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Il fondatore di Libera denuncia lo stallo politico belligerante e applaude Papa Francesco per i suoi interventi contro la guerra

Che passare da 68 a 104 milioni di spesa giornaliera in tempo di crisi economica è una scelta antistorica e immorale. Né può valere il richiamarsi all’accordo siglato nel 2014 dai Paesi della Nato. Gli accordi devono tenere conto della mutazione delle condizioni storiche e sociali, nonché della necessità, dopo la pandemia, di mutare la gerarchia delle priorità”. A dirlo è don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, intervistato da Il Fatto Quotidiano sull’aumento delle spese militari fino al 2% PIL, come previsto dalle disposizioni NATO per i paesi membri dell’Alleanza Atlantica, stabilito dal Parlamento qualche settimana fa a seguito della guerra drammatica in Ucraina. Don Ciotti ritiene che l’Ue “poteva muoversi prima” nell’intervento politico a sostegno dell’Ucraina. “L’Ue è stata troppo debole o condiscendente con tutte quelle forme di sovranismo e populismo che preparano il campo ad azioni di forza, dentro e fuori dai confini di uno Stato”, ha spiegato. “Politiche della potenza e prepotenza incompatibili con l’assetto democratico che l’Europa ha voluto darsi dopo la Seconda guerra mondiale. Ma qui ha contato anche l’asservimento del mondo occidentale alla dittatura del profitto: per pure ragioni d’interesse economico sono stati siglati negli anni affari con nazioni che negano i diritti umani, sociali, civili”. Ad ogni modo, secondo il sacerdote, “non è rimasta altra via che il dialogo e il negoziato a oltranza, ammesso e non concesso che ci sia la volontà o almeno l’interesse di farlo”. Ma attualmente non sembra essere questa, a detta di Ciotti, la strategia adottata dalle parti.
Attualmente “non si parla di pace, perché la pace non è frutto di discorsi ma di concrete scelte e azioni politiche. Pace significa giustizia sociale e diritti fondamentali garantiti a ogni latitudine. Senza quella base la pace sarà sempre solo tregua, intervallo tra guerre”, ha affermato. Riguardo agli investimenti da distribuire alla Difesa, anche Papa Francesco, padre della Cristianità con il quale don Ciotti ha un legame di stima profonda e amicizia, ha espresso dura condanna alla politica. “Il Papa ha fatto bene a scuotere coscienze in troppi casi assopite, accomodanti o accomodate su presunte certezze. Del resto è quello, l’unico conflitto da alimentare: quello che scuote nell’intimo le nostre coscienze rendendoci vigili, presenti, partecipi. Nella consapevolezza che situazioni drammatiche come questa non ammettono scorciatoie: la soluzione va trovata costruendo le condizioni della pace, a partire da un unico imperativo morale: impedire che si continui a uccidere”, ha affermato il fondatore del Gruppo Abele. “Il papa cerca di esercitare il suo enorme ascendente morale, la sua indiscussa autorevolezza. Mi chiedo quanto questo possa influire su un quadro politico dominato dal principio amorale della forza e da quello cinico dell’utile”, ha aggiunto. “Ciononostante i suoi gesti continuano a scuotere le coscienze, come quello di scegliere che siano una donna ucraina e una russa, Irina e Albina, a portare la Croce nella Via Crucis”. Sempre parlando della guerra, Don Ciotti teme che le conseguenze della guerra saranno “enormi”. “Socialmente si farà spazio l’idea che anche i conflitti sociali possano essere affrontati con la forza. Economicamente aumenterà il divario tra i pochi sempre più ricchi e i molti sempre più poveri”, ha concluso. E in tutto ciò il sacerdote che da quasi 30 anni si occupa di denunciare le mafie, ha ricordato che sono le mafie a trarre “enormi profitti dalle situazioni di crisi o di guerra”.

Foto © Davide de Bari

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