uno, c’è la disfatta tombale di tutti. Ma vallo a spiegare ai signorini grandi firme che trattano chi vuole la conferenza di pace da anima bella o da putiniano prezzolato. Mentre governi e stampa di mezzo mondo s’interrogano su come finire la guerra dopo 225 giorni di stragi e crisi globale, questi geni sono fermi ai mantra del 24 febbraio: Putin è l’aggressore, con lui non si tratta. Strano: nella storia tutti i negoziati che interruppero guerre in corso si fecero con gli aggressori (e con chi se no?). E non partirono dalla pretesa che si ritirassero, ma dal cessate il fuoco bilaterale: il ritiro arriva dopo l’accordo, non prima della trattativa.
Poi ci sono quelli, come il famoso storico Paolo Mieli, che non si limitano a respingere l’idea stessa di negoziato. Ma non si capacitano neppure che qualcuno lo voglia, salvo nascondere qualcosa di losco: o i rubli di Mosca, o la prava volontà di alcuni pidini di “gettarsi fra le braccia del M5S” (Mieli), o le trame di “Conte ‘pacifista’ per invadere il Pd” (Giornale), insomma “la sfida per la leadership della sinistra tra grillismo e Pd” (Franco, Corriere), complici “alcune associazioni cattoliche” (così Franco chiama il Papa) che si fanno “usare dal Cremlino”. Fortuna che BaioLetta, con l’agile mossa del “sit-in all’ambasciata russa”, “brucia Conte e unisce il Pd” (Rep). Noi danziamo sull’orlo della catastrofe nucleare e quelli si occupano di chi ce l’ha più lungo fra Conte e Letta. Non riescono proprio a concepire che nessun essere senziente voglia finire brasato da un’atomica per difendere russofoni e russofili del Donbass dai russi con cui vogliono tornare e restituirli agli ucraini con cui non vogliono aver nulla a che fare. Non capiscono neppure che i sit-in all’ambasciata russa sono giusti ma inutili, perché Putin se ne infischia. Invece i cortei per un negoziato internazionale sono utilissimi, perché si appellano ai governi europei: o prendete l’iniziativa o perdete consensi. Finirà che ci penserà Biden, spiazzando i suoi servi volontari, che correranno a pavesarsi di bandiere arcobaleno con l’aria dei pacifisti antemarcia. O ficcheranno anche lui nella lista dei putiniani.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica

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