Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

È uno scandalo che un governo controlli delle televisioni, perché poi i giornalisti parlano tutti a favore del governo. E contagiano anche quelli che non lavorano per le tv del governo. Infatti il Foglio, la voce dei padroni e dunque anche del governo (tanto non lo legge nessuno e non deve neppure nascondere i messaggi in codice negli annunci commerciali, come fanno le spie), annuncia trionfante la buona novella: “Ecco la nuova Rai. In un documento del governo le prossime ‘linee guida’. È la fine dei talk. Pronti nuovi volti tv”. Avete capito bene: si parla della nuova Rai, non del nuovo Sputnik o della nuova Russia Today. E il governo che decide le linee guida, la fine dei talk e i nuovi volti non è quello di Putin, ma quello di Draghi. Pare infatti che il premier, immobilizzato dal Covid a Città della Pieve, abbia visto qualche talk Rai – anzi, l’unico sopravvissuto in prima serata alle purghe berlusconiane e renziane: CartaBianca - e abbia scoperto con orrore che fa parlare anche chi critica il governo. Si dirà: embè, che problema c’è, son cose che càpitano nelle democrazie liberali? Ingenui: nelle democrazie liberali sono le tv che controllano i governi, non viceversa. Qui il governo controlla le tre tv principali. Come in Russia.
Dunque Dragov detta “la bussola strategica” di cosa deve e soprattutto non deve fare la Rai in “una riga destinata a modificare i palinsesti… a cura del ministero dello Sviluppo Economico” dell’apposito Giorgettov. Testuale: “Si rafforza l’offerta dei contenuti di approfondimento giornalistico”. Perbacco. “Il governo Draghi si immagina la Rai così” in “13 pagine di ambizioni e sfide che l’ad Fuortes deve vincere” e “Palazzo Chigi si offre” gentilmente di “aiutarlo nel compito”. E come si “rafforza l’approfondimento giornalistico”? Facendo “meno talk show”, cioè meno approfondimento giornalistico. Anzi ancora meno, visto che già oggi la Rai, diversamente da La7 e Rete4 che ne hanno quattro-cinque in prima serata, ha solo CartaBianca. L’ideona di Draghi e quindi di Fuortes è chiudere pure CartaBianca con quei brutti ospiti che criticano il governo e non garbano al Pd. Tipo Orsini, che continua a parlare anche senza contratto né compenso. Quindi le linee guida sono una: via la Berlinguer che, siccome fa ascolti record insidiando o superando DiMartedì, verrà parcheggiata “in una striscia pomeridiana”. Invece, ça va sans dire, “sono confermati Vespa e Annunziata” e nasce l’attesissima “striscia di 10 minuti di Marco Damilano” (200 mila euro l’anno): “come la vecchia Cartolina di Barbato”, ma senza Barbato. Così Draghi, dovesse mai ribeccarsi il Covid (ma il Green Pass non immunizzava dai contagi?), potrà riaccendere la tv senza brutte sorprese. Mica è Putin, lui.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 7 Maggio 2022

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy