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Il docente universitario presente come ospite a 'Piazzapulita'

Il processo di costruzione sociale della menzogna, il sistema internazionale, il rapporto tra uno Stato satellite e una superpotenza. Sono stati questi gli argomenti trattati dal docente universitario in Sociologia del terrorismo Alessandro Orsini giovedì al programma 'PiazzaPulita’ in onda su ‘La7’ condotto da Corrado Formigli. La puntata ha visto la presenza anche del vice segretario generale della NATO Mircea Geoană, del direttore di 'Libero' Alessandro Sallusti, del direttore di 'Avvenire' Marco Tarquinio e dell'ambasciatore Riccardo Sessa.
Come purtroppo accade sempre più di frequente nel nostro Paese chi cerca di portare una visione dei fatti, in merito alla guerra tra Ucraina e Russia, diversa dalla corrente ufficiale viene prima bollato come 'filo - putiniano' e poi invitato a 'farsi un giro in Russia' per 'vedere come si vive sotto una dittatura'. Stessa prassi è avvenuta anche giovedì sera.
Orsini, accusato di "deliri narcisistici" da Sallusti, ha cercato di spiegare che "se non fermiamo l'espansione della Nato avremmo altre guerre". Il docente, per illustrare questo concetto ha ripreso due episodi storici: "2 - 4 aprile 2008 in Romania a Bucarest c'è stato il summit fondamentale della Nato. In quell'occasione Putin venne invitato come osservatore e la Nato disse di accogliere il desiderio dell'Ucraina e della Georgia di entrare nella Nato. Agosto 2008: la Russia invade la Georgia e dice: 'non la Nato nella Georgia, perché questo è il confine nazionale della Russia. Io Russia non vengo a prendermi paesi che sono confinanti con gli Stati Uniti'. Quindi il problema è assolutamente la Nato" ha detto il docente ribadendo che "i Paesi che stanno sostenendo l'Ucraina si coordinano segretamente attraverso la Nato. È la Nato che è dentro questa brutta storia". "Se vogliamo capire quello che sta succedendo - ha continuato - dobbiamo capire che l'Italia sta agli Stati Uniti come la Bielorussia sta alla Russia. Cioè vuol dire che il sistema internazionale è fatto di parti interconnesse dove ci sono delle superpotenze e degli Stati satelliti. Agli stati satelliti come l'Italia è concessa una autonomia relativa in campo economico e in campo culturale ma non è concessa alcuna autonomia nel campo della sicurezza internazionale perché in Italia ci sono 13 mila soldati americani 120 basi della NATO, circa 20 basi della NATO segrete. Quindi siamo intorno a 140 basi".

La manipolazione dell'informazione
"Quindi in questo momento cosa accade? - ha chiesto il docente - Che l'interesse nazionale dell'Italia" è "coincidente con quello degli Stati Uniti" ma "mentre la prosecuzione di questa guerra fa bene agli Stati Uniti, distruggerà l'economia italiana. Questo il governo italiano non lo può dire perché rispetto agli Stati Uniti è un Paese satellite". Rispondendo alle domande del giornalista Formigli, Orsini ha commentato anche il concetto di “guerra lampo” dicendo che “è una menzogna della Nato”. Putin, ha ribadito, "non ha mai pensato di fare una guerra lampo" perché se "62 milioni di italiani hanno qui dentro un micro chip che gli dice 'guerra lampo' paragonano quello che sta accadendo sul territorio con il concetto di guerra lampo e di conseguenza l'impressione che noi abbiamo e che Putin stia sempre perdendo".
"Noi dobbiamo capire che siamo tutti dentro la propaganda - ha continuato - e i miei colleghi in Russia lottano contro la propaganda di Putin. Io sento il dovere morale di sostenere i miei colleghi russi perché noi in Italia siamo pieni di propaganda".
Altro scenario che ci stanno offrendo i media mainstream è quello di un esercito russo ormai allo stremo e indebolito. Tuttavia Orsini ha affermato che “i documenti americani più autorevoli ci dicono che la Russia ha un esercito iper - all'avanguardia. Non lo dico io. La Russia sta, per una propria scelta, utilizzando queste armi di basso livello. Quindi è già propaganda Nato dire che l'esercito russo non ha un esercito all'avanguardia. Su alcune tecnologie è anche più avanzato di quello Americano" come nel caso dei missili ipersonici. Concludendo il docente ha detto che per porre fine al conflitto “bisogna fare più cose contemporaneamente tra cui quella di non dare più armi all'Ucraina. Anche perché i vertici del Pentagono e la Casa Bianca hanno detto che" gli Ucraini "hanno armi a sufficienza per contrapporsi all'invasione Russa”.

Si vis pacem, para bellum
Per il direttore di 'Avvenire' Marco Tarquinio usare le armi al fine di assicurare la pace è un tipo di "logica che ha insanguinato il '900 e che inizia ad insanguinare il ventesimo secolo" della "Georgia e soprattutto per quanto riguarda l'Europa, da otto anni, con la guerra in Ucraina".  "Quello che mi terrorizza - ha detto - di questi discorsi, come cittadino d'Europa e come cittadino italiano e che stiamo creando comunque una premessa per una guerra di lunga durata". Tarquinio ha anche detto di non credere e di non fidarsi dei diplomatici e delle alleanze militari, per due motivi: "non credo a quello che hanno fatto i diplomatici perché alla guerra siamo arrivati e sul tavolo della trattativa ci sono gli stessi elementi negoziali che c'erano prima che scoppiassero le ostilità. E non mi fido delle alleanze militari perché in questi anni dall'inizio del secolo, dal primo decennio di questo secolo, ho visto progressivamente innescare crisi a ripetizione e decidere selettivamente quando intervenire e quando non intervenire".

Risposte alle polemiche dei giorni scorsi
"È sfiancante, ma provo ugualmente ad arginare". "A 'Carta Bianca' non ho detto che voglio che i bambini vivano sotto una dittatura. Questo è assolutamente falso. Ho detto che preferisco che i bambini vivano in una dittatura piuttosto che sotto le bombe per esportare la democrazia occidentale. Ho poi aggiunto che un bambino può essere felice sotto una dittatura, ma non può esserlo sotto le bombe. In sintesi, preferisco che i bambini vivano in democrazia. Ma se l’alternativa è tra le bombe democratiche sulla testa dei bambini e la dittatura, che però assicura la pace sociale, preferisco, per i bambini e non per me, la dittatura". Sono state queste le parole di Alessandro Orsini dopo la polemica nata in seguito al suo intervento nel corso del talk show condotto da Bianca Berlinguer su Rai3. "Questo non toglie che sarei pronto a combattere per difendere la democrazia italiana. Certi salti logici sono soltanto distorsioni e strumentalizzazioni. Il fatto che non voglia la guerra per i bambini siriani non implica logicamente che non sarei disposto a battermi per difendere la democrazia contro un invasore o che io non apprezzi i partigiani italiani che hanno combattuto contro il nazi-fascismo", ha concluso il professore.
Frasi "riprovevoli, assolutamente in condivisibili, di cui il professor Orsini si assume naturalmente la responsabilità", ha tuonato il direttore di Rai3, Franco Di Mare, prendendo le distanze. Nei giorni Di Mare scorsi era intervenuto, d'intesa con l'ad Carlo Fuortes, decidendo di non dare seguito al contratto di Orsini: una scelta che aveva provocato il disappunto della giornalista Berlinguer: "Trovo, come dire? bizzarro che il direttore di una rete della Rai prenda le distanze da una trasmissione della stessa rete perché non condivide le opinioni espresse, all'interno di un dibattito plurale, da uno degli ospiti. Opinioni, per altro, contestate assai efficacemente da altri presenti in studio. E trovo ancora più eccentrico che le idee del direttore di rete sulla concezione del pluralismo e sulle sue regole vengano comunicate a un'agenzia di stampa, senza che, ancora una volta, la stessa conduttrice sia stata consultata in merito".
(Prima pubblicazione: 8 Aprile 2022)

VIDEO Riguarda la puntata: la7.it/piazzapulita

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