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Dopo Di Matteo anche lui audito in Commissione Giustizia: "Posta in gioco altissima"

Antonio Balsamo, Presidente del Tribunale di Palermo, ex componente del consiglio generale della Fondazione Falcone, è stato sentito questa mattina dalla Commissione Giustizia della Camera, impegnata in alcune audizioni dopo la prima approvazione di un testo base sulla riforma dell’ergastolo ostativo. 
Una legge in discussione a seguito dei pronunciamenti della Corte Costituzionale che ha dato un anno di tempo, fino al 10 maggio, al Parlamento per intervenire.
La Consulta infatti aveva stabilito di “rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022, per consentire al legislatore gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi”.
Balsamo, in collaborazione con Fabio Fiorentin, uno dei magistrati più esperti in Italia in materia di ordinamento penitenziario, ha elaborato diverse proposte, intervenendo per conto della Fondazione Falcone, di fronte al "pericolo gravissimo" di un intervento che la stessa Corte Costituzionale ha definito come "demolitorio" e che "potrebbe porre seriamente a rischio la sicurezza collettiva". 
"La posta in gioco è altissima - ha detto Balsamo con chiarezza - Dopo che lo Stato ha vinto tante battaglie nella lotta alla mafia, non possiamo perdere la guerra". Infatti "sarebbe incomprensibile per i cittadini una situazione paradossale per cui, negli stessi giorni in cui tutto il Paese e tutta la comunità internazionale sono uniti nel commosso ricordo delle vittime della strage di Capaci, venisse compiuta la demolizione di un impianto normativo fortemente voluto da Giovanni Falcone e venisse aperta la strada alla scarcerazione di coloro che hanno voluto, e attuato, questa vera e propria scena di guerra, questo attentato terroristico finalizzato a mettere lo Stato in ginocchio, e non hanno poi mostrato il minimo segno di autentico ravvedimento; e neppure il minimo rispetto per le vittime, per il loro dolore ed il loro bisogno di verità".

Secondo il Presidente del Tribunale di Palermo va cercato un equilibrio tra il "diritto alla speranza", di dare anche agli autori di reati più gravi la possibilità di riscattarsi per gli errori commessi, ed il "diritto di verità".
Il testo unificato che viene discusso, secondo Balsamo, può essere migliorato per alcuni profili. Tra questi il "riferimento all'integrale adempimento delle obbligazioni civili e delle riparazioni pecuniarie derivante dal reato o l'assoluta impossibilità di questo adempimento". "Alla luce della mia esperienza - ha detto - segnalo che questo parametro, per quanto valido in astratto, sarebbe privo di ogni significato concreto. Praticamente tutti i maggiori boss mafiosi risultano ufficialmente nullatenenti. Per loro sarebbe facilissimo dimostrare l'impossibilità dell'adempimento delle obbligazioni civili e delle riparazioni pecuniarie. Quindi credo che il parametro possa essere sostituito con un altro più ricco sul piano morale e concreto: con la realizzazione di iniziative a favore delle vittime, sia nelle forme risarcitorie che nella giustizia riparativa ed il contributo efficace alla realizzazione del diritto alla verità, spettante alle vittime, ai loro familiari e all'intera collettività, sui fatti che costituiscono gravi violazioni dei diritti fondamentali". Nelle possibilità prospettate da Balsamo "se si vuole prendere sul serio il diritto alla speranza occorre valorizzarne le potenzialità sul piano della giustizia ripartiva anche nella realizzazione del diritto alla verità. Un impegno che non resta limitato alla collaborazione con la giustizia. Si pensi al contributo che potrebbe essere dato alle attività delle Commissioni parlamentari di inchiesta, anche nei casi in cui non è più possibile instaurare alcun processo penale perché gli autori dei reati non sono più in vita. E' qualcosa di più ampio del concetto di collaborazione impossibile o inesigibile".
Come Di Matteo, Balsamo ha segnalato l'elemento per cui la modifica all'articolo 176 terzo comma non abbia una particolare efficacia nel momento in cui "non può operare per i reati commessi in passato, ma per quelli commessi in futuro" e perché "la maggior parte dei boss mafiosi sono stati arrestati oltre trent'anni o quasi trent'anni fa e che non hanno perso affatto la loro pericolosità ed il loro radicamento territoriale". 
Balsamo, dunque, ha evidenziato come "la Giurisprudenza Europea abbia comunque sottolineato con forza la necessità di tutelare la sicurezza della collettività e delle persone più deboli, contro ogni pericolo derivante dalla collaborazione di detenuti protagonisti di un ravvedimento soltanto apparente". Un altro punto toccato ha poi riguardato il tema delle collaborazioni con la giustizia, "da incentivare in positivo", o il possibile utilizzo di strumenti per evitare che le persone ammesse alla liberazione condizionale frequentino soggetti o luoghi che comporterebbero un serio rischio di ripresa di comportamenti criminali. In precedenza è anche intervenuto Massimiliano Masucci, professore di diritto penale presso l’Università Roma Tre.

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