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De Pasquale era il direttore della Biblioteca nazionale di Roma, quando erano stati usati toni di esaltazione della figura di Pino Rauti in occasione del versamento delle carte del fondatore di Ordine nuovo. Il premier ha deciso di non rimuoverlo dal vertice dell'Archivio di Stato ma non sarà comunque lui a occuparsi della desecretazione delle carte sulle stragi, così come avevano chiesto i familiari delle vittime guidati da Bolognesi

Non si sono arresi e l’hanno spuntata. I familiari delle vittime delle stragi, guidati da Paolo Bolognesi, hanno incontrato oggi il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha trovato una soluzione alla questione nata dalla nomina di Andrea De Pasquale a capo dell’Archivio centrale dello Stato: non sarà lui a sovraintendere il Comitato per la desecretazione degli atti riguardanti le stragi ma direttamente la presidenza del Consiglio.
Draghi ha così superato la controversia: De Pasquale era il direttore della Biblioteca nazionale di Roma, quando erano stati usati toni di esaltazione della figura di Pino Rauti in occasione del versamento delle carte del fondatore di Ordine nuovo, uno dei gruppi neofascisti maggiormente implicati nelle stragi. In particolare la Biblioteca si limitò a riproporre il comunicato dai toni agiografici diffuso dalla Fondazione Rauti e dalla famiglia senza alcuna contestualizzazione che spiegasse il ruolo di Rauti all’interno del neofascismo italiano. Per questo motivo i familiari delle vittime, e con loro molti studiosi, non lo volevano con guida del gruppo di lavoro impegnato nell’operazione di desecretazione di tutte le carte prodotte da ogni ente dello Stato, riguardanti la storia più occulta e non svelata: un lavoro niente affatto burocratico.
Dunque De Pasquale rimarrà al vertice dell’Archivio di Stato ma non si occuperà – contrariamente a come era previsto in origine – della desecretazione delle carte sulle stragi. Si dirà che si è trattato di una soluzione astuta per far contenti tutti ma non è così. Draghi si è impegnato molto durante l’incontro nel quale erano presenti Manlio Milani, Carlo Arnoldi e Daria Bonfietti (associazioni vittime di Brescia, Piazza Fontana e Ustica) e Ilaria Moroni, instancabile direttrice dell’Archivio Flamigni, la quale si dice molto colpita dalle frasi non di circostanza del Presidente del Consiglio: “Ha detto parole importanti: che un paese che non fa chiarezza sulla propria storia non è un paese dove lui vuole vivere e che sente il peso dell’assenza di verità e poi che, visto il suo ruolo, farà di tutto per contribuire alla conoscenza dei fatti. Francamente mi ha molto colpito, magari davvero si riuscirò a capire che il problema non è solo nostro o dei familiari delle vittime. La verità è un problema del Paese”. Sarà ora Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi, a presiedere il comitato: la desecretazione delle carte sulle stragi, dunque, sarà curata direttamente dalla presidenza del consiglio.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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