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Il caso dell'omicidio del giovane poliziotto e della moglie, nel 1989, è stato risolto solo recentemente dalle indagini della procura generale di Palermo. Indagini che arrivano grazie all'impegno dei genitori di Agostino: Vincenzo e sua moglie Augusta Schiera hanno ingaggiato una straordinaria battaglia di verità alla quale è dedicato un docufilm di Alessandro Colizzi dal titolo 'Io lo so chi siete', scritto da Silvia Cossu e prodotto da Massimiliano La Pegna per Film Deadalus e Moviheart. Il 21 marzo, giornata dell’Impegno e della Memoria di Libera, la pellicola esce nelle sale cinematografiche distribuito da Mescalito Film. Verrà presentato a Roma nel giorno dell'uscita (Cinema Farsene), a Milano (Cinema Anteo il 24 marzo).

Il 5 agosto del 1989 era un sabato. Un fine settimana qualunque di una normale estate rovente in Sicilia. A Villagrazia di Carini, una frazione sul mare in provincia di Palermo, la spiaggia è ancora piena di gente. Nino Agostino è un poliziotto di 28 anni. E’ un uomo felice: poche settimane prima ha sposato la sua fidanzata, Ida Castelluccio, che di anni non ne ha ancora compiuto venti. La coppia è già in attesa di un bambino: Ida, infatti, ha appena scoperto di essere incinta. Con la famiglia di Nino, i due giovani parleranno anche di questo. Sono andati a trovarli nella casetta sul mare che gli Agostino abitano d’estate per comunicare la lieta notizia e per mostrare agli amici di famiglia le foto della cerimonia. E’ una giornata come tante. All’improvviso, però, cambia per sempre: Nino e Ida non sono ancora entrati in casa quando dal nulla spuntano due uomini in motocicletta. Sono armati: cominciano a sparare e abbattono Nino. Ida si volta, guarda suo marito colpito a morte, fissa i due killer e urla: “Io lo so chi siete”. Quelli si fermano e sparano pure a lei. I genitori di Nino accorrono subito ma è troppo tardi, il figlio muore tra le braccia del padre, Ida poco dopo, nel tragitto che la porta in ospedale. Inizia una girandola di bugie e depistaggi per impedire che si scoprano gli autori del delitto. Ma soprattutto che venga a galla il movente. Quella del caso Agostino è una storia in cui niente è come appare: C’erano i buoni che in realtà erano cattivi. E poi c’erano i cattivi che erano pure peggio. In mezzo c’era lui: un comune poliziotto che lavorava al servizio Volanti del commissariato San Lorenzo di Palermo. Apparentemente Nino Agostino si occupava di posti di blocco e contravvenzioni. In realtà dava la caccia al latitanti.

Ma è solo grazie all’impegno del padre di Nino, Vincenzo Agostino, se oggi conosciamo questa storia. Insiema alla moglie Augusta Schiera ingaggiano una straordinaria battaglia di verità alla quale è dedicato un docufilm di Alessandro Colizzi dal titolo ‘Io lo so chi siete‘, scritto da Silvia Cossu e prodotto da Massimiliano La Pegna per Film Deadalus e Moviheart. Il 21 marzo, giornata dell’Impegno e della Memoria di Libera, la pellicola esce nelle sale cinematografiche distribuito da Mescalito Film. Verrà presentato a Roma nel giorno dell’uscita (Cinema Farsene), a Milano (Cinema Anteo il 24 marzo) Firenze (cinema Stensen), Trieste, Torino, Ravenna, Ferarra, Ascoli, Napoli e Palermo (il 23 al cinema Rouge ed Noir). Il documentario è una straordinaria testimonianza sul significato della Memoria: intrecciando la storia del delitto, attraverso ricostruzioni e interviste, alla esperienza personale e pubblica di Vincenzo e della sua famiglia comprendiamo che le vittime della violenza mafiosa, le vittime di ogni sopruso, possono uscire dal loro dolore ritrovando una propria dimensione nell’azione per la verità. La Memoria è dunque Resistenza, è un atto politico che ci fa uscire dalla solitudine ritrovando la sfera politica dei fatti. Vincenzo Agostino, con i suoi ottantaquattro anni, un corpo enorme, barba e capelli lunghi, mai tagliati dal giorno in cui uccisero suo figlio e sua nuora in segno di protesta contro chi voleva insabbiare quel duplice omicidio, interpreta quel senso della Memoria. La sua battaglia ha innanzitutto impedito il silenzio giudiziario: è finalmente in corso un processo davanti alla Corte di assise presieduta da Sergio Gulotta. Imputati sono il boss Gaetano Scotto, accusato di duplice omicidio aggravato, e Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento. E’ stao già condannato in rito abbreviato il super boss Nino Madonia.

doc io lo so chi siete agostino verticaleLa testimonianza attiva di Vincenzo, accompagnata dalla ‘difesa militante’ dell’avvocato Fabio Repici, non è servita solo a far partire un processo che restituisce alla famiglia un po’ di verità e serenità, ma ha contribuito e consegnare alla collettività anche una consapevolezza importante su come funzionavano all’epoca le cose in Italia. Per arrivarci è servito la procura generale di Palermo, guidata da Roberto Scarpinato, insieme al sostituto Luigi Patronaggio, avocasse l’inchiesta su quel duplice omicidio. I pm titolari del fascicolo, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, infatti, avevano chiesto l’archiviazione del caso ritenendo che a carico dei due indagati, i boss Antonino Madonia e Gaetano Scotto, non ci fossero elementi tali da poter portare a un rinvio a giudizio. Scarpinato ha riaperto l’inchiesta che rappresenta una sorta di eredità della sua vita da magistrato, ormai in pensione.

Il caso Agostino è una sorta di puzzle da ricomporre: in anni di indagini sono emersi nuovi pezzi che andavano messi al loro posto. Per esempio: perché qualcuno fece sparire da casa sua gli attrezzi da pesca? Nino teneva in tasca un biglietto nel quale aveva scritto che se gli fosse accaduto qualcosa avrebbero dovuto guardare in casa, tra le sue carte. Quelle carte vennero sottratte, in modo da cancellare ogni prova. Eppure faceva il poliziotto. Come mai al Commissariato di San Lorenzo, dove era in servizio, sembrava che nessuno volesse curarsi della sua morte violenta? Addirittura “non è rimasta nessuna traccia del suo passaggio, nessun atto, documento, ordine di servizio, neanche il fascicolo professionale”, ha detto il funzionario di polizia Luca Salvemini, reggente del commissariato tra il 2016 e il 2017 quando è stato chiamato a testimoniare. A cosa era dovuta questa volontà di dimenticare la storia di Agostino? E dire che al suo funerale andò persino Giovanni Falcone. “Io a questo ragazzo gli devo la vita”, disse il magistrato al suo amico commissario Saverio Montalbano, presente pure lui al funerale. Che significa quella frase? Quegli attrezzi da pesca avevano a che fare l’Addaura, la tentata strage alla villa di Falcone? Qualcuno tentò di giocare sporchissimo accusando proprio Nino e Emanuele Piazza, un suo giovane collega che era stato autista di Gianni De Gennaro prima di passare al Sisde e quindi scomparire nel nulla, di aver preso parte all’attentato: una infamia ribaltata dalle ricostruzioni successive dalle quali è emerso che i due giovani, comprendendo il pericolo in corso, fecero un sopralluogo arrivando dal mare verso gli scogli dove era stato piazzato il borsone con l’ordigno, che però non era innescato. Perché è stato ucciso dunque Nino Agostino? Lo scrive il gup di Palermo Alfredo Montalto nelle motivazioni della sentenza con cui nel 2021 ha condannato all’ergastolo il boss Madonia, processato con l’abbreviato. Qeel duplice omicidio è avvenuto perché Agostino dava la caccia ai boss latitanti su “sollecitazione dei servizi segreti“. E poi “come emerge dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia”, anche a causa delle interlocuzioni tra la mafia siciliana e gli apparati istituzionali. Il giovane agente, infatti, aveva scoperto le frequentazioni di boss mafiosi come Madonia con “esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza” tra cui l’ex dirigente della Squadra mobile Bruno Contrada, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma anche l’ex questore Arnaldo La Barbera e il poliziotto Giovanni Aiello, detto “faccia da mostro”. Il caso Agostino, dunque, è una storia riflessa sugli specchi: buoni che sembrano cattivi e cattivi che vengono spacciati per buoni. Una storia che non avremmo scoperto senza la forza di Vincenzo Agostino che da più di trent’anni chiede la verità sulla morte del figlio. E di questa battaglia per la verità che parla “Io lo so chi siete”.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

PROCESSO omicidio ''Nino Agostino e Ida Castelluccio''

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